Umberto Boccioni e l’arte del contrasto

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Umberto Boccioni e l’arte del contrasto

19 ottobre 1882, nasce Umberto Boccioni.

Materia-quadro-Boccioni
Materia

Materia – il ritratto della madre in primo piano. Sul balcone di casa è raffigurata immobile. Ferma e silente. Eppure, emerge quell’energia, quella dinamicità sprigionata dalle emozioni. Emozioni di un uomo che è in grado di rappresentarle. Di renderle concrete e visibili alla vista umana. Un’artista.

Boccioni (Reggio Calabria, 19 ottobre 1882 – Chievo, 17 agosto 1916)  attraverso il ricordo della donna, simbolo della facoltà generatrice, che produce – genera, appunto – sentimenti, suggestiona noi spettatori, resi partecipi di quegli stati d’animo elettrizzanti. Le percezioni vengono dipinte come soggetti materiali e poi corrono e si disperdono sulla tela con tratti netti e plastici. Patchwork emozionale.

Dinamicità della materia: movimento e staticità all’unisono. Una vera rivoluzione. Sembra un controsenso, ma Boccioni, attraverso la sua arte, ci rivela come il mondo di continuo accosti macchie complementari di colori, persone, situazioni che rendono la vita scattante e immobile contemporaneamente. Il rapporto con la realtà è stimolante: la ricerca si fonda sul tentativo di risoluzione di quell’intrigante dissidio che lega la fisicità della materia e la dinamicità del movimento. Di qui, la scelta di non trovare soluzione, ma di rappresentarle entrambe per come sono, insieme. E ne emerge un’intrigante complementarietà.

Il coinvolgimento è totale. Non solo la madre ma anche le figure accennate di un cavallo rosso, a sinistra, e di un uomo che cammina, a destra, sono travolte e travolgono lo spettatore. Il vortice della vita assorbe qualunque cosa incontri.

E non bisogna dimenticare Milano. Milano che nei primi anni del Novecento spiccava il volo verso la tecnologia, l’industria e progresso, ovvero gli ingredienti essenziali della società moderna. In linea con questo turbinio di innovazioni e cambiamenti, nasce il movimento Futurista. Il Manifesto del Futurismo, pubblicato nel 1909 sul giornale parigino Le Figaro, pone in evidenza una nuova estetica della velocità. La metropoli milanese che ospita il Boccioni dal 1907, lo conquista.

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Visioni Simultanee

Nel periodo ancora divisionista Boccioni dipinge Officine a Porta Romana – 1909 – e si percepisce sin da ora, quanto la caotica città lombarda riesca a sfondare le pareti e le porte dei suoi cittadini fino a occupare anche gli spazi della loro intima solitudine domestica. E Visioni Simultanee del 1911 ci da la conferma.

Visioni Simultanee – La donna, affacciata sul balcone di casa, è parte del disordine cittadino. La visione dall’alto, molto amata dai futuristi, crea questo collegamento dentro-fuori. Non c’è distinzione. La città, con il suo movimento, investe il singolo. E la madre, pure.

Tutti i movimenti e i rumori della strada rimbalzano all’interno, mentre sia il movimento che la realtà degli oggetti si proiettano all’esterno. Noi sentiamo la “sorgente pulsante” della vita cittadina. Le esclamazioni: «Viva l’operaio, l’urbanizzazione, l’epoca tecnico-industriale». Risuonano e cantano sulla tela, allo stesso modo di una trionfale ed assordante fanfara

Umberto Boccioni, presentazione dell’opera a Parigi, 1912

Ma questo caos che rivive nelle abitazioni dei suoi abitanti e operai non è solo rumore assordante, è anche la melodia della crescita. Il canto della città che si diffonde fra le vie e le case, intonando l’inno del progresso. Lì, come sulla tela, la contraddizione è naturale.

 

Sofia Zanotti per MIfacciodiCultura

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