“Fotografica”: il nuovo festival fotografico di Bergamo

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Fotografica: il nuovo festival fotografico di Bergamo

logoFotografica è il nuovo festival di fotografia bergamasco: la manifestazione è appena nata ma subito vuole affermare il proprio carattere, dedicandosi a un tema non facile come quello dei migranti, prendendo quest’anno il titolo di OltreConfine, per raccontare le storie di chi ha intrapreso un viaggio che l’ha portato ad attraversare un confine naturale, il mare – che rappresenta però non un limite ma un sogno, una speranza.

A questo racconto sono chiamati i fotografi protagonisti della rassegna, nomi di levatura internazionale: Alessandro Penso, Giovanni Diffidenti, Fabrizio Villa, Monika Bulaj. Le loro opere sono presentate in due luoghi diversi ma ugualmente suggestivi: il Palazzo della Ragione e l’ex carcere di Sant’Agata, un luogo istituzionale e prestigioso il primo, più coinvolgente ed evocativo il secondo.

Diffidenti -The only thing left is cling to God
Diffidenti -The only thing left is cling to God

Al Palazzo della Ragione sono ospitate le fotografie di Alessandro Penso, raccolte nella mostra One Day (visitabile fino al 30 novembre), che raccontano il percorso lungo sei anni tra i migranti approdati in Europa. Le immagini che l’autore ci propone hanno una carica comunicativa notevole, non sono solo belle fotografie, sono soprattutto di grande impatto, sono didascalie di una situazione tragica che grazie a questo lavoro non potremo più ignorare. Credo sia questo lo scopo di una manifestazione come OltreConfine, dare la possibilità di conoscere la realtà in modo relativamente diretto, mediata solo dallo sguardo del fotografo: non si potranno più ignorare la dimensione e l’urgenza di quanto sta succedendo; serve anche a riaffermare l’umanità di ciascuno di noi e portarla a prevalere su ogni questione politica.

Cuore pulsante di One Day è una fotografia, posta nel punto focale della stanza, che ritrae una mamma che abbraccia il figlio, avvolgendosi in una coperta termica: subito questa immagine mi ha ricordato le molte Madonne con bambino della storia dell’arte; i riferimenti sono moltissimi, dalla coperta che sembra un mantello azzurro, tipico attributo della Madonna, fino agli ulivi dello sfondo, ma soprattutto l’espressione malinconica della madre, che teme – anche qui – per il destino del figlio. Ciò che contrasta rispetto l’iconografia classica è lo sguardo del bambino, che dal centro della fotografia fissa lo spettatore: racchiude speranza? O è piuttosto una provocazione? Lo sguardo di questo bambino ci scruta e ci lascia a contemplare le nostre responsabilità.

Altri percorsi fotografici hanno trovato ospitalità all’ex carcere di Sant’Agata (visitabili fino al 13 novembre), tra cui quello di Giovanni Diffidenti, diviso in due momenti: Libya off the wall, che racconta la situazione in Libia prima e dopo la Primavera Araba e The only thing left to do is cling to God, testimonianza della vita nei centri di detenzione libici tra giugno 2011 e novembre 2012. La seconda serie di fotografie la sento più vicina a ciò che cercavo in questa manifestazione: il reporter ci offre un altro tassello, un altro pezzetto di verità, che ci permette di afferrare la realtà di ciò che sta succedendo:

Il lavoro fotografico è stato fatto in sei diversi centri di detenzione (in due di questi mi sono recato più volte). Il mio obiettivo era raccontare l’assurda quotidianità di questi luoghi. Vista l’impossibilità di rimanere troppo a lungo a causa delle autorità che li gestiscono, ho deciso di raccontarla attraverso ritratti significativi scattati in diversi momenti. La documentazione è incominciata a gennaio 2012 e terminata a novembre.

penso-one-day
Penso – One day

Nella stessa location troviamo anche Io ti salverò di Fabrizio Villa, che racconta gli sbarchi in Sud Italia con scatti realizzati lo scorso agosto a bordo della nave della marina militare Cigara Fulgosi, e La prima Aurora di Simone Cerio, che ha documentato il viaggio di Ibrahim, arrivato in Sicilia dall’Eritrea con altri profughi grazie al sostegno di Emergency.

A latere di Fotografica troviamo anche il progetto Storie in Pausa, promosso da Caritas e Comunità Ruah in collaborazione con Ctrl, completamento naturale della mostra, nato per raccontare, attraverso blog e pagina Facebook, ciò che accade nel mondo dei centri di accoglienza in cui i migranti attendono, come “messi in pausa”.

A mio parere questa mostra raggiunge il difficile obiettivo di raccontare una situazione che tutti crediamo di conoscere dando nuove prospettive, senza fare una facile leva sui sentimenti di pietà: ogni fotografia è insieme descrizione e commento e ha la forza del realismo, ci porta a fare i conti con noi stessi, ma senza schiacciare sotto il peso di una colpa insolvibile, piuttosto spingendoci ad agire, a non perdere questa occasione.

Chiara Buratti per MIfacciodiCultura

2 Commenti
  1. Giovanni Diffidenti dice

    Grazie Chiara Buratti 🙂

  2. Chiara Buratti dice

    Grazie a lei Giovanni, è bello raccogliere pareri positivi dai protagonisti dei miei articoli, ancora complimenti!

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