Monet a Parma: “Quelle Ninfee che anticiparono l’Informale”

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Monet a Parma: Quelle Ninfee che anticiparono l’Informale

monet-quelle-ninfee-che-anticiparono-linformale-1Fino all’11 dicembre avete la possibilità di farvi affascinare dalla mostra Monet. Quelle Ninfee che anticiparono l’Informale che si svolge a Traversatolo di Parma alla Fondazione Magnani Rocca. Nella raffinata cornice della Villa dei Capolavori è possibile ammirare la bellezza di tre dipinti iconici dell’attività artistica del maestro francese, considerato il precursore di tanta pittura moderna.

Il percorso ha inizio con due opere in stretto dialogo tra loro: Falaises à Pourville, soleil levant, conservata presso la Fondazione, e Falaise du Petit Ailly à Varengeville, proveniente dalla collezione Tanzi. Entrambi i capolavori, realizzati dal vero, hanno come elemento centrale l’alba che illumina di rosa le scogliere a strapiombo nel mare, e l’acqua  che con i suoi colori costituisce il mezzo riflettente per eccellenza.

Proseguendo in questa direzione, il lavoro di Monet si concentra sullo studio della rifrazione della luce che lo conduce alla ripetizione di un medesimo soggetto colto in diversi momenti e condizioni atmosferiche giungendo alla realizzazione, nell’ultimo trentennio della sua vita, della sequenza delle Ninfee.

Falaises à Pourville, soleil levant
Falaises à Pourville, soleil levant

Per tal motivo egli si trasferisce a  Giverny dove dà forma alla terza opera esposta ovvero  Le Bassin des Nympheas. La tela, proveniente dal Denver Art Museum, costituisce il punto di svolta di Monet in quanto avviene il passaggio dalla pittura paesaggistica a una nuova pittura decorativa. Proprio questa tela fa del padre dell’impressionismo il precursore dell’informale per quest’opera di astrazione in cui i contorni diventano sempre più sbiaditi e il confine tra soggetto ed oggetto diviene più labile, creando un unicum di colore che dà ancora di più l’impressione di un attimo fuggevole e mai più ripetibile.

Nell’osservazione delle tre tele emerge come il filo conduttore della mostra sia l’acqua con tutte le sue rifrazioni della luce: che sia quella del mare su cui si affacciano le falesie della Normandia o la superficie degli stagni  di Giverny sul quale galleggiano le ninfee. Fondamentale resta lo studio e la ricerca profonda delle modulazioni e delle cromie della luce generate dai riflessi sull’acqua. Un modo diverso di osservare grazie al lavoro en plein air che induce l’artista a una totale immersione fisica e mentale nel soggetto grazie al predominio della  luce che  coinvolge e consente  alla natura di emergere con prepotenza, creando un rapporto simbiotico con l’uomo.

Falaise du Petit Ailly à Varengeville
Falaise du Petit Ailly à Varengeville

Un percorso espositivo breve ma intenso che permette ai visitatori di osservare l’evoluzione artistica di Monet, dal paesaggio raffigurato negli istanti effimeri fino alla resa più duratura dell’impressione stessa.

Un’ossessione, quella della luce, che accompagnerà Monet fino alla fine dei suoi giorni, quasi in una sorta di esorcismo nei confronti di quel buio e di quella oscurità che lentamente lo condussero alla cecità.

Sono costretto a continue trasformazioni, perché tutto cresce e rinverdisce. A forza di trasformazioni, io seguo la natura senza poterla afferrare, e poi questo fiume che scende, risale, un giorno verde, poi giallo, oggi pomeriggio asciutto e domani sarà un torrente.

Rosa Araneo per MIfacciodiCultura

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