Il mio nome è Bronson, Charles Bronson

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Il mio nome è Bronson, Charles Bronson

96bde458e15d267dab7dd2f3071fafc0 (1)Charles Bronson all’anagrafe Charles Dennis Buchinsky (Ehrenfeld, 3 novembre 1921 – Los Angeles, 30 agosto 2003) è stato uno dei più noti nonché rappresentativi interpreti del genere western e d’azione.

Undicesimo di quindici figli, metà dei quali morti in tenerissima età, e di umilissime origini, entrambi i genitori si erano trasferiti negli Stati Uniti dalla Lituania, Bronson perse il padre a soli 10 anni: il giovane Charles fu costretto a lavorare a sua volta in una miniera di carbone per mantenere la famiglia, tanto povera che il futuro attore indossava i vestiti delle sorelle per andare a scuola. Nonostante fosse nato negli States, da ragazzo non parlava inglese e lo imparò negli anni a venire come lingua straniera, ma a discapito delle avversità, Charles Bronson fu il primo membro della sua famiglia a terminare la scuola media.
Fino al 1943, quando si arruolò nell’aeronautica militare americana per combattere i Giapponesi, Bronson lavorò in miniera guadagnando pochissimo: durante il conflitto mondiale partecipò a ben 25 missioni, venne ferito e ricevette la Purple Heart, una medaglia assegnata in nome del Presidente a coloro che sono stati feriti o uccisi in guerra.

Partendo da questi elementi biografici, possiamo capire quanto di personale ci sia dentro tutti i personaggi che ha interpretato questo attore, tutti virili, tutti statuari, tutti freddi, spesso distanti dallo spettatore, personaggi forti, duri. Bronson è stato uno dei più grandi attori americani, iconico come pochi altri, un uomo che ha interpretato spesso l’archetipo del “duro”, laconico ed imperturbabile.

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La maschera di cera, 1953

L’approccio con il mondo dello spettacolo lo ebbe al suo ritorno in patria dopo la guerra, quando si dedicò agli studi di arte drammatica a Philadelphia, recitando in una compagnia teatrale. Alla fine degli anni ’40, deciso a intraprendere la carriera di attore, Charles Bronson entra a far parte della compagnia della Pasadena Playhouse: uno dei suoi insegnati suggerisce il suo nome al regista Henry Hataway, che lo sceglie per una parte in Il comandante Johnny (1951). Passò così al cinema, ricoprendo principalmente ruoli secondari, lo ricordo con piacere nella parte del muscoloso (e muto) Igor ne House of Wax di André De Toth con il grande Vincent Price. Uno dei primi ruoli principali lo ebbe grazie al grandissimo Roger Corman che lo volle nel suo Machine Gun Kelly, un fantastico b-movie in cui viene dato ampio spazio all’azione, con un Charles Bronson che interpreta un gangster virile solo all’apparenza.
Come dicevo, nel cinema di questi anni ricoprì prevalentemente ruoli secondari ma ebbe modo di lavorare con Henry Hathaway, Samule Fuller e Robert Aldrich che vennero colpiti dal suo fisico e dal suo sguardo. Se è vero infatti che in questi anni il suo ingresso al cinema venne aiutato dal suo fisico atletico che gli faceva avere quei ruoli in cui necessitava che recitasse a torso nudo, è anche vero che nella “maturità” saranno i tratti particolari del volto, con quegli occhi azzurri e miti, a dargli nuova linfa.

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La grande fuga, 1963

Se vi state chiedendo perché decise di chiamarsi Bronson, sappiate solo che leggenda vuole che Charles lo abbia scelto da uno dei tanti cancelli che delimitano gli studi della Paramount a Hollywood: il Bronson Gate, a nord di Bronson Avenue.

Tra gli anni ’50 e ’60 è presente in svariate serie TV (Alfred Hitchcock presents; The Twilight Zone; Bonanza) e con gli anni ’60 arriva anche la fama a livello cinematografico: nei primi film interpretava il braccio destro di un pazzo? Un bandito? Un indiano? Con il celeberrimo I magnifici sette grandioso remake del film I sette samurai di Akira Kurosawa interpreta il cowboy irlandese Bernardo O’Reilly. Il film di John Sturges è fenomenale e vede Bronson affiancato a Yul Brynner, Steve McQueen, Eli Wallach, James Coburn, Brad Dexter e Robert Vaughn. Non è l’unico film che interpreta ad essere diventato un grande classico: passando dal western al genere bellico recita ancora affianco a Steve McQueen e James Coburn ne La grande fuga sempre di John Sturges: un film in cui i protagonisti, prigionieri inglesi, cercano di fuggire da un campo di prigionia tedesco. Un film immenso. Quattro anni dopo tocca ancora ad un film bellico, stavolta di Rober Aldrich, ovvero Quella sporca dozzina in cui un gruppo di dodici galeotti viene addestrato per compiere un’importante missione segreta: l’assalto di un castello utilizzato dai nazisti come centro di riposo per ufficiali. In cambio della riuscita della missione, i galeotti otterranno la commutazione della pena.

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Il giustiziere della notte, 1974

Che dire di Sergio Leone? Il regista italiano usò l’attore dal volto segnato e gli occhi a fessura nel capolavoro del 1968 C’era una volta il West. Fu grazie proprio a Leone se Charles Bronson venne conosciuto in Europa (anche se fece precedentemente un film in Francia con Alain Delon). In C’era una volta il West interpreta Armonica: il personaggio è qualcosa di indescrivibile, è un uomo in cerca di vendetta per un qualcosa di terribile accaduto nel suo passato.
Eppure… eppure non possiamo negare come ci sia un legame, un fil rouge fra il personaggio di Armonica e l’architetto Paul Kersey della celebre serie Il giustiziere della notte di Michael Winner. Entrambi i personaggi cercano vendetta, entrambi hanno subito qualcosa di tremendo e cercano di farsi giustizia da soli. Armonica è forse l’embrione di quello che sarà IL ruolo che segnerà il resto della carriera di Bronson. È il 1974 quando nelle sale esce Il giustiziere della notte e tanto è il successo generato da questo personaggi di vendicatore solitario che ne veste i panni in quattro sequel (1982,1985,1987 e 1994). Il volto di Bronson è legato al personaggio di questo giustiziere urbano, un personaggio onesto ma votato alla violenza a causa della latitanza del potere pubblico.

mediaNel 1975 toccherà poi al fantastico L’eroe della strada di Walter Hill: il regista lo sceglie per il suo primo film, un’opera in cui Bronson interpreta un senzatetto che fa a pugni durante la Grande Depressione, ma uno degli ultimi film che me lo fanno ricordare con piacere è Caccia Selvaggia del 1981 di Peter Hunt con Lee Marvin, un film dimenticato dai più che è un susseguirsi di scene action adrenaliniche come poche.

Bronson è stato una gemma rara tra gli attori di Hollywood. Riconosciuto come uno dei più grandi interpreti del genere action, è stato capace di cavalcare il momento storico in cui ha vissuto, sfruttando le opportunità di lavoro che gli sono capitate, dando ottime prove sullo schermo.
Tra le sue ultime apparizioni c’è l’esordio alla regia di Sean Penn Lupo Solitario del ’91, ma la sua salute andò peggiorando negli anni e a seguire si ritirò dalla carriera cinematografica nel ’98, dopo l’ultimo film sul Giustiziere. Morì di polmonite il 30 agosto del 2003 e questo articolo è un grande saluto a un grande personaggio del cinema.

Massimiliano Romualdi per MIfacciodiCultura

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