#ArtSpecialUNESCO – Il centro storico di Roma

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Colosseo, 79-80 d.C., centro storico di Roma – Ph. A. B

La prima società dell’antica civiltà romana, insediata a ridosso del Tevere, era composta da persone semplici, ma determinate: si trattava di contadini ed allevatori, aggregati in tribù che, oltre alla cura dei campi e delle greggi, si preoccupavano della difesa delle terre e dell’estensione delle stesse. Popolo sbrigativo, dunque, dedito al perseguimento di risultati concreti e affatto incline alle artes sedentarias. Fu solo a seguito delle guerre puniche e macedoni che i Romani, entrati in contatto con la sofisticata civiltà greca, iniziarono a comprendere il valore dell’arte, sapendola apprezzare e rendendola destinataria di specifiche tutele volte a preservarla. Tuttavia dal 753 a.C. (anno in cui, secondo lo storico Varrone, l’Urbe fu fondata) fino al 1980, quando il centro storico di Roma viene incluso tra i beni immobili protetti dall’UNESCO, la città attraversa secoli di glorioso splendore, testimoniati dalla costruzione di importanti opere pubbliche, ma anche di profonda decadenza a causa delle razzie subite dalle dominazioni straniere.

Pensiamo in che stato doveva versare la città durante lo sgretolamento dell’Impero Romano d’Occidente ad opera dei barbari (nel 410 il sacco condotto dai Visigoti di Alarico I, nel 455 il sacco dei vandali di Gerico), o durante la cattività avignonese (lo stesso Petrarca denunciava, in alcune lettere rivolte a Cola di Rienzo, i soprusi a cui le «ingenti testimonianze delle gesta degli antichi» erano state sottoposte per settanta anni, proprio a causa dell’assenza della sede papale a Roma); oppure ancora a seguito della depredazione subita con il sacco del 1527 ad opera dei Lanzichenecchi. Ed ancora si pensi alle campagne italiche condotte da Napoleone Bonaparte che videro prosciugarsi molti fondi patrimoniali artistici italiani anche privati. In particolare per tutta la seconda metà del ‘700 una fitta documentazione di archivio documenta la partenza da Roma di dipinti, sculture e oggetti antichi.

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Scalinata di Piazza di Spagna, 1725, centro storico di Roma – Ph A.B

Il fatto stesso che Roma sia depositaria di una storia talmente ricca da renderla così complessa e stratificata, spinge il Comitato intergovernativo dell’UNESCO ad inserire proprio nel 1980 il centro storico della città, nella lista dei beni immobili, in quanto espressione significativa del patrimonio comune dell’umanità. Il perimetro che delimita la zona protetta dall’UNESCO racchiude numerosi siti di grande interesse per un totale di circa 1470 ettari. Tra questi il Colosseo, i Fori Imperiali, il Pantheon, il Foro Romano, le fortificazioni rappresentate dalle cinta murarie e Castel Sant’Angelo, tutti i progetti urbani dell’età barocca e ancora: tutta l’area del tridente, da Piazza del Popolo a Piazza Navona, passando per Piazza di Spagna, così come il Campidoglio, Palazzo Farnese, Palazzo del Quirinale e l’Ara pacis. Occorre anche ricordare che nel 1990 su richiesta della Santa Sede, il Comitato inserisce nella lista beni immobili anche le Basiliche maggiori quali San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e San Paolo fuori le mura, tutte situate in aree esterne allo Stato-Città del Vaticano (fonte elenco: Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali).

In che modo l’UNESCO riesce nel proprio intento di preservare per le generazioni future un patrimonio tanto vasto? L’UNESCO, ponendosi quale centro di coordinamento delle attività utili alla preservazione dei beni, raccomanda agli stati membri di porre in essere  normative efficaci all’ effettiva conservazione del patrimonio.

Fontana di Trevi, Roma, centro storico. 1732-1762 - Ph. A.B
Fontana di Trevi. 1732-1762, centro storico di Roma – Ph. A.B

L’Italia dunque adempie a tali richieste con la creazione di un sistema di norme che comprende disposizioni a livello costituzionale, a livello legislativo nazionale (d. lgs. n. 42 del 2004) e regionale (L. R. n. 24 del 1998) e infine a livello locale (nel 2010 viene istituito Roma Capitale, ente territoriale comunale speciale). Anche la Santa Sede ha provveduto, per i siti di sua competenza, con la legge sulla tutela dei beni culturali n. 355 del 2001, alla salvaguardia degli stessi.

Tuttavia non si può fare a meno di notare che, nonostante l’apparato di regole esista, questo non sia in grado di tutelare pienamente i beni culturali della Capitale. È proprio per colmare queste lacune che sempre più spesso, negli ultimi anni, organizzazioni di cittadini si assumono la responsabilità di ridare dignità ai luoghi condivisi, esercitando una facoltà loro concessa dalla carta costituzionale all’art. 118, ult. co. nella speranza di renderci consapevoli che

Roma non è una città come le altre. È un grande museo, un salotto, da attraversare in punta di piedi.

Alberto Sordi

Azzurra Baggieri per MIfacciodiCultura

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