Dacia Maraini, una vita di amori e successi

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Dacia Maraini, una vita di amori e successi

Il solo Dio nel quale credo è quello dei naviganti.

Dacia Maraini

Dacia Maraini, una vita di amori e successiRicorre oggi 13 novembre la nascita di Dacia Maraini (Fiesole, classe 1936), autrice di romanzi, racconti, opere teatrali, poesie, narrazioni autobiografiche e saggi – editi da Rizzoli e tradotti in venti Paesi. Maraini rappresenta al meglio quella schiera di intellettuali impegnati sul fronte della passione civile.

Acuta indagatrice dell’universo femminile, Dacia nel 1990 vince il premio Campiello con La lunga vita di Marianna Ucrìa, nel 1999 il premio Strega con Buio e nel 2012 il premio Campiello alla carriera. Premi che la consacrano alla notorietà anche all’estero affermando di fatto il tuo talento “universale”.

Esponente della “generazione degli anni Trenta”, Dacia Maraini è forse la scrittrice italiana più conosciuta e la più tradotta nel mondo. L’autrice nasce in provincia di Firenze nel 1936, dal famoso etnologo Fosco Maraini e dalla pittrice, Topazia Alliata. Impaziente di lasciare l’Italia fascista, Fosco Maraini chiede di essere trasferito in Giappone, dove vive con la sua famiglia tra il 1938 e il 1947. Dal 1943 al 1946 invece, la famiglia Maraini, insieme con altri italiani, viene internata in un campo di concentramento, per essersi rifiutata di riconoscere ufficialmente il governo militare giapponese, esperienza che verrà rievocata nella collezione di poesie Mangiami pure, del 1978, nella quale la scrittrice racconta delle atroci privazioni e sofferenze provate in quegli anni di terribile prigioni

Dopo essere rientrata in Italia nel 1956, insieme ad altri scrittori fonda la rivista letteraria Tempo della letteratura, corrispondendo al suo ingresso ufficiale nel mondo letterario nazionale: trasferendosi a Roma entra dunque in contatto con molti scrittori di rilievo e proprio nella Capitale incontra tra gli altri Alberto Moravia, che nel ’62 lascerà la moglie Elsa Morante per lei, dando vita ad un’unione scandalosa ed intellettuale.

Nel ’62 Dacia Maraini pubblica il suo primo romanzo, La vacanza, a cui succedono, L’età del malessere (1963) che vince il premio Formentor per opere inedite, Mio marito (1968), una collezione di racconti, e sette altri romanzi, di cui due sono diventati dei film.

Con Moravia
Con Moravia

Oltre al ruolo di scrittrice, la Maraini dedica un’ampia parentesi al teatro fondando nel 1967 con diversi gruppi sperimentali romani La Compagnia del Porcospino, nel 1969 il Teatro di Centocelle, e, nel 1973, la compagnia de La Maddalena, prima compagnia teatrale interamente femminile.

Quella di Dacia Maraini è sicuramente una carriera densa di riconoscimenti: dal 1967 ad oggi l’autrice ha scritto più di trenta opere teatrali, molte delle quali sono giunte anche oltreoceano. È inoltre autrice di saggi (Storia di Piera, 1980, in collaborazione con Piera Degli Esposti, Amata scrittura, 2000), raccolte di versi (Viaggiando con passo di volpe, 1991; Se amando troppo, 1998), opere teatrali (Il ricatto a teatro e altre commedie, 1970; Dialogo di una prostituta con un suo cliente, 1978; Stravaganza, 1987; Veronica, meretrice e scrittora, 1992; Fare teatro: 1966-2000, 2000, che raccoglie gran parte della sua opera teatrale) .

Esaminando il lungo percorso letterario della Maraini si evidenziano tre fasi distinte. Una prima, in cui la scrittura le permette di superare quel muro di ostracismo e l’alienazione che prova attraverso la descrizione e l’analisi delle vita di alcune donne. Una seconda, in cui inizia ad esprimere le sue ideologie e a sostenere il cambiamento politico e sociale. Ed una terza, infine, che riguarda ancora oggi la produzione della scrittrice, nella quale si è impegna a combattere le “certezze ideologiche, attraverso la realtà”. Tre fasi queste, che caratterizzano il suo credo e il suo valore politico che si esprime in molti racconti scritti fin dal periodo dell’adolescenza.

La sua ultima opera è La bambina e il sognatore (2015) edito da Rizzoli di cui pubblichiamo la sinossi:

Ci sono sogni capaci di metterci a nudo. Sono schegge impazzite, che ci svelano una realtà a cui è impossibile sottrarsi. Lo capisce appena apre gli occhi, il maestro Nani Sapienza: la bambina che lo ha visitato nel sonno non gli è apparsa per caso. Camminava nella nebbia con un’andatura da papera, come la sua Martina. Poi si è girata a mostrargli il viso ed è svanita, un cappottino rosso inghiottito da un vortice di uccelli bianchi. Ma non era, ne è certo, sua figlia, portata via anni prima da una malattia crudele e oggi ferita ancora viva sulla sua pelle di padre. E quando quella mattina la radio annuncia la scomparsa della piccola Lucia, uscita di casa con un cappotto rosso e mai più rientrata, Nani si convince di aver visto in sogno proprio lei. Le coincidenze non esistono, e in un attimo si fanno prova, indizio. È così che Nani contagia l’intera cittadina di S., immobile provincia italiana, con la sua ossessione per Lucia. E per primi i suoi alunni, una quarta elementare mai sazia dei racconti meravigliosi del maestro: è con la seduzione delle storie, motore del suo insegnamento, che accende la fantasia dei ragazzi e li porta a ragionare come e meglio dei grandi. Perché Nani sa essere insieme maestro e padre, e la ricerca di Lucia diventa presto una ricerca di sé, che lo costringerà a ridisegnare i confini di un passato incapace di lasciarsi dimenticare.

Sara Rotondi per MIfacciodiCultura

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