La scommessa cinematografica di Michele Placido in “7 minuti”

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La scommessa cinematografica di Michele Placido in 7 minuti

7 minuti, locandina
7 minuti, locandina

7 minuti è il titolo della nuova opera cinematografica, nelle sale dal 3 di novembre, di Michele Placido. Il titolo si rifà al tempo a cui le operaie dell’azienda tessile protagoniste del film dovranno rinunciare per la loro pausa pranzo. Questo, infatti, è lo snodo della questione che mette in scena un vero e proprio dramma al femminile.

Una multinazionale francese ha acquistato la proprietà della piccola azienda dove le undici donne lavorano da anni e anni. La rinuncia a quei famigerati 7 minuti è solo il primo passo di un cedimento incontrollabile, di un effetto domino che porterà a una rinuncia dopo l’altra, a una protesta dopo l’altra, senza sapere più cosa effettivamente vorrà dire possedere dei diritti e delle tutele sul posto di lavoro.

Lacrime ed esplosioni di rabbia sono vere: Ambra Angiolini, Violante Placido, Cristiana CapotondiOttavia Piccolo, Maria Nazionale, Clémence Poésy, Sabine Timoteo, Anne Consigny e una Fiorella Mannoia esordiente nel panorama cinematografico lo dimostrano. Infatti, Michele Placido, tramite alcuni effetti di regia, ha fatto sì che anche l’emozione del momento, l’improvvisazione, in un certo senso, potesse prendere il sopravvento per inscenare nella maniera più struggente e sanguigna possibile il dramma della situazione lavorativa, ma anche personale.

il cast
il cast

È in casi come questo che ci si chiede dove ancora ci si potrà spingere, quali saranno le conseguenze, con che coraggio, con che forza di carattere si debba votare favorevoli o contrari a tale clausola proposta dal Consiglio di fabbrica. A cosa è valso spaccarsi la schiena, lavorare ininterrottamente per ore e ore ogni giorno, per tutti gli anni passati? Come rimediare, con un’altra rinuncia, a quei visi pallidi, magri e sciupati dalla stanchezza e dal dolore? Come sopportare di nuovo il grigiore e lo squallore di quello che si ha intorno, rinchiuse in uno stabilimento? Probabilmente sono questi gli interrogativi che assillano continuamente le donne operaie, mentre tentano di arrivare ad un accordo comune. Perché nonostante la sofferenza che per motivi diversi tutte quante provano, l’unità e l’unione non sono così immediate come si potrebbe pensare. La solidarietà non emerge sin da subito: questo un altro profondo dramma all’interno dell’azienda. Ci si conosce da moltissimo tempo, ma le paure reali le une delle altre non si capiscono ancora appieno.

Com’è naturale che sia, la femminilità gioca un ruolo fondamentale nel film: riesce a mettere in luce la psicologia dei personaggi. I pianti di una giovane donna (Capotondi) che aspetta un bambino, ma che non sa cosa aspettarsi e augurarsi per il suo futuro, le piccole speranze dettate da una nonna (Mannoia), che ha sacrificato tutta la sua vita in quelle mura di fabbrica, il furore e i segni del destino lasciati sulla pelle di una Ambra Angiolini, che per il suo realismo ha colpito incredibilmente pubblico e critica.

Michele Placido
Michele Placido

Michele Placido ha realizzato il progetto a partire da un testo teatrale scritto insieme a Stefano Massini, che aveva già avuto seguito grazie alla pregnanza e all’intensità dei temi trattati. L’obiettivo è il più semplice come il più arduo: sapere raccontare una storia, tra l’altro accaduta realmente in Francia, che riguarda non solo il cosa, ma anche il come e il perché delle persone, capire cosa voglia dire combattere veramente per i propri diritti, per il bene della propria vita. Così si scommette tutto in 7 minuti, tutto dipende dalle lancette di un orologio. Perché quei 7 minuti sono molto, molto di più.

Alla Festa del Cinema di Roma le sorprendenti attrici italiane, e non solo, sono state acclamate. Ma prossimamente 7 minuti volerà anche in Giappone, essendo in concorso al Tokyo International Film Festival e si immaginano già altri applausi. Perché quando il cinema d’autore merita, va riconosciuto.

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

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