“That’s Life”, la stravaganza artistica di Ugo Nespolo approda a Catania

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That’s Life, la stravaganza artistica di Ugo Nespolo approda a Catania

0559-1L’ironia e l’anticonformismo di Ugo Nespolo invadono dinamicamente gli spazi della deliziosa galleria d’arte della Fondazione Puglisi Cosentino a Catania, con la straordinaria mostra That’s Life, ideata e promossa dalla Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo e curata dal noto critico d’arte Danilo Eccher. L’esposizione propone sia un percorso a ritroso nel tentativo di ricostruire parti mancanti della storia dell’arte contemporanea degli anni ’60, focalizzando maggiormente l’attenzione verso l’Arte Povera, sia la delineazione del profilo di una delle figure più irriverenti dell’ambito artistico italiano del dopoguerra e il suo contesto storico, vissuto tra le prime esperienze Fluxus (movimento artistico mosso dalla comune aspirazione degli artisti del tempo di superare i limiti dell’estetica tradizionale contestando, sbigottendo e sovvertendo la propria realtà storica) e le prime sperimentazioni cinematografiche.

In occasione di questa prima mostra dell’artista in Sicilia, sono circa 170 le opere esposte, realizzate fra il 1967 e 2016. Tra queste vi sono dipinti, installazioni, sculture, disegni, mobili e costruzioni in legno eseguite con le tecniche più disparate, utilizzando materiali sempre differenti, riflesso della tendenza di Nespolo di toccare e di sperimentare su più ambiti possibili: grafica pubblicitaria, design, teatro, illustrazione, abbigliamento e persino cinema. Ed è proprio al cinema di Nespolo che è dedicata una sezione speciale della mostra, nella quale vengono proiettati alcuni frammenti delle opere sperimentali più bizzarre dell’autore. Inoltre alla mostra è dedicato un catalogo edito da Franco Maria Ricci che insieme all’accurata antologia critica di saggi dedicati al maestro raccolti dal curatore Danilo Eccher, ripercorrono l’attività dell’artista.

1426872461-1426872440-nespolo-andy-1Ma l’arte di Nespolo non è solo un’arte povera, sperimentale, con sfumature tipiche della Pop Art impregnata di personalissimo dinamismo e vibrante colore. Si tratta di un’arte concettuale, non di quella tipologia che si crede autorizzata ad essere brutta perché si considera intelligente, ma quell’arte concettuale che si mette al servizio della bellezza, travolgendo inesorabilmente sia il cuore che l’intelletto dello spettatore. Nespolo si fa portavoce di tutta un’epoca, rivolgendosi con ironia alla società e alla politica del suo tempo. Un esempio di questo spirito liberista, tipico degli anni ’60, è l’opera denominata Molotov del 1968: un centinaio di bottiglie di champagne dalle quali fuori escono delle micce, opera attraverso la quale l’autore tenta di colpire ironicamente chi teorizzava una politica incendiaria.

img66-1Ugo Nespolo, nato a Mosso il 29 agosto del 1941 ottenne il diploma all’Accademia Albertina di Belle Arti ed in seguito si laureò in Lettere moderne mostrando grande interesse per la semiologia. Esordisce nel panorama artistico italiano negli anni sessanta facendo parte della Galleria Schwarz di Milano, la quale comprendeva artisti del calibro di Duchamp, Picabia, Schwitters, Arman e Baj e proprio con quest’ultimo Nespolo terrà numerose mostre, conferenze ed esposizioni in tutta Europa e negli Stati Uniti. Con Baj, Nespolo frequenta a Parigi Man Ray, il quale gli proporrà il testo di un film dal titolo Revolving Doors, film che Nespolo realizzerà solo nel 1982. Nel ’68 realizza una serie di mostre e incontri a Torino sotto il titolo Les mots et les choses dove con Ben Vautier, Boetti ed altri numerosi artisti, dà luogo ad una serie di eventi e concerti Fluxus. L’incontro con gli artisti del New American Cinema come Jonas Mekas, Warhol, Yoko Ono e P. Adam Sitney diede il via al cinema sperimentale in Italia ed in seguito collaborò con la RAI realizzando videosigle e pubblicità portando l’arte in ogni casa italiana. Dagli anni ’60 ad oggi, Ugo Nespolo continua ad essere una colonna portante dell’arte contemporanea divenendo lui stesso, attraverso il suo operato, un’icona pop a tutti gli effetti.

Lorena Di Stabile per MIfacciodiCultura

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