Andy Warhol: la società Pop in mostra al Palazzo Ducale di Genova

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Andy Warhol: la società Pop in mostra al Palazzo Ducale di Genova

popAndy Warhol muore il 22 febbraio del 1987 a New York, dopo una complicazione durante il decorso post operatorio di un banale intervento alla cistifellea. A trent’anni dalla morte del “sacerdote” della Pop Art, una mostra curata da Luca Beatrice, prodotta e organizzata da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura di Genova e da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, gli rende omaggio. La rassegna presenta circa 170 opere tra tele, prints, disegni, polaroid, sculture, oggetti, provenienti da collezioni private, musei e fondazioni pubbliche e private italiane e straniere.

Ora, solitamente la domanda da porsi prima di curare una mostra, o prima di decidere se andare a visitarla o meno è: cosa può dirmi questa rassegna di nuovo ed inaspettato, rispetto all’artista che mette in scena? Se la risposta è “niente”, si può tranquillamente passare oltre. Se la risposta è invece positiva, vuol dire che la mostra ha un certo spessore e vale la pena di una visita.

La scelta si fa senz’altro più semplice, in un senso o nell’altro, se si tratta di artisti ormai d’antan, o al contrario di giovani ed emergenti contemporanei. Insomma, sembrerebbe piuttosto complicato riuscire a presentare un Caravaggio sotto una nuove luce, come dovrebbe essere invece decisamente più semplice allestire una mostra ricca di nuovi punti di vista su Assemble (il collettivo londinese che si è aggiudicato il prestigioso Turner Prize 2015).

allestimentoNon sempre però questo calcolo sembra esatto. Che succede per esempio, se si va a visitare una mostra su Andy Warhol, come quella ospitata appunto in questi giorni e sino a febbraio 2017 al Palazzo Ducale di Genova? Andy Warhol è un artista deceduto, eppure sempre contemporaneo. È un creativo le cui opere bombardano quotidianamente la nostra “società delle immagini”, le cui icone immortali sono ben presenti alla memoria di tutti, appassionati d’Arte o meno. La Marilyn Monroe di Andy Warhol (serie di serigrafie realizzate dal 1967) è probabilmente raffigurata su milioni di poster, maglie, borse, tazze, quaderni. Non parliamo della Campbell’s soup can (1962), che dopo aver presenziato nelle dispense di milioni di americani, ha affollato i bookshop dei musei di mezzo mondo.

Quindi cosa ci potremmo aspettare di nuovo, dall’ennesima mostra su Andy Warhol? Se la risposta più scontata dovrebbe essere “niente”, la sorpresa è che invece Luca Beatrice riesce a sorprenderci, e a farci riflettere sulla portata rivoluzionaria e perciò estremamente contemporanea della Pop Art del primo “Re del Pop” (se consideriamo Michael Jackson il secondo).

Le novità più evidenti saltano subito all’occhio entrando al primo piano del Palazzo Ducale di Genova. Come ci viene presentato sui primi pannelli all’ingresso, si capisce che la scelta dell’allestimento non è stata fatta seguendo un banale ordine cronologico, ma tematizzando i più svariati ambiti dell’espressione artistica nei quali Andrew Warhola Jr. ha manifestato la sua creatività. Il percorso prosegue infatti seguendo sei linee direttrici, o sezioni tematiche. Le icone, i ritratti, i disegni, l’importante rapporto di Andy Warhol con l’Italia, le polaroid, la comunicazione e la pubblicità.

Ci addentriamo così nel mondo istrionico, variopinto, provocatorio e glamour di Warhol, con un allestimento diviso per colori forti, “Pop” che dialogano in modo paradossale e giocoso con gli ambienti stuccati dell’Appartamento del Doge. Alle pareti, molte icone “mainstream” di Warhol, dalla già citata Marilyn a Mao (1972), unite ad opere inaspettate. Stupenda, nella sezione Ritratti, la serie delle Drag Queen, immortalate in tutta la loro altezzosa e ricercata bellezza (Ladies and Gentlemen 1975), e dolce la scoperta di una serigrafia di Julia Warhola (1974), la madre di Warhol. Attualissime le stanze dedicate alla Pubblicità, che ci fanno riflettere su un Andy Warhol visto sotto una nuova luce, che pure è la sua più intima essenza, quella di pubblicitario. Ed altrettanto sorprendente, è scoprire il rapporto di Andy Warhol con l’Italia, nella sezione dedicata. Un’esperienza “classica” per ogni artista, che pure il vate della Pop Art sa tradurre con originale e dissacrante contemporaneità, nel dialogo con Leonardo (The Last Supper 1985-1987).

dutyfreePersonaggio dalle mille sfumature, che ha saputo ritrarre al meglio la società a lui contemporanea, rappresentata attraverso una semplice bottiglia di Coca Cola, e profeta della spasmodica ricerca di apparenza, immagine e celebrità della nostra società degli anni 2000. Ogni volta che ci si avvicina ad Andy Warhol, qualcosa di nuovo sembra uscire dalla sua Factory, in una sorta di vena creativa ed innovativa inesauribile, anche dopo la morte.

Ce lo dimostra bene la mostra Warhol. Pop society, al Palazzo Ducale, che ci restituisce tutte le sfaccettature di Andy Warhol al di là del (finto) modesto ed auto ironico parere che egli aveva di sé stesso, quando diceva: «se volete sapere tutto di Andy Warhol vi basta guardare la superficie dei miei quadri, dei miei film, della mia persona. Ed è lì che sono io. Dietro non c’è niente».

Warhol. Pop Society
A cura di Luca Beatrice

21 ottobre – 26 febbraio 2017
Palazzo Ducale – Appartamento del Doge
Piazza Matteotti, 9
16123 Genova

Marta Vassallo per MIfacciodiCultura

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