Jonathan Swift e i suoi satirici “I viaggi di Gulliver”

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Jonathan Swift e i suoi satirici I viaggi di Gulliver

Jonathan Swift e i suoi satirici "I viaggi di Gulliver"Il 28 ottobre del 1726 viene pubblicato I viaggi di Gulliver dello scrittore Irlandese Jonathan Swift (Dublino 30 novembre 1667 – Dublino 19 ottobre 1745). Il testo viene narrato in prima persona imitando, con fini ironici, lo stile freddo e distaccato dei resoconti di viaggio. Inizialmente è edito in forma anonima a causa della forte critica sociale di cui si fa portavoce, motivo per cui nella prima edizione il testo viene largamente manipolato dell’editore. In modo del tutto inaspettato, il libro suscita moltissimo interesse nel pubblico, tanto da programmare altre due edizioni, questa volta più fedeli alla versione originale.

I viaggi di Gulliver è un racconto nato come affascinante allegoria sarcastica della Royal Society inglese di Giacomo I, ma che nel corso della sua realizzazione si trasforma in una sanguinosa satira della vita pubblica inglese, della Corte, della nobiltà, del governo e dei suoi governanti, degli usi e costumi e delle tradizioni di cui i britannici andavano tanto orgogliosi.
In questo testo straordinario la parola chiave è parodia. Non vi è più nulla di sacro, tutto e tutti possono essere dissacrati e niente è al sicuro dalla penna dell’autore irlandese, dalla sua ironia corrosiva ma sempre geniale, al limite della follia.

I viaggi di Gulliver seguono uno schema ricorrente: il protagonista Lemuel Gulliver, un moderno Ulisse, nel suo infinito navigare e naufragare approda in quattro diverse terre e in ognuna tenta di amalgamarsi, di integrarsi. Il protagonista ricerca quei valori di cui a casa sente la mancanza, in una continua esplorazione verso un regno utopico, che alla fine scoprirà non esistere.

In quest’opera la totale sfiducia e abnegazione di Swift per il genere umano raggiunge il suo picco più alto. Se i piccoli abitanti di Lilliput inizialmente appaiono come un popolo colto ed evoluto, successivamente si dimostrano capaci di intentare una guerra con il vicino popolo dei Blefusco per stabilire quale sia il metodo migliore per rompere un uovo: se dal lato più largo o quello più sottile. All’interno della stessa corte dei Lilliput è in atto una faida tra chi preferisce portare i “tacchi alti” e chi invece preferisce i “tacchi bassi”. Rispettivamente, queste due guerre lillipuziane sono un chiaro rimando ai conflitti tra Aglicani e Cattolici, e tra il partito dei Wigs e dei Tories che travolge la corte inglese proprio in quegli anni.

Jonathan Swift e i suoi satirici "I viaggi di Gulliver"La totale mancanza di fiducia che l’autore dimostra ne I viaggi di Gulliver si estende anche alle generazioni future: i filosofi e gli scienziati dell’Isola fluttuante di Laputa sono del tutto incapaci di applicare la minima praticità alle loro scoperte. Così un manipolo di “illuminati” vuole eliminare l’uso del linguaggio parlato per comunicare solo con gli oggetti coinvolti nella conversazione, portandosi dietro robusti facchini carichi di pesanti fardelli.

L’unico popolo che si dimostra evoluto, razionale, privo di antagonismi e conflitti, è quello degli Houyhnhnms, cavalli che parlano, pensano e ragionano meglio delle persone. Quindi di fatto non umani, che considerano l’uomo, che in questa ultima terra viene chiamato Iahù, come un essere bestiale privo di raziocinio e dall’aspetto animalesco. Gulliver sarà bandito dalla terra dei Houyhnhnms perché troppo simile a quelle bestie dalla forma umana che tanto disprezzano.
Il protagonista dopo tanto navigare sarà costretto a far ritorno a casa. Ma se Ulisse alla fine della sua Odissea è un vincente,
Gulliver tornando in patria ne uscirà sconfitto. Avendo conosciuto l’evoluto popolo dei cavalli, riuscirà a sentirsi a casa solo nella stalla, disprezzando il resto dei bestiali Iahù.

Camilla Ghellere per MIfacciodiCultura

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