Dürer in mostra a Mantova: il calore italiano nel cuore di un artista nordico

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Dürer in mostra a Mantova: il calore italiano nel cuore di un artista nordico

locandinaLa mostra inaugurata l’8 ottobre e con data di chiusura l’8 gennaio, situata negli spazi espositivi al piano terra del Castello di San Giorgio a Mantova, è dedicata ad Albrecht Dürer (Norimberga, 21 maggio 1471 – Norimberga, 6 aprile 1528) ed ai suoi rapporti con l’arte italiana.

Curata da Johannes Ramharte e Peter Assmann (direttore del Palazzo Ducale di Mantova), questa esposizione mette a confronto le incisioni di Dürer con quelle di artisti italiani indagandone i rapporti ed il viaggio teorico del maestro tedesco, con l’obiettivo di capire quanto l’arte italiana ed in particolare Andrea Mantegna ispirarono Dürer. Le opere del Mantegna infatti furono per l’artista tedesco un mezzo fondamentale per accostarsi all’ arte antica del nostro paese

Siamo all’ombra della figura di Mantegna, proprio sotto la Camera degli Sposi. Questa mostra non è un frutto di scelte casuali ma è costruita apposta per Mantova basandosi sui rapporti artistici strettissimi tra Dürer e Mantegna, con il primo che considerava suo maestro l’artista italiano.

Peter Assmann

image-1ll viaggio nelle sale si apre in realtà con un lavoro cotemporaneo di Markus Riebe, artista che riproduce le opere di Dürer grazie alla stampa su lastra lenticolare, usata per ottenere immagini che cambiano quando il soggetto viene guardato da angolature diverse. Una visione bellissima.

Il rapporto tra Dürer e l’arte italiana invece si snoda mediante cinque sezioni precedute da una introduzione didattica fondamentale per spiegarci la tecnica dell’incisione rinascimentale: Dürer, Mantegna e la tradizione antica, I TrionfiDürer e la teoria delle proporzioni, Dürer e Leonardo da Vinci, Dürer e la diffusione del ritratto e infine Ispirazione-Imitazione: Dürer e i suoi imitatori.
L’utima sezione ci riporta ad un tema di notevole importanza ovvero al fatto che molti artisti cercarono di copiare le opere del maestro tedesco ed è per questo che Dürer iniziò a firmare le sue incisioni e come ci spiega Assmann:

Con le sue iniziali sulle incisioni Dürer ha creato un vero e proprio brand, ed è tornato in Italia all’inizio del sedicesimo secolo per difendere il proprio diritto d’autore.

b18edb9261e7ee6a19b9966660666fe3-1Procedendo quindi in una serie di confronti tra le incisioni di Dürer e quelle di artisti italiani, dalle quali possiamo vedere come si influenzarono a vicenda, la mostra, presenta circa 70 opere tra cui un nucleo di prestigiosi prestiti dall’Albertina e dal Kupferstichkabinett di Vienna, con cui la mostra è in collaborazione, assemblate dal curatore Johannes Ramharter, storico dell’arte e a lungo curatore del Kunsthorisches Musem viennese. Tra le opere presenti vi sono stampe di fama universale come Adamo ed Eva e Il cavaliere e la morte, e tra i pezzi più importanti troviamo Il guerriero a cavallo, scultura in bronzo realizzata da Leonardo Da Vinci arrivata dallo Szepmüveszeti Muzeum di Budapest. La mostra vi delizierà anche con opere antiche della collezione di Palazzo Ducale, come l’imponente Fronte di sarcofago con le fatiche di Ercole del II secolo d.c.

Come avrò freddo dopo quel sole… è il singolare titolo della rassegna, che fa riferimento ad una frase che Dürer pronunciò per esprimere il suo rammarico nel tornare in Germania, lasciando Venezia, dove aveva soggiornato nel 1494 e nel 1507. Del viaggio di Dürer in italia vi sono poche fonti e non abbiamo moltissime notizie, sappiamo però che l’artista fu mosso dalla grande stima e dalla profonda curiosità verso la nostra arte. Considerato il massimo esponente della pittura tedesca rinascimentale, aveva sentito parlare del movimento letterario e artistico che si stava diffondendo a macchia d’olio sul territorio italiano: era pienamente cosciente del fatto che questo processo storico avrebbe poi gettato le basi per le future correnti artistiche e letterarie.
Si dice che Dürer venne a Venezia per fuggire da un epidemia diffusasi nel 1494 a Norimberga e per studiare approfonditamente i metodi di costruzione prospettica, ma è noto che venne poi affascinato più dai costumi delle donne dell’epoca. Rimase inoltre affascinato dall’abbondanza di opere d’arte, dalla vivacità e il cosmopolitismo della città lagunare e probabilmente scoprì l’alta considerazione di cui godevano in Italia gli artisti.

Molto noto è come il giovane pittore del nord fosse rimasto affascinato dalla pittura veneziana, in particolare da quella di Giovanni Bellini. Tutto ciò trapela dai disegni di questo periodo e dai quadri dipinti dopo il ritorno in patria, ma i primi riflessi di questo incontro si possono riconoscere già negli acquerelli che nacquero durante il viaggio di ritorno.
Per quanto riguarda il viaggio in sé, conosciamo qualche tappa dell’itinerario dato che l’artista raffigurò mediante paesaggi ad acquarello alcune zone visitrate, come ad esempio il Tirolo e il Trentino. Ad AInnsbruck realizzò un acquerello che raffigura il cortile del castello, la residenza preferita dell’imperatoreMassimiliano I. Delle due vedute oggi conservate a Vienna, la più ragguardevole è quella con il cielo colorato che affascina per la precisa riproduzione dei dettagli delle costruzioni intorno alla corte, ma che presenta ancora errori prospettici.

L’artista tornò a Venezia nella primavera o ai primi di autunno del 1505. Questa volta non ci arrivò come artista giovane e sconosciuto, ma bensi come artista conosciuto in tutta europa mediante le sue incisioni continuamente apprezzate. Di questo secondo viaggio si possono conoscere più particolari mediante le lettere scritte dall’artista, dalle quali si intravede una figura dell’maestro molto diversa rispetto alla prima. Dico questo perchè leggendole, si nota come Dürer si immerse completamente nell’ambiente cosmopolita della città e come venne a contatto con intelleettuali ed artisti dell’epoca. Dall epistolario però trapela anche qualche antipatia da parte dei suoi colleghi italiani, Dürer infatti scrive «imitano la mia opera nelle chiese dovunque sia loro possibile, poi la criticano e dicono che non è eseguita secondo la maniera antica, e per questo non andrebbe bene».

Torniamo alla mostra: questa è situata all’interno del castello di San Giorgio, la quale cupola fu decorata dall’altro grande artista di cui sentirete parlare in questa splendida esposizione. Definito come colui che scolpì in pitturaAndrea Mantegna nacque ad Isola di Carturo (oggi IsolaMantegna) nel 1431 e si formò presso un piccola bottega padovana. Abilissimo sin da subito nel disegno, Mantegna si distinse per l’eccelsa impaginazione spaziale e per la forma monumentale delle figure ed è per questo che Ludovico III Gonzaga affidò all’artista, prima ancora del suo trasferimento definitivo, di decorare la cappella del Castello.

Dürer e Mantegna, due artisti tanto stimati e che tanto si rispettavano reciprocamente, non si incontrarono mai se non nelle rispettive tele e tecniche, poichè il 13 settembre 1506 il Mantegna morì all’eta di 75 anni. Proprio in quel periodo l’artista tedesco era a Venezia ed aveva in programma un viaggio a Mantova per conoscere il tanto stimato collega. Alla scomparsa del maestro italiano, Dürer si dichiarò sconvolto e provato dicendo di aver provato «il più grande dolore della sua vita».

Come avrò freddo dopo quel sole… è una mostra di indiscusso fascino e valore, e deve esser vista con occhi critici per quanto concerne le sezioni più tecniche e di confronto, ma pure con uno sguardo romantico, seguendo l’ottica di questo artista capitato quasi per caso nel nostro paese, innamorato profondamente della nostra arte.

Gianmaria Turco per MIfacciodiCultura

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