René Burri e Ferdinando Scianna: ai Tre Oci i grandi della Magnum Photos

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René Burri e Ferdinando Scianna: ai Tre Oci i grandi della Magnum Photos

René Burri - Sao Paulo, Brazil, 1960. Image send to Cristiana Giordano (Transaction : 632411071308125000) © Rene Burri / Magnum Photos
René Burri – Sao Paulo, Brazil, 1960 © Rene Burri / Magnum Photos

La Casa dei Tre Oci a Venezia ospita ancora una volta i grandi nomi della fotografia, sta volta con due mostre, visitabili fino all’8 gennaio 2017, dedicate a due grandi nomi della nota agenzia fotografica Magnum Photos: René Burri e Ferdinando Scianna.

In contemporanea con La Biennale Architettura 2016, René Burri. Utopia, curata da Michael Koetzle e organizzata da Magnum Photos in collaborazione con la Casa dei Tre Oci, racchiude tra pianterreno e primo piano nobile 100 scatti dedicati all’architettura: da famosi edifici a ritratti di celebri architetti.

La fotografia di Burri è sempre stata caratterizzata dal voler raccontare le trasformazioni ed i processi storici, politici e culturali significativi del Novecento. Proprio per questo in Utopia, accanto alle immagini di architettura concepita appunto dal fotografo come operazione politica e sociale che lo spinge a viaggiare per il mondo per documentare i fatti del XX secolo, troviamo fotografie di eventi storici significativi, come la caduta del muro di Berlino e le proteste di Piazza Tienanmen a Pechino.

Burri, nato in Svizzera nel 1933 e scomparso nel 2014, inizia la sua carriera più o meno a metà degli anni Cinquanta iniziando a lavorare per riviste internazionali. Diventa socio della Magnum nel 1955 e membro ufficiale nel 1959. A partire dagli anni ’80 inizia ad ampliare i suoi orizzonti intraprendendo numerosi viaggi che gli permettono di sviluppare una maggiore attenzione per i dettagli storici del suo tempo. Come spiegò lo stesso Burri «La macchina fotografica è sempre stata una bacchetta magica per me, mi ha dato l’accesso a posti dove posso intraprendere nuovi esperimenti».

Ferdinando Scianna, Ghetto ebraico
Ferdinando Scianna, Ghetto ebraico © Ferdinando Scianna / Magnum Photos

L’architetto che ha particolarmente colpito ed influenzato Burri è stato senza ombra di dubbio Le Corbusier, a cui dedicò un lavoro con più di 3000 negativi che traggono l’architetto e le sue opere con un approccio all’architettura più sociale, politico e umano.

Come afferma Koetzle la fotografia di René Burri è un mezzo per esplorare e documentare mondi invisibili, «Le fotografie di Burri sono finestre aperte sul futuro».

La mostra non finisce qui; al secondo piano, con più di 50 scatti inediti, Ferdinando Scianna in occasione dei 500 anni del Ghetto ebraico di Venezia, racconta con l’esposizione Il Ghetto di Venezia 500 anni dopo la vita quotidiana del Ghetto non di ieri ma di oggi, con un vero e proprio reportage fotografico nel tipico stile Magnum, ovvero la Street Photography.

Scianna, nato in Sicilia nel 1943, ha iniziato il mestiere di fotografo negli anni Sessanta, raccontando con i suoi scatti la cultura e le tradizioni della sua terra d’origine. Verrà introdotto all’agenzia Magnum dal grande fotografo Henri Cartier-Bresson, conosciuto a Parigi, e ne diventerà socio a tutti gli effetti nel 1989.

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René Burri, Le Corbusier © Rene Burri / Magnum Photos

Con la sua straordinaria capacità, Scianna riesce con le sue fotografie a catturare momenti unici e irripetibili: gesti, sorrisi, sguardi, all’interno di quegli spazi quotidiani del Ghetto, come negozi, ristoranti, luoghi di culto, campi e ponti che possono quasi sembrare banali ma immortalati nelle sue foto acquistano quel qualcosa in più che ti impedisce quasi di volgere lo sguardo altrove. Proprio come dice Denis Curti, curatore della mostra e direttore artistico della Casa dei Tre Oci

Ferdinando Scianna ha saputo costruire un racconto delicato, ha scelto una prosa senza malinconia, ha cercato affinità elettive con affetto e gratitudine. Ha dato forma a una memoria collettiva elevando e distinguendo singole storie: se ne avverte la bellezza e la solennità.

Con le sue fotografie Scianna è perfettamente riuscito nell’intento di far dialogare passato e presente, storia e contemporaneità all’interno di un luogo ricco di atmosfera come il Ghetto ebraico di Venezia.

Maria Cristina Merlo per MIfacciodiCultura

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