Quel che gira “Attorno a Caravaggio”, tra ironia e polemiche

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Quel che gira Attorno a Caravaggio, tra ironia e polemiche

6810442-0173-593x443-2È stato presentato lunedì il terzo Dialogo, “format” creato da Brera che ciclicamente mette a confronto i quadri di un artista con quelli di un altro al quale sono legati: Attorno a Caravaggio – Una questione di attribuzione arriva dopo Raffaello e Perugino e il loro Sposalizio della Vergine e Andrea Mantega, e lo fa tra non poche polemiche.

Alla presentazione della mostra, che al pubblico sarà aperta da domani, il direttore di Brera James Bradburne, i critici d’arte Nicola Spinosa (curatore della mostra) e Philippe Daverio e i custodi della Pinacoteca, portavano appuntata sul bavero della giacca una spilletta gialla con un asterisco nero. No, niente a che vedere con la promozione di campagne benefiche, piuttosto la promozione di una certa sprezzante ironia. Ma andiamo con ordine.

caravaggio-pinacoteca-di-brera-358x400-1Recentemente Giovanni Agosti, facente parte del comitato scientifico della Pinacoteca di Brera, ha deciso di rassegnare le proprie dimissioni perché contrario all’autenticazione frettolosa del Giuditta e Oloferne presente in mostra  scoperto (?) pochi mesi fa in Francia e ancora  al vaglio degli studiosi. Infatti nella didascalia dell’opera, un asterisco ci segnala che il dipinto per ora è solo un’attribuzione  in forse al Caravaggio: ecco da dove prende spunto la spilletta gialla e nera.

Dato che l’attribuzione è una parte fondamentale della storia dell’arte, il modo migliore per verificare un’attribuzione è collocare i dipinti fianco a fianco, in un dialogo che offre una opportunità eccezionale sia. Un museo non si assume alcuna responsabilità in merito alle attribuzioni fornite dai prestatori, siano essi pubblici o privati.
La via dalla speculazione alla certezza è piena di dibattiti tra esperti già molto tempo prima che un’opera entri nel museo; e anche allora, una nuova ricerca può modificare un’attribuzione.

James Bradburne

100744b4516cdfd2caa8138a8c67c4e7_l-1Il quadro dialogherà con la versione de Cena di Emmaus di Caravaggio acquistata dalla pinacoteca 90 anni or sono, che dopo essere stata esposta in Giappone in questa annata di scambi culturali con il Sol Levante, rimarrà nella sua dimora per almeno 3 anni. Ecco dunque una possibilità di ricerca e confronto che per alcuni è speculazione nuda e cruda.

Ma chi ha ragione? Chi trova la mostra un esercizio di marketing o chi la considera un effettivo momento di indagine?

Dopotutto l’opera è molto ben eseguita e i dubbi su di essa si rincorrono, ma sono le tempistiche al centro del dibattito. Certo, Spinosa non ha dubbi: è un quadro del periodo napoletano di Caravaggio andato perduto nel corso del 1600. «Chi ha occhio lo vede, chi non ha occhio non vede, ovviamente», un commento lapidario e pungente che però non spiega abbastanza. Un’altra studiosa,  Mina Gregori, allieva di Longhi e massima esperta del Merisi, sostiene che quel Giuditta e Oloferne non sia del Maestro, andando ad alimentare incertezze e dubbi.

download-3In una girandola di commenti e di schieramenti, Attorno a Caravaggio – Una questione di attribuzione s’aveva da fare proprio in questo clima d’incertezza. L’accusa che viene spesso  mossa all’arte strettamente contemporanea è quella di essere puro marketing di un business che di artistico e culturale e non ha proprio niente: un ragionamento estremo ma che trova in parte conferma nel fatto che questo approccio si è diffuso a tutto il mondo dell’arte, a partire dal business delle mostre. Nomi sempre più importanti, polemiche, mostra blockbuster, pubblicità, inviti, uffici stampa sempre più attivi, fiumi di inchiostro e di bit “purché se ne parli: che Attorno a Caravaggio si inserisca in questo contesto? Non l’interesse, ma la curiosità muove gli spettatori è più viene alimentata più biglietti verranno staccati, in un processo tra il demoniaco e il diabolico.

Ma stiamo pur sempre parlando d’arte e si un quadro sul quale non si hanno certezze. E che se la Francia non oserà acquistate una volta attribuito, potrebbe farlo l’Italia per “soli” 120 milioni. La vicenda rimane aperta anche se la speranza è che ci sia l’impegno da parte di tutti di risolverla e non di sfruttare il dubbio per ingolosire il pubblico. Ma come sentenzia Spinosa «il dibattito resta aperto, tanto la verità non ce l’ha nessuno». Hanno tutti ragione, hanno tutti torto.

 

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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