Robert Musil e la nuova dimensione dell’uomo

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Robert Musil e la nuova dimensione dell’uomo

moe1943swDefinito antipatico, scontroso e impacciato nei rapporti con gli altri, lo scrittore Robert Musil e il suo Uomo senza qualità sono indubbiamente protagonisti non irrilevanti del Novecento.

Robert Musil nasce in Ausatria a Klagenfurt (6 novembre 1880 – Ginevra, 15 aprile 1942), dove si ritrova a vivere i difficili anni del primo Novecento con il tipico smarrimento dell’uomo dinanzi alla guerra, subendo diversi stravolgimentti importanti, soprattutto per una famiglia austriaca come la sua. Musil infatti prima di cimentarsi completamente nella letteratura, frequenta l’Accademia militare di Vienna e nel 1914, pur avendo ormai già scelto la carriera di scrittore, viene inviato come ufficiale al fronte italiano in Alto-Adige, continuando nel frattempo la sua attività di scrittore con la pubblicazione delle sue prime novelle.

franstorlessTra le sue letture preferite di Musil non mancava la letteratura italiana, Il piacere di d’Annunzio su tutti: «Il Piacere fu uno dei primi libri con cui, quarant’anni fa, feci conoscenza con l’arte moderna, uno dei primi ch’ebbero influsso su di me», influsso in parte riscontrabile nel suo romanzo di formazione I turbamenti del giovane Törless, pubblicato nel 1906, dove si intrecciano crisi esistenziali, da quelle di identità a quelle di valori morali, arricchite dalla diffidenza del giovane Törless verso l’omosessualità di Basini, personaggio chiave del libro: «Esseri come Basini, te l’ho già detto prima, non significano nulla: sono una forma vuota, un prodotto del caso. Esseri autentici sono soltanto quelli che sanno penetrare in se stessi». Il libro racconta la storia di un giovane uomo che ha perso se stesso, che «ha rinunciato a sé, allora ha perduto l’elemento particolare e inconfondibile per il quale la natura lo ha fatto uomo».

Questo del giovane Törless però non è il capolavoro dell’autore, onoreficenza che spetta invece a L’uomo senza qualità (1940), un romanzo incompiuto, da molti classificato come il romanzo di un’intera vita, come lo era stato Alla ricerca del tempo perduto di Proust. Il protagonista, dai tratti autobiografici, è Ulrich, un uomo che decide di prendersi «un anno di vacanza dalla vita» e si definisce come l’uomo senza qualità, incapace di adattarsi al mondo esterno, lo stesso uomo che decide di avere come casa un “palazzetto”, perché come l’uomo moderno «nasce e muore in una clinica, tanto vale che ci abita anche!».

book-questionnaire-bruno-frisoni-ines-de-la-fressange-the_man_without_qualities-robert-musilÈ attraverso la lettura che ci si rende ben presto conto delle innumerevoli qualità riscontrabili in Ulrich, dai dissidi così vicini a quelli dell’uomo contemporaneo, così simili a quelli di un uomo che in realtà pensava troppo, quel tipo di uomo che, come suggerisce Claudio Magris, era appositamente ricercato da Musil: «La grande poesia musiliana non consiste soltanto nei risultati delle singole opere, ma nello sforzo globale di cogliere la nuova dimensione dell’uomo». Una dimensione che rispecchia quella della verità.
Ulrich è uno studioso di matematica, caratteristica talvolta riscontrabile anche nel linguaggio adottato, con frequente ricorso a paragoni scientifici, è fondamentale ricordare che lo stesso Musil aveva frequentato la facoltà di ingegneria meccanica. D’altronde basterebbe leggerne l’incipit o il principio che egli stesso si ritrova a seguire tutta la vita: «Se esiste il senso di realtà, deve esistere anche il senso di possibilità», alla ricerca di un qualcosa che possa essere chiamato come senso di possibilità. Il romanzo si apre con Vienna, ambientazione non irrisoria per un uomo novecentesco, poiché vi si ritrova pienamente lo smarrimento dinanzi al senso della patria. Patria? Come direbbe Ulrich: «alla patria si attribuisce il misterioso potere di dare radici e solidità al pensiero; e vi si stabilì con lo stato d’animo di un viandante che si siede su una panchina per l’eternità con il presentimento che si rialzerà subito».

Musil negli anni del secondo conflitto mondiale si ritroverà ad abbandonare, come lo scrittore Thomas Mann, la Germania, dove ormai si era stabilito, per evitare di far correre pericoli a sua moglie, ebrea, trasferendosi in Svizzera dove vivrà fino alla morte. In quegli stessi anni il suo romanzo sarà attaccato dai nazisti e nel 1932 sarà definito dall’Accademia dei poeti tedeschi “troppo intelligente per essere un poeta“. Oggigiorno Robert Musil merita di essere ricordato con le parole di Walter Jens, ovvero “il primo poeta dell’astratto”.

Giusy Esposito per MIfacciodiCultura

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