“In Principio (e poi)”: lo Studio Azzurro ai Musei Vaticani

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In Principio (e poi): lo Studio Azzurro ai Musei Vaticani

Studio Azzurro - In Principio (e poi)Le immagini dei detenuti del carcere di Bollate si rincorrono sullo schermo, solo quando il visitatore poserà le mani sulla loro sagoma potranno parlare e raccontare la loro storia; si manifesta accanto a loro la creazione con nomi di piante e animali spiegata con la lingua dei segni da un gruppo di sordomuti.
È questo il concetto di Creazione degli artisti dello Studio Azzurro, che così lo avevano espresso in occasione della Biennale di Venezia del 2013 con l’opera In Principio (e poi), video installazione interattiva che è stata donata ai Musei Vaticani.

La partecipazione del 2013, è stata la prima per la Santa Sede alla Biennale, che in quell’occasione ha proposto un padiglione ispirato ai libri della Genesi dal nome In Principio, scelto dal presidente del Pontificio Consiglio della Cultura: agli artisti di Studio Azzurro è stato invece affidato il compito di rappresentare la Creazione.
Per la De-Creazione è stato scelto il fotografo ceco Joseph Koudelka, noto per aver testimoniato con i suoi lavori la fine della Primavera di Praga, mentre per la Ri-Creazione è stato designato il pittore di origini australiane Lawrence Carroll, noto per la straordinaria capacità di riutilizzare materiali di recupero.

L’esposizione ai Musei Vaticani rispetta l’originale composta da 3 padiglioni, riadattati per la diversa location, infatti la Sala Studio Azzurro ripropone le suggestioni già sperimentate durante l’evento precedente: La luce in mano (schermo a terra), La parola in mano (i due schermi laterali), La memoria in mano (schermo frontale). Il riallestimento è stato curato insieme all’architetto Roberto Pulitani che ha mantenuto anche la parte affidata a Carroll, insieme a tre opere di Tano Festa in una sala adiacente.

11_sala_foto-musei-vaticani-2-1La videoinstallazione degli artisti milanesi è la prima esposizione permanente nel suo genere all’interno dei Musei Vaticani ed è inaugurata lo scorso 28 settembre. Lo scopo degli artisti è quello di completare l’opera grazie all’interazione dello spettatore e le videoambientazioni di questo tipo non sono nuove al collettivo artistico milanese: la loro arte è proprio incentrata su questo.

La particolarità dell’arte di Studio Azzurro è quella di emozionare con la tecnologia e negli ultimi vent’anni sono stati gli artisti più esposti, copiati e osannati a livello internazionale, da New York a Tokyo passando per le capitali europee.
La loro esperienza si basa su nuovi mod’ di sperimentare l’arte che mettono in contatto l’autore, il protagonista e lo spettatore dell’opera con un occhio sempre vigile alla natura e all’antropologia.

Paolo Rosa, componente scomparso del collettivo artistico, ha definito Studio Azzurro una «bottega d’arte contemporanea» che «non ha regole stabilite». Non ci sono, però , parole più appropriate per descrivere la loro arte che le loro:

I nostri sguardi ci si precipitarono dentro, e noi con loro. Con l’idea che se da quel momento le immagini elettroniche avevano invaso il nostro mondo, la nostra realtà, la nostra vita, noi, attraverso quella finestra avremmo potuto invadere quell’universo di luce e provare a capirne la natura, cimentando la nostra creatività per scoprirne la poesia. Dispiegando le vele delle immagini, il viaggio ebbe inizio. Esplorando, in principio, lo stesso oceano su cui galleggiava la nostra nave – provammo, poi, a pensare a destinazioni più precise che ci portarono inevitabilmente fuori dalle rotte normalmente praticate dal mercato dell’arte.

Chiara Napoli per MIfacciodiCultura

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