“Nulla dies sine linea”: Antonio Marras in mostra alla Triennale di Milano

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Nulla dies sine linea: Antonio Marras in mostra alla Triennale di Milano

img_20161021_124453-1-1Antonio Marras (Alghero, 1961) è uno figura di riferimento per la moda in Italia e nel mondo. Le sue collezioni traspirano arte e bellezza, ed è proprio questa sinergia a rende uniche le sue creazioni, mentre il suo carattere è da molti e da lui stesso definito “irrequieto”. Partendo da questa confessione, la Triennale di Milano ha voluto rendergli omaggio attraverso una mostra antologica.

Nulla dies sine linea – Vita diari e appunti di un uomo irrequieto è il titolo che accompagna la raccolta di opere che, come dichiara la curatrice Francesca Alfano Miglietti, andrebbe vissuta come «un’esperienza totalizzante, un viaggio in un mondo suggestivo e provocatorio, a volte assoluto e a tratti spregiudicato». Questo è lo spirito giusto che dovrebbe accompagnarci tra le sale allestite ad hoc per l’occasione.
L’esperienza totalizzante della mostra è data dal fascino che le opere emanano, non soltanto sculture e pitture ma vere e proprie “situazioni” da vivere. Le luci sono soffuse e l’atmosfera è rilassante. Il sottofondo musicale che accompagna il percorso è in sintonia con la condizione ricercata.

Il primo step per accedere alla sala principale, dove sono esposte le prime opere di pittura e i disegni, è quello di oltrepassare delle giacche nere appese. Sono tutte uguali, emanano un profumo di lavanda e alla loro estremità è appesa una campanella. Siamo di fronte ad una forma di interazione necessaria per comprendere al meglio il senso della mostra: siamo noi spettatori a completare il senso delle opere attraverso le nostre azioni e le nostre personali reazioni. Sembra quasi che una sensazione di morte ci travolga, infatti un alone di mistero accompagna l’intera esposizione. Ma non ha un valore negativo, al contrario ci invita a guardare queste emozioni con un’ottica differente.

img_20161021_125439-2-1Osservando i disegni e gli schizzi di Antonio Marras notiamo un’influenza di matrice espressionista: i suoi ritratti di donne sono incompleti e misteriosi, e alcune opere sembrano racchiudere i pensieri intimi dello stilista permettendoci di capire molto della sua personalità. La grande sensibilità di Marras è da sempre connessa al mondo dell’arte.

L’allestimento della mostra è concepito attraverso un percorso di opere che si estendono per 1200 metri quadrati ed oltre ai quadri compaiono anche delle sculture di grandi dimensioni. L’elemento più affascinante della mostra è dato però da piccole stanze-installazioni ognuna delle quali rappresenta una “situazione”. Possiamo entrarci entrando di conseguenza in contatto con quegli esserini misteriosi che le popolano, osservare i dipinti che pendono dalle pareti e lasciarci trasportare dalle nostre emozioni.

img_20161021_124948-1-1Antonio Marras è conosciuto come il più intellettuale tra gli stilisti italiani. È noto soprattutto per la sua propensione verso le contaminazioni tra i mondi che lo interessano: cinema, poesia, arte e storia. Attraverso la fusione di queste forme di arte è riuscito a proporre delle opere inedite e innovative connotate da grande creatività. La mostra in questione è un omaggio alla sinergia, le opere sono eterogenee e ci raccontano molto di Marras. L’occhio esteta della moda è quasi sempre presente, nulla è lasciato al caso, ma nonostante ciò un alone di incompletezza permane.

Il titolo della mostra è una famosa frase di Plinio il Vecchio riferita al pittore Apelle che non lasciava passare un giorno senza tratteggiare qualche linea. Lo stesso si può dire di Antonio Marras: tutto per lui diventa materiale artistico, la sua storia personale, la sua terra, i suoi cani, le sue esperienze di vita, tutto è esposto alla merce del pubblico senza filtri. Quaderni, album, diari riempiti di colore che ci raccontano alcune tra le più significative esperienze di vita di questo grande artista. Un uomo visionario, un intellettuale sempre pronto ad esporsi senza troppi indugi. Questo è Antonio Marras.

Flavia Annechini per MIfacciodiCultura

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