Leopardi profeta della malignità della Natura: i suoi scritti ora a Bologna

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Leopardi profeta della malignità della Natura: i suoi scritti ora a Bologna

terremoto-marche0044-1000x600-1Il territorio italiano si sta squarciando giorno dopo giorno a causa dei continui terremoti e le macerie portano con sé i resti del nostro patrimonio artistico ormai sempre più frantumato. Così il cuore antico dei borghi colpiti dal terremoto si sgretola scossa dopo scossa. Crollano la Basilica di San Benedetto, la cattedrale di Santa Maria Argentea e la chiesa di San Francesco di Norcia, privando così le città delle loro identità e delle testimonianze che la Storia aveva lasciato fino ad ora.

Tutto sembra azzerarsi e farsi impotente di fronte alla forza devastatrice della Natura, la stessa che Giacomo Leopardi cantava nei suoi versi de La Ginestra. Ironia della sorte, saranno proprio i manoscritti del poeta recanatese che, a seguito degli ultimi accadimenti in territorio marchigiano, saranno trasferiti da Visso, in provincia di Macerata, a Bologna per la loro salvaguardia e tutela. Proprio da Bologna, il Museo dei manoscritti leopardiani di Visso aveva ricevuto le preziose carte in precedenza.

visso-museo-dei-manoscritti-giacomo-leopardi-36496_392x-1Donate da Prospero Viani, preside dello storico liceo bolognese Galvani, nel marzo del 1869, adesso verranno nuovamente custodite a Bologna, per far sì che i manoscritti originali non vadano perduti sotto le macerie o rovinati, preservando la cultura italiana.

Verranno così conservati nel capoluogo emiliano i sei Idilli L’Infinito, La sera del dì di festa, La Ricordanza o Alla Luna, Il Sogno, Lo Spavento notturno, La Vita Solitaria, i cinque Sonetti in Persona di Ser Pecora fiorentino Beccaio, l’epistola al conte Carlo Pepoli, la prefazione alla seconda edizione del Commento alle rime del Petrarca ed infine quattordici lettere scritte agli Stella di Milano tra il 1825 ed il 1831, sia da Recanati sia da Bologna.

Questo trasferimento è un modo per salvaguardare ciò che l’Italia ancora conserva di prezioso e che la rende così bella e ricca di testimoniante storiche e culturali che affascinano turisti stranieri quanto gli italiani stessi.

In questo momento così drammatico per l’Italia poi, colpisce la consapevolezza di Leopardi che ben era cosciente della forza devastatrice della Natura e dell’impotenza e piccolezza dell’uomo davanti ad essa.

E sulla mesta landa
In purissimo azzurro
Veggo dall’alto fiammeggiar le stelle,
Cui di lontan fa specchio
Il mare, e tutto di scintille in giro
Per lo vòto Seren brillar il mondo.
E poi che gli occhi a quelle luci appunto,
Ch’a lor sembrano un punto,
E sono immense, in guisa
Che un punto a petto a lor son terra e mare
Veracemente; a cui
L’uomo non pur, ma questo
Globo ove l’uomo è nulla,
Sconosciuto è del tutto.

L’uomo è nulla. Dopo la privazione della nostra identità, dettata dal grido di una Natura arrabbiata, le nostre città sono in preda della desolazione e al silenzio che accompagna il sentimento di impotenza e perdita. E allora cosa fare? Resistere. Resistere come resiste la ginestra, fiore tenace e capace di sfidare con accettazione e coraggio la sua inevitabile sorte.

infinito_manoscritto-1Così quindi, secondo il modello esemplare leopardiano, le popolazioni colpite dal terremoto e l’Italia stessa devono reagire in maniera categorica nel nome della solidarietà e dell’unione. Prendere consapevolezza della nostra finitezza difronte all’interminati / Spazi di là da quella (siepe) per smetterla di oscurare l’inevitabilità del nostro destino ed abbellirlo di costruzioni egocentrice e superbocentriche.

E piegherai
Sotto il fascio mortal non renitente
Il tuo capo innocente:
Ma non piegato insino allora indarno
Codardamente supplicando innanzi
Al futuro oppressor.

E le città si piegheranno alla Natura per cause di forza maggiore, ma si piegheranno ad essa nel modo fiero di chi fino all’ultimo ha resistito. E..

Di queste case
Non è rimasto
Che qualche
Brandello di muro

Giuseppe Ungaretti

Ma se attuiamo la tenacia e la resistenza di chi vuole combattere per proteggere le proprie tradizioni e i propri cari, ci piegheremo al futuro oppressor con la tranquillità d’animo di chi ha combattuto e forse così il nostro paese tornerà a sperare.

Martina Baronti per MIfacciodiCultura

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