In ricordo di Luchino Visconti

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In ricordo di Luchino Visconti

Visconti è un romantico. Per lui il tramonto sarà sempre più affascinante dell’alba, e la bellezza è illuminata dalla tragedia che porta in sé.

Claudia Cardinale

gli-angeli-nascosti-di-luchino-visconti-01-1Qui, sulle rive del lago di Como, sorge Villa Erba, un gioiellino di architettura che trova la sua perfetta collocazione nella splendida cornice del Lario. Forse sono stati i ricordi dell’infanzia trascorsa qui, fra gli agi di una famiglia ricca e aristocratica, che hanno condizionato Luchino Visconti (Milano, 2 novembre 1906 – Roma, 17 marzo 1976) e la splendida estetica dei suoi più grandi capolavori.

I titoli altisonanti che accompagnavano il suo nome non hanno mai spinto Luchino a conformarsi all’ambiente elitario della sua nascita, anzi. Tutta la sua vita è stata caratterizzata da un certo anticonformismo che gli fruttò l’appellativo de il Conte rosso: le sue simpatie politiche e il suo orientamento sessuale furono solo gli aspetti più evidenti di una personalità poliedrica e difficilmente riconducibile a standard “aristocratici”.

Gattopardo
Il Gattopardo

In un’Italia travolta dalla guerra, Luchino Visconti si avvicina all’allora illegale Partito Comunista e l’incontro con gli intellettuali della rivista Cinema sarà alla base di una nuova idea di cinema, emancipata da quella dei telefoni bianchi in favore di una che rispecchiasse la realtà e i drammi quotidiani della gente comune. Non a caso, nonostante le sue origini altolocate, Visconti è considerato, insieme a De Sica e a Fellini, uno dei padri del Neorealismo, causa che sposò con abnegazione allestendo pellicole che, fra le altre, traevano ispirazione dal Verismo gretto, sincero e senza filtri dei romanzi di Verga (L’amante di Gramigna, che però fu preventivamente censurata dal Partito Fascista, e La terra trema, tratto da I Malavoglia). Questa vocazione letteraria è il fil rouge della filmografia del regista lombardo che portò in scena, fra le altre, i melodrammi lirici de La Sonnambula e La Traviata (1955), Le notti bianche (1957) basato sull’omonimo romanzo di Dostoevskij, Boccaccio ’70 (1961) e, naturalmente, Il Gattopardo.

Il capolavoro del 1962 rappresenta l’acme del cosiddetto (ma discutibile) “tradimento del Neorealismo”, consumato, a detta dei detrattori di Visconti, nella messa in scena così minuziosa e particolareggiata del dettaglio scenografico inaugurata con Senso (1954).

Con il Gattopardo, Visconti si afferma come uno dei maestri della stagione d’oro della cinematografia italiana: la scena finale del ballo, con un’incantevole Claudia Cardinale e un affascinante Burt Lancaster, è entrata nella storia e ha contribuito alla vittoria della Palma d’Oro al Festival di Cannes del 1963. La fama continentale valica i confini europei e diviene internazionale con la nomination alla migliore sceneggiatura originale nel 1970 con La caduta dei Dei, film di respiro storiografico che narra l’ascesa e la caduta dei ricchi industriali che contribuirono al trionfo di Hitler nella Germania dei primi anni Trenta. Uno dei protagonisti di questo film (il primo della cosiddetta trilogia tedesca) è Helmut Berger, attore austriaco estremamente versatile che intreccerà con Visconti una difficile relazione sentimentale, terminata soltanto con la morte del regista, il 17 marzo 1976. In precedenza, Visconti aveva convissuto con Franco Zeffirelli, altro mostro sacro del cinema italiano.

Alain Delon in "Rocco e i suoi fratelli"
Alain Delon in “Rocco e i suoi fratelli”

Alla luce della sua filmografia, si capisce quindi l’affermazione di Claudia Cardinale citata in apertura. Molti dei lungometraggi di Luchino Visconti narrano di rovine, cadute, declini e umiliazioni: ne La terra trema i pescatori di Aci Trezza sono costretti a tornare dai padroni, quando si accorgono che il loro moto di ribellione li ha condannati ad un’esistenza ancora peggiore. Rocco e i suoi fratelli è il racconto di una famiglia che viene distrutta dalla modernità.

Il tema di un’aristocrazia in declino è ricorrente in alcune delle sue opere più riuscite e a questi stilemi si aggiungono l’estetica raffinata, un formalismo perfetto (talvolta troppo) e la ricerca di un’immagine ideale, che hanno reso l’opera omnia di Visconti un tesoro internazionale. A questo proposito, Claudia Cardinale dirà che

Visconti era generoso, sensibile, educato, tenero, ma mai gentile. Tutto, in lui, era valutato in base al criterio dell’eleganza. La gentilezza non era elegante. A suo parere, solo la cattiveria lo era. Poteva divertirsi con chiunque come fa il gatto con il topo.

Giulio Scollo per MIfacciodiCultura

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