La fotografa indiana Dayanita Singh in mostra a Bologna

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La fotografa indiana Dayanita Singh in mostra a Bologna

Blue Book 9 Dalla serie "Blue Book", 2008
“Blue Book 9” dalla serie “Blue Book”, 2008

È stata inaugurata lo scorso 12 ottobre la mostra fotografica di Dayanita Singh, nota fotografa indiana contemporanea, presso la Fondazione MAST di Bologna, che rimarrà in esposizione fino al 8 gennaio 2017.

Nata a Delhi nel 1961, l’artista esordisce negli anni Novanta nel mondo del fotogiornalismo e dei reportage, ritraendo nei suoi lavori un’India ricca, alto-borghese, della quale ne delinea perfettamente gli interni, sfatando così il mito dell’India coloniale, esotica e povera che noi occidentali siamo soliti preconfigurarci.
Nelle opere più recenti invece, Dayanita ha mutato il suo modo di fare fotografia, passando dallo stile documentaristico ad uno più saggistico in cui, muovendosi in un mondo privo di parole, nel quale la voce è data soltanto alle immagini, l’artista ci esprime archetipi opposti come vita interiore ed esteriore, presenza ed assenza, pieno e vuoto, realtà e sogno, trasformandoli in un insieme nuovo, personale e poetico.
Con questa ricerca fotografica documentaristica e poetica insieme, Dayanita Singh ha sviluppato ritmi narrativi e criteri di successione delle immagini del tutto nuovi. La sua forma espositiva è infatti innovativa: grazie ad arredi in legno quali carrelli, tavoli e paraventi, che riprendono il concetto di griglia modernista, costruisce la sua definizione di museo, ossia una struttura mobile, portatile e modulabile che sia in grado di conferire alle sue fotografie un significato rinnovabile ed una fisionomia mutevole.

Senza titolo dalla serie "Museum of Men – Recent", 2013
Senza titolo dalla serie “Museum of Men – Recent”, 2013

La mostra – ideata e curata da Urs Stahel – propone un percorso di circa 400 fotografie, provenienti da diverse serie, che ritraggono ora macchinari giganteschi che esalano vapori, ora luoghi deputati all’organizzazione del lavoro, i quali, grazie alla forma quasi labirintica in cui vengono presentanti, non si limitano a descrivere gli ambienti produttivi, ma li caricano di potenza espressiva psichica in cui possiamo riconoscere scenari di dolore, speranze ed esperienze.

I gruppi di opere saranno quindi incentrati sul lavoro e sulla produzione, sulla vita, sulla sua gestione quotidiana e la sua archiviazione. Tra le serie di particolare rilievo ricordiamo Museum of Machines, Museum of Industrial Kitchen, Office Museum, Museum of Printing Machines, Museum of Men e File Museum. In quest’ultima l’artista si centra sull’India degli archivi, intesa come accumulo di eventi, processi storici impilati gli uni sugli altri, che si susseguono in un continuo mutarsi di esperienze.

Il mondo degli archivi è interpretato dalla Singh come una realtà dominata dalla carta, dagli articoli di legge, piena di vita ma al tempo stesso portatrice di ombre, nella quale i documenti si decompongono, si sgretolano ma che, nonostante questo, continuano a sembrare vivi, attuali ed in uso in un modo paradossale che pochi artisti sono capaci di evidenziare come riesce invece a fare l’occhio acuto della Singh.

©Dayanita Singh, Blue Book 18 Dalla serie “Blue Book”, 2008
“Blue Book 18” dalla serie “Blue Book”, 2008

In mostra troviamo anche la serie in cui viene rappresentata l’India che produce. L’occhio dell’osservatore si sofferma quindi sui macchinari per poi passare in rassegna i metodi lavorativi, i luoghi riservati alla produzione ed all’organizzazione. Ritroviamo quella condizione psichica e labirintica alla quale avevamo accennato in precedenza che il critico e scrittore Aveek Sen descrive così:

Trascorrendo più tempo con queste creature e contemplando gli spazi d’incontro che occupano o evocano, paradossalmente sentiamo farsi strada dentro di noi la sensazione di trovarci di fronte a una personalità, a un carattere individuale.

Carattere forte, dirompente, mutato durante il corso degli anni attraverso la continua sperimentazione di sé e del suo fotografare, Dayanita Singh ci viene qui raccontata nella sua interezza, attraverso il susseguirsi nella mostra delle fotografie da lei realizzate, incastonate nei suoi musei – mobili.

Martina Baronti per MIfacciodiCultura

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