Una mostra, due città e un unico brand: i 25 anni di MUJI in Europa

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Una mostra, due città e un unico brand: i 25 anni di MUJI in Europa

Una mostra, due città e un unico brand: i 25 anni di MUJI in EuropaChi non ha mai visto, utilizzato, desiderato o acquistato un oggetto MUJI? Impossibile non possedere almeno un quaderno, una penna o delle pantofole di questa straordinaria azienda di arredamento e abbigliamento giapponese fondata nel 1980. Sono passati però 25 anni da quando il primo store MUJI ha valicato i confini giapponesi arrivando nel department store di Liberty London, portando così in Europa degli oggetti di design fatti di forme semplici, colori neutri e materiali eco-sostenibili.
Per festeggiare questo anniversario, MUJI ha organizzato nei sue due store di St Martin’s Courtyard di Covent Garden a Londra (dal 18 ottobre al 23 ottobre) e di Corso Buenos Aires a Milano (dal 27 ottobre al 7 novembre), una mostra che presenta al pubblico venticinque manifesti di campagne pubblicitarie del brand. 

Protagonisti indiscussi dell’esposizione sono il designer Ikko Tanaka che è stato responsabile dell’identità visiva del marchio, creando la maggior parte della sue pubblicità con il suo mix sapiente tra influenze occidentali e tradizione asiatica, e Kenya Hara, designer che ha portato avanti la filosofia aziendale con l’aggiunta di un tocco personale. Alcuni dei loro poster in mostra evidenziano l’aspetto umoristico e ludico delle comunicazioni dell’azienda giapponese, così come esaltano alcuni dei concetti fondamentali della filosofia di MUJI, per esempio la semplicità e l’economicità.

Una mostra, due città e un unico brand: i 25 anni di MUJI in EuropaIl nome MUJI, usato dal 1999, deriva dalla frase Mujirushi Ryōhin, che in giapponese significa buoni prodotti senza marchio, questo infatti è uno dei concept fondamentali dell’azienda. Altro punto di forza di MUJI, fin dalla sua nascita, è quello di creare prodotti di alta qualità a prezzi competitivi, utilizzando materiali selezionati, processi di manifattura estremamente fluidi e semplificazione degli imballi. L’azienda nasce, infatti, come critica al boom economico del Giappone degli anni ’80, durante il quale i prodotti costosi e griffati provenienti dall’Occidente si opponevano ad altri di scarsa qualità.

Oltre all’esposizione dei poster delle pubblicità del passato, in occasione di questo anniversario si vuole far vivere al pubblico delle esperienze divertenti e originali. MUJI ha infatti invitato sei blogger di design e lifestyle a personalizzare la vetrina con il proprio #myMUJI giornaliero: ogni giorno un blogger personalizza e allestisce i prodotti MUJI preferiti in uno spazio dedicato. All’interno della mostra si trova anche una cabina fotografica #myMUJI, dove i visitatori possono selezionare uno dei 25 prodotti e scattare una foto all’interno di uno scenario ambientato.

Una mostra, due città e un unico brand: i 25 anni di MUJI in EuropaDai mobili alla cancelleria, dagli abiti all’arredamento da bagno e cucina, in tutte le nostre case o borse troviamo oggetti dell’azienda giapponese che ha conquistato il mondo. Tutti ad esempio conoscono il lettore CD disegnato da Naoto Fukusawa nel 1999 che è entrato addirittura a far parte della collezione permanente del MoMA di New York.

Il bello di questo brand è che chi lo acquista ha sempre un ruolo attivo nella fruizione dell’oggetto. Nel sito di MUJI troviamo infatti scritto che i suoi prodotti:

Nati da un processo di creazione estremamente razionale, sono essenziali ma non in modo minimalista. Sono cioè come recipienti vuoti. La semplicità e gli spazi vuoti danno luogo a una grande universalità, riuscendo ad abbracciare i sentimenti e i pensieri di chiunque

La mostra organizzata a Milano, vuole far conoscere ulteriormente questo brand interessante e con una filosofia alle spalle ben radicata. La sua comunicaziona come è evidente, è sempre state in linea con i principi dell’azienda. MUJI, spiega infatti il The New Yorker in un suo articoloha sempre rispecchiato nelle sue pubblicità i principi della filosofia aziendale, cioè che «una vita senza logo, senza colori sgargianti e angoli appuntiti è pacifica, libera da distrazioni e eccessi».

Laura Cometa per MIfacciodiCultura

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