Salta la grande mostra di Manet a Torino: si farà a Milano

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Salta la grande mostra di Manet a Torino: si farà a Milano

edouard-manet-il-pifferaio-1866-olio-su-tela-168x98-cm-1La grande retrospettiva dedicata ad Édouard Manet in programma a Torino nel 2017 non si farà. L’intenzione di chiudere il “ciclo” degli impressionisti dopo le mostre di Degas, Monet e Renoir purtroppo non verrà perseguita: talvolta le questioni politico-amministrative sono più forti delle iniziative culturali. Ma Skira, la casa editrice che produce la mostra, ha da tempo firmato l’accordo con il direttore del parigino Musée d’Orsay, Guy Cogeval, per portare le opere di Manet in Italia e il mandato di Cogeval a marzo scadrà: perdere un’opportunità unica come quella di portare le opere di Manet in Italia o cercare una nuova location?

A quanto pare dunque, la grande mostra si farà a Milano. Potrebbe sembrare l’ennesimo motivo di scontro tra il capoluogo piemontese è quello lombardo, ma la verità è che di fronte alle ostilità politiche è meglio cercare le soluzioni più concrete possibili, indipendentemente dai campanilismi.

L’antefatto che ha portato a questo cambio di location con annesse mutazioni di significato della mostra, non è ovviamente legato alla prevaricazione culturale di una città sull’altra (insomma, non è andata come il Salone del Libro), bensì al clima politico torinese: la nuova sindaca Chiara Appendino ha cambiato i programmi e i progetti anche culturali che erano stati approvati dalla precedente giunta guidata da Piero Fassino. Ma proprio mentre un anno fa notavamo l’importante svolta culturale di Torino, con il suo incredibile programma di mostre, eventi ed attività, Appendino ha voluto invertire la tendenza della grandi esposizioni, dicendosi contraria alle “mostre blockbuster”: una presa di posizione più che lecita, ma che ha costretto Massimo Vitta Zeldman, presidente di Skira, a cercare accoglienza altrove.

edouard_manet_-_le_dejeuner_sur_lherbe-1Ma se la sindaca aveva più volte manifestato l’interesse a chiudere la Fondazione per la cultura, impegnata nei rapporti con gli sponsor, ora però chiede le dimissioni di Patrizia Asproni, presidentessa della Fondazione Musei, per la mancata finalizzazione della mostra:

La Città non può tollerare che una fondazione non sia in grado di mantenere i rapporti con un importante soggetto culturale. È la seconda volta che apprendiamo informazioni importanti riguardanti la Fondazione Torino Musei leggendo le dichiarazioni della presidente a mezzo stampa. Questo non è tollerabile, perché se fossimo stati interpellati come amministrazione, avremmo potuto dare il nostro sostegno ad una mostra che avrebbe completato la trilogia sulla pittura impressionista dopo le mostre di Renoir e Monet. Mi aspetto che, per responsabilità, nei prossimi giorni la presidente rassegni le proprie dimissioni.

Come stanno dunque le cose: effettivamente la giunta pentastellata è contraria ai grandi nomi dell’arte? Non si direbbe da quanto dichiarato, ma forse c’è stato un tentennamento di troppo che ha costretto ad una scelta drastica.

at-father-lathuille-1879-edouard-manet-1L’assessore alla cultura del Milano, Filippo del Corno, ha dichiarato che la città ha colto un’opportunità unica, rinsaldando i già ottimi rapporti con il Musée d’Orsay e che la mostra dal titolo provvisorio Manet, la Parigi moderna sarà una grandiosa indagine curata da Caroline Mathieu e Isolde Pludermacher, sul concetto di grande città, che vedrà esposte  50 opere di Manet affiancate da altrettante di artisti suoi coevi, come Renoir o Monet.

Nella Milano sempre più internazionale, anche  le mostre giocano un ruolo attrattivo fondamentale: ma possono essere chiamate questo genere di iniziative dei “blockbuster”? Può davvero essere applicato il concerto di “commerciale” all’arte come nel cinema, nella musica e nella letteratura? Sono queste mostre esclusivamente operazioni di marketing quasi del tutto prive di legittimità culturale? Tante sono le domande che ruotano intorno ad eventi di tale portata, dove più che l’arte, è il suo sfruttamento ad essere “commerciale”, ma anche in questo caso definirne i confini è piuttosto complicato.

Forse Torino ha perso un’occasione oppure è semplicemente rimasta coerente con il proprio pensiero, perciò non ci resta che scoprire quale altri eventi culturali ha in serbo Chiara Appendino per dare ancora più lustro alla sua città.

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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