José Molina e l’arte surrealista dal retrogusto junghiano

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José Molina e l’arte surrealista dal retrogusto junghiano

Le Formiche II, 2005
Le Formiche II, 2005

La galleria Deodato di Milano presenta Uomini e altri demoni a cura di Chiara Gatti, grazie alla quale fino al 26 novembre 2016 sarà possibile visionare 40 opere dell’artista José Molina. Una personale che spazia fra dipinti a olio, disegni, sculture e un nucleo importante di inediti recenti.

José Molina (Madrid 1965) è un artista spagnolo che vive e lavora in Italia: le sue opere sono incentrate principalmente sulla ricerca dell’uomo e della sua psicologia, e attraverso il linguaggio della pittura e del disegno Molina riesce a coniugare tecnica e immaginazione.

La mostra si articola su due livelli: al primo piano un primo “assaggio” di opere dell’artista scorrono lungo le pareti della galleria, catturando l’attenzione dalle vetrate esterne. Nel sotterraneo invece oltre a pitture e disegni, sono presenti alcune sculture. Gran parte dei lavori sono custoditi a questo livello e offrono allo spettatore una visione decisamente più approfondita del mondo di Molina.

José Molina e l'arte surrealista dal retrogusto junghianoL’attenzione ai dettagli e l’uso sapiente di diversi materiali sono i dettagli che contraddistinguono le sue opere, e la grande sensibilità con cui l’artista affronta questo aspetto, mette in luce alcune tra le sfaccettature più oscure della natura umana. Quello che la mostra cerca di raccontare è il mondo sommerso della ricerca dell’artista e il suo interesse in bilico tra psicoanalisi, antropologia  e surrealismo. Si tratta di una sorta di viaggio mistico dentro le anse della nostra mente, di una ricerca quasi occulta degli istinti primordiali che ci appartengono. L’uomo e il suo rapporto con la vita, la morte, l’esistenza stessa reale, il sogno e gli incubi: questi sono gli elementi fondamentali che coinvolgono l’arte di Molina.

Attraverso le sue opere possiamo ritrovare alcuni aspetti tipici dell’arte surrealista che affondano le loro radici nella psicologia: Jung, nel caso specifico di Molina, è una figura centrale. Non solo, la fisiognomica rinascimentale è sfruttata dall’artista per tracciare caratteri psicologici e morali dei suoi soggetti attraverso ritratti sorprendenti. L’uomo di oggi e le sue relazioni con l’altro e con l’ambiente è il protagonista di una serie di opere note ed esposte in più occasioni, inclusa questa mostra. Le Formiche II è il dipinto di riferimento ed è la rappresentazione del dualismo del potere: il demone sociale di questa opera si manifesta nella propensione di dominare i deboli.

José Molina - Una sola lacrima, 2014
Una sola lacrima, 2014

In mostra sono presenti numerose collezioni ognuna delle quali caratterizzata da un tema specifico. In Los Olvidados affiora in superficie ad esempio un corteo di creature ferite dalle leggi della selezione. In AnimaDonna è la poetica che fa muove opere come Lucy, la prima Eva: si tratta di un dipinto omaggio alla donna vissuta sulla terra tre milioni di anni fa, un tuffo nel passato e un invito sublime alla riflessione sulla creazione. In The monsters under my bed l’attualità torna al centro del discorso: episodi di violenze e sopraffazione sono al centro della critica di José Molina. Vizi e potere molesto allo stesso modo.

L’arte di José Molina è in bilico tra la lezione junghiana e surrealismo. Junghiana perché affonda le sue radici nella matrice psicologica inconscia e le relative reazioni sostenute dal metodo del medico svizzero sono tradotte però dall’artista in disegni e dipinti dal sapore surrealista. Surreale è dunque la reinterpretazione della realtà attraverso la non logica del pensiero incoscio. Le figure che emergono dalle opere di Molina d’altra parte non sono quasi mai necessariamente razionali, ma sono liberi pensieri e immagini senza freni inibitori che scorrono lungo le pareti della galleria. A noi non resta far altro che seguirle.

Flavia Annechini per MIfacciodiCultura

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