L’arte della comunicazione digitale: il MoMA espone gli emoji

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«Quando tutto è arte niente è arte» diceva Bruno Munari e in effetti è proprio così: arte e bellezza per essere definiti tali, devono essere selezionati tra una moltitudine, se ogni cosa è bella ed ha interesse artistico viene meno il concerto alla base di tutto.

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Allora perché il MoMA di New York ha deciso di inserire nella sua collezione permanente gli emoji, le “faccine” ormai perte integrante dei nostri messaggi? La motivazione è duplice: da un lato perché rappresentano una rivoluzione comunicativa di grande portata, dall’altro perché internet è ormai riconosciuto come una di progetto / laboratorio artistico potenzialmente infinito è realmente comune.

I 176 emoji originali, molto più sintetici e stilizzati rispetto a quelli che utilizziamo oggi, sono state create nel 1999 (o meglio, nel 1998 e diffuse il 22 febbraio del 1999) da Shigetaka Kurita per l’azienda telefonica giapponese NTT DoCoMo, ma l’utilizzo di questi “supporti” grafici è entrato nell’uso comune nel 2011: fino ad allora le emozioni erano affidate a parentesi e due punti, ma quando Apple decise di inserire gli Emoticons nelle tastiere dei suoi cellulari, il “fenomeno” è esploso. Si è passati da tratti di pixel a volte incomprensibili a dettagliare rappresentazioni di oggetti, persone, strumenti, tramonti.

Pensare che quando furono create sul finire del XX secolo, le emoji non erano nemmeno pensate per i messaggi o le mail quotidiane: ispirate ai manga, ai segnali stradali e ai caratteri cinesi, e a volte illeggibili, quei piccoli disegni da 12 pixel presenti in più colori venivano inviate ai cittadini  della DoCoMo per dar loro informazioni sul meteo e dove quindi comprare ombrelli o creme solari.

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Ma questi non sono i primi contenuti digitali che il MoMA ha deciso di mettere sotto teca, infatti vi sono già alcuni videogiochi e la chiocciola @: che il prossimo ad essere acquisito sia l’hashtag #? In ogni caso per ora la collezione digitale del museo newyorchese è in divenire e si sta facendo vero e proprio archivio dell’evoluzione umana, riportando il museo alla sua funzione primaria, ovvero essere testimone dell’evoluzione dell’uomo.

Ovviamente non aspettatevi pannelli grafici protetti da un vetro: quando da dicembre le emoji saranno visibili al museo, come veri e propri reperti storici del recente passato, saranno visibili su pannelli multimediali pensati ad hoc. Non solo comunicazione evoluta, nuovi linguaggi e velocità di connessione, internet ha infatti sdoganano il concetto di immaterialità, prima del suo avvento al limite del metafisico. Ovviamente anche l’arte che ne deriva non può che essere immateriale, puro concetto in due dimensioni come i sorrisi, i fiori e i treni della tastiera emoji del nostro smartphone. E questo è solo l’inizio. 😊

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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