#EtinArcadiaEgo – Guido Guinizzelli, il poeta che ispirò il Poeta

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#EtinArcadiaEgo – Guido Guinizzelli, il poeta che ispirò il Poeta

#EtinArcadiaEgo – Guinizzelli, il poeta che ispirò il Poeta
Guido Guinizzelli

Volendo usare un detto comune, «nulla si crea dal nulla». Ogni innovazione, per quanto folle e rivoluzionaria, ha bisogno di un terreno fertile su cui nascere: per accendere un fiammifero serve, oltre al fiammifero, anche una superficie adatta su cui strofinarlo.

La più grande scintilla della storia italiana è stata provocata dalla geniale mano di un poeta fiorentino: Dante Alighieri, il Sommo Poeta.

Nemmeno Dante ha creato dal nulla. Le eccezionali innovazioni tecniche e poetiche del figlio di Alighiero sono frutto di una mente fuori dal comune, la quale tuttavia prima di innovare ha saputo guardare: Dante conosceva bene la produzione poetica toscana del tempo, e sapeva che, se vi si fosse ispirato, non avrebbe fatto altro che copiare o imitare il lavoro di altri. Così guardò oltre e il suo sguardo fu attratto da un poeta subissato dalle critiche dei letterati del tempo e per giunta nemmeno toscano: il bolognese Guido Guinizzelli.

Della vita di Guinizzelli si sa poco o nulla: nacque e morì nel XIII secolo, visse a lungo a Bologna, probabilmente con la funzione di notaio o comunque svolgendo mansioni giuridiche. Tuttavia, questa sua lontananza dalla Toscana, centro culturale e linguistico dell’epoca, lo portò verso altri lidi. Guido, come lo sarà poi Dante, non era soddisfatto della poesia d’amore contemporanea: la riteneva scialba, ripetitiva e soprattutto priva di qualsiasi caratterizzazione morale. Guinizzelli aveva studiato presso l’Università di Bologna, la più importante del tempo, ed era un appassionato di filosofia. Per quanto si sentisse ispirato a comporre poesia amorosa, non ne accettava i canoni, che i poeti toscani avevano semplicemente traslato dalla poesia siciliana: il poeta-cortegiano compone una lode verso la domina, descrivendola solo nella sua bellezza esteriore, secondo l’estetica occitanica.

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Dante e Beatrice

Tempi e luoghi, però, erano profondamente diversi: se i poeti siciliani vivevano in ambiente cortese, dove la nobiltà lodata era di sangue, Guinizzelli capì di trovarsi in un ambiente del tutto nuovo. Il centro-italia era terra di Comuni, in cui era la nascente borghesia a dominare gli eventi e ad aver bisogno di una letteratura che la rappresentasse. Per questi “nuovi dominatori” la nobiltà non poteva essere di sangue, ma data dal cuore puro e dalla morale. Guinizzelli si lasciò ispirare da questo bisogno di novità, e lo adornò di riflessioni morali, dubbi filosofici e ragionamenti oscuri che trovano ampio spazio nella sua poesia, simbolo della fine delle certezze di un’epoca ormai al tramonto, e dell’inizio dell’era borghese.

La poesia di Guinizzelli non fu capita da nessuno: Bonagiunta da Lucca, poeta di corrente siculo-toscana, lo definì un poeta oscuro, di provincia e incapace di adattarsi al fiorente contesto poetico toscano. Nel frattempo, qualcuno con la vista più acuta di Bonagiunta leggeva e rifletteva. Nel caso qualcuno voglia sapere da dove derivi la donna-angelo Beatrice cara a Dante, è meglio che aguzzi un pochino lo sguardo verso Bologna.

Luca Mombellardo per MifacciodiCultura

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