Back toDay. 20 ottobre

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Back toDay. 20 ottobre

È dai tempi del «Non omnis moriar» («Non morirò interamente») di Orazio che continuiamo a bearci della certezza che l’Arte sia in grado di darci l’immortalità. Ma c’è immortalità e immortalità: un conto è che i posteri ci rammentino come una Venere, un altro è che il Mondo ci ricordi per sempre come una Mosca! Nel 1780 nasceva Paolina Borghese, a cui Canova asservì il proprio scalpello (verosimilmente “aiutandola” meno rispetto a suo fratello Napoleone, dal punto di vista estetico); la radiosa Paolina è nell’occhio di tutti come la Venere Vincitrice in panciolle (termine relativo: i soggetti dei neoclassici erano sempre troppo inamidati per essere spaparanzati) su un triclinio, dopo essersi aggiudicata il voto di Paride nel contest tra le dee più belle.

La Mosca a cui ho fatto riferimento invece non è Jeff Goldblum nell’omonimo film di Cronenberg; è il soprannome dell’occhialuta moglie di Eugenio Montale, Drusilla Tanzi, morta cinquantatré anni fa. Quando leggiamo «Ho sceso dandoti il braccio / almeno un milione di scale», è a lei che Montale si riferisce.

Una cosa è certa: quando Paolina/Venere, dopo duecento anni e passa, scenderà dal triclinio, sarà talmente sciancata che avrà pure lei bisogno di un braccio a cui aggrapparsi.

 

E che ci si vuol fare? / Semai la fama arriva,

include spesso qualche / spiacevole deriva.

 

Andrea Meroni per MIfacciodiCultura

 

 

 

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