Treviso ospita i capolavori dell’Impressionismo per una mostra-evento

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Treviso ospita i capolavori dell’Impressionismo per una mostra-evento

Renoir, Mademoiselle Irene Cahen d'Anvers
Renoir, Mademoiselle Irene Cahen d’Anvers

Fino al 17 aprile (prolungata fino al 1º maggio), 140 capolavori dei più importanti esponenti della pittura impressionista, prestati dalle principali collezioni pubbliche e private di tutto il mondo, saranno esposti negli spazi dei Musei di Santa Caterina a Treviso, in occasione della grande mostra evento Storie dell’Impressionismo. I grandi protagonisti da Monet a Renoir, da Van Gogh a Gauguin.

Il curatore Marco Goldin ha ideato per il ventennale di Linea d’Ombra, società di cui è fondatore e direttore, una mostra divisa in sei sessioni che, come i capitoli di un libro, raccontano mediante le grandi tematiche del ritratto, della figura, della natura morta e del paesaggio, l’evoluzione della meravigliosa storia del movimento impressionista e dei suoi maggiori protagonisti.

Monet, Degas, Renoir, Van Gogh, Gauguin, Cézanne e molti altri ancora, nomi celebri di pittori che siamo abituati a vedere esposti nelle più grandi gallerie di tutto il mondo e che per la prima volta si potranno ammirare tutti insieme a Treviso, in una mostra che racconta il percorso dell’Impressionismo dall’Ottocento fino ai primi del Novecento.

Gauguin, Gli antenati di Tehamana
Gauguin, Gli antenati di Tehamana

L’esposizione comincia con i primi ritratti di Ingres e Delacroix, primi decenni dell’Ottocento, che iniziavano ad introdurre quella che sarebbe stata negli anni a venire una delle correnti più amate dai pittori: l’Impressionismo appunto.

I dipinti raffiguranti i ritratti erano senza dubbio molto amati dagli impressionisti, nel dipingerli si instaurava una vera e propria intimità tra pittore e volto del ritratto. In questo modo, oltre a fungere da testimonianza della realtà di quell’epoca, il dipinto ci trasmette anche delle sensazioni: le sensazioni che quel viso, quello sguardo, quella persona stava provando in quell’esatto momento in cui veniva ritratta. Un esempio concreto lo si percepisce ammirando lo sguardo sognante di Mademoiselle Irene Cahen d’Anvers (La piccola Irene), capolavoro di Renoir scelto non a caso come immagine icona della mostra.

Negli anni successivi il ritratto diventa un mezzo con il quale il pittore ci trasmette la sua interiorità: ne Gli antenati di Tehamana, ad esempio, Gaugin in realtà racchiude nello sguardo malinconico della protagonista la profonda tristezza che è lui stesso a provare dovendo lasciare Tahiti.

Come in ogni mostra sull’impressionismo che si rispetti, non può certo mancare la natura morta, soggetto non così centrale nella pittura impressionista ma riprodotto costantemente nei più svariati modi. Quello che tra gli impressionisti si è sbizzarrito più degli altri sul tema natura morta è senza ombra di dubbio Cézanne, tanto che egli stesso dichiarò «con una mela voglio sorprendere Parigi!» e non possiamo certo dire che non ci sia riuscito.

Courbet e Hokusai
Courbet e Hokusai

Sicuramente più amato delle nature morte è il tema del paesaggio, dai prati verdi dai colori accesi alle bianche distese innevate dall’atmosfera tipicamente invernale e ancora, dal mare calmo ed il suo senso di pace a quello in burrasca.

Particolarmente d’effetto è la scelta di affiancare ai dipinti alcune opere dei maestri giapponesi Hiroshige e Hokusai, come ad esempio la famosissima xilografia (incisione a colori fatta su una tavoletta di legno) di Hokusai La grande onda di Kanagawa messa a fianco a Il mare in burrasca (L’Onda) di Courbet, testimone dell’influenza che la cultura giapponese ha avuto nell’Impressionismo.

Il percorso di visita prosegue con una sezione dedicata a Monet e alla sua pittura en plein air per concludersi con quei capolavori dei cosiddetti anni estremi di Cézanne e Monet che ci introducono ai successivi movimenti rivoluzionari delle Avanguardie e dell’Astrazione.

Una mostra che vale sicuramente la pena visitare.

Maria Cristina Merlo per MIfacciodiCultura

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