Alberto Lattuada, il cineasta sovversivo

0 1.850

Alberto Lattuada, il cineasta sovversivo

1Nato il 13 novembre 1914 a Vaprio d’Adda, un paese sul confine della provincia di Milano con quella di Bergamo, Alberto Lattuada è stato un vero e proprio cineasta ed intellettuale impegnato e poliedrico: cinematografaro, sceneggiatore, redattore, regista e uomo d’arte.

Il tratto sottile, per usare una metafora pittorica, è d’obbligo per descrivere questa figura chiave della cultura italiana, non solo per non dilungarsi eccessivamente, ma anche e soprattutto perché la figura di Lattuada è davvero troppo complessa per poter essere descritta esaustivamente in poche righe (chiarendo che personalmente penso sia impossibile in assoluto riassumere la vita di una persona, per quanto umile, all’interno di così poche battute).

Alberto Lattuada fu senza dubbio un uomo di cinema. La sua fama come regista e sceneggiatore non ha certo bisogno di ulteriori chiarimenti. Molti prima di me hanno affrontato questo tema in modi assai più rigorosi e scientifici. Lattuada dopotutto è stato uno dei maestri del cinema italiano, partecipando da protagonista a quel movimento che rese grande la cinematografia italiana dal dopoguerra in poi, anche oltre confine. Film come Il mulino del Po (1949), Anna (1951), Il cappotto (1952) hanno trasportato Lattuada nell’Olimpo del cinema italiano. La lupa (1953), tratto da un racconto di Verga, e La spiaggia (1954) lo hanno confermato come attento indagatore delle miserie e dei vizi della società italiana, travolta dal benessere del boom economico. 

Con Alberto Sordi
Con Alberto Sordi

Vorrei però proporre alla vostra attenzione un’immagine forse non troppo conosciuta del regista milanese. L’immagine di un uomo che ha seriamente intrapreso una battaglia, personale e pubblica, per la diffusione e l’affermazione del cinema come strumento espressivo e artistico. In anni in cui la settima arte faticava ancora ad essere riconosciuta come tale dagli accademici, Lattuada si prodigò per sdoganare in patria un cinema inteso come vera e propria forma d’arte, oltre all’aspetto spettacolare e ludico che lo rese famoso alla massa.

Grazie alla collaborazione di personaggi come Alberto Mondadori, figlio del famoso editore italiano, e Mario Monicelli mosse i primi passi già dall’età liceale nel campo dell’editoria, scrivendo in riviste dedicata all’arte. Collaborò come scenografo e assistente al colore in alcune produzioni, arrivando anche a svolgere il ruolo di ricercatore e conservatore di materiale filmico. Insieme a Gianni Comencini, fratello del regista Luigi, raccolse infatti numerose pellicole direttamente presso i distributori dell’epoca, che tendevano a disfarsi bruscamente del materiale non più commercializzabile, costituendo di fatto il primo archivio filmico di quella che diverrà con gli anni la Cineteca Italiana di Milano.

3Durante gli anni del fascismo si iscrisse ai GUF, gruppi universitari fascisti, potendo così continuare il proprio lavoro di promozione cinematografica, organizzando rassegne e retrospettive. Ora io qui non voglio offrire un giudizio morale sul fatto che Lattuada abbia o meno aderito al movimento fascista, rischiando anche di cadere nella semplicistica conclusione de il fine giustifica i mezzi. Quello che vorrei sottolineare è il fatto che, nonostante un clima fortemente restrittivo come quello del regime (anche se molti affermano che proprio grazie a tale costrizioni di censura siano nati gli escamotage migliori della storia dello spettacolo italiano), Lattuada si sia prodigato per diffondere con passione un mezzo espressivo moderno, sottovalutato e bistrattato dalla critica istituzionale. Arrivando anche a generare tumulti e reazioni da parte delle forze dell’ordine, come nel caso della retrospettiva sui film francesi in occasione della Triennale di Milano del 1940.

Il mio ritratto di Alberto Lattuada, scomparso a Orvieto il 3 luglio 2005, si conclude qui, con i militari che tentano di bloccare le proiezioni di film francesi, e gli amici intimi del giovani Lattuada che fuggono con le pellicole per evitare il sequestro. Spero che le mie parole vi abbiano incuriosito tanto da spingervi, per chi non lo avesse ancora fatto, a scoprire personalmente questa figura centrale della storia del cinema italiano, della nostra storia.

Damiano Sessa per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.