Donne e letteratura: il genere influisce sulla capacità di scrittura?

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Donne e letteratura: il genere influisce sulla capacità di scrittura?

lautrec-1Le donne scrivono meglio degli uomini? Domanda complessa e, se vogliamo, non del tutto lecita, alla quale fanno da corollario altre domande, in primo luogo se esiste un canone di scrittura femminile con il quale si possa accostare Virginia Woolf a Stephenie Meyer, e in secondo luogo bisognerebbe chiedersi cosa s’intende per “meglio” in letteratura.

Ma andiamo con ordine.

Nella nostra società moderna, dove la tendenza generale è (o si spera sia) quella democratica che verte a raggiungere una sostanziale uguaglianza tra tutti i suoi componenti – cioè di fornire gli stessi diritti e gli stessi doveri a tutti – tirare una linea netta tra uomini e donne è un atteggiamento retrogrado e, se vogliamo, sessista al pari della discriminazione di genere che ha caratterizzato le epoche precedenti. Anche in questo caso, infatti, ci ritroviamo di fronte ad un mero stereotipo che va a rompere l’equilibrio tra forze che la società ha faticosamente raggiunto e che in molti casi è ancora pericolosamente precario. Nella realtà, prendere le distanze, nascondersi dietro un’etichetta predefinita è un gioco che non regge, e colui che n’è fautore infine è destinato alla resa di fronte alla complessità del mondo.

Ciò mi permette di introdurre un’ulteriore domanda: chi è veramente la donna ai giorni nostri? Quali caratteristiche le attribuiamo? Che ruolo impiega all’interno della società? E di conseguenza: che tipo di letteratura può produrre?

Anna Andreevna Achmatova
Anna Andreevna Achmatova

La figura della donna nella società attuale è talmente poliedrica e sfaccettata che ci troviamo in imbarazzo a rispondere a queste domande. È la madre, la donna in carriera troppo impegnata per avere figli, la moglie, la convivente (o in alcuni casi la terribile ex moglie). È l’amica, la collega competitiva a lavoro, la dipendente e il capo ufficio. Le sue mansioni si sono notevolmente allargate e diversificate e anche la sua forma mentis è diversa, non è più sensibile degli uomini né più emotiva. Non possiamo più neanche basarci sulle sostanziali caratteristiche biologiche per definirne il ruolo sociale perché la scienza ha ormai abbattuto anche quella barriera.
Non dobbiamo poi dimenticare che adesso viviamo in una realtà multiculturale e che il concetto di donna varia non solo di paese in paese ma anche di società in società e da un gruppo etnico all’altro e questo dovrebbe apparire abbastanza evidente quando incrociamo per strada una donna con il velo.
Ma non basta solo questo: anche le donne stesse hanno difficoltà a dare una netta definizione al concetto di donna per tutta quella serie di fattori psicologici e sociali che abbiamo visto sopra.

E se la definizione di donna è così complicata, non voglio neanche pensare a quella di letteratura femminile. Non esiste alcun canone o denominatore comune che permetta questa folle operazione e poi, diciamocelo, a che cosa servirebbe? La letteratura non è una forza piegata alla realtà, il suo scopo primario non è la denuncia delle ingiustizie o la trasmissione di idee di un autore o un autrice ma è sublimare una pulsione che tutti hanno: quella di raccontare.

venere-botticelli-1Per questo motivo è anche difficile chiarire cosa s’intende per “meglio”, se si valuti la tecnica, il contenuto o entrambi. Senza contare poi che la letteratura non solo è un mondo ricchissimo ma che si sviluppa su più piani: ci sono saggi, gialli, romanzi rosa, romanzi ormai entrati nel canone letterario che rendono la valutazione ancora più complessa se non addirittura impossibile: come si fa a comparare un romanzo rosa ad un romanzo sperimentale solo per il semplice fatto che le autrici sono donne? Ogni tentativo di classificazione rigorosa cade inevitabilmente.

Ma se dopo quanto detto sopra alcuni storcessero ancora il naso di fronte all’idea che alla complessità del mondo letterario sia inapplicabile uno schema precostituito, allora è bene ricordare Anna Achmatova, che per suo volere si faceva chiamare poeta e non poetessa poiché la poesia non è né femminile né maschile: è qualcosa che va al di là di questi concetti.

Eleonora Bodocco per  MIfacciodiCultura

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