“Icone”: la mostra di Gus Van Sant al Museo del Cinema di Torino

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Icone: la mostra di Gus Van Sant al Museo del Cinema di Torino

Gus Van Sant«Mai ho visto un giorno così brutto e così bello»: cosi dice Alex protagonista di Elephant, film di Gus Van Sant con cui il regista statunitense ha vinto la Palma d’oro al Festival di Cannes nel 2003. Il regista ha spaziato notevolmente nel campo del cinema, affrontando con un iperrealismo coerente e multi-sfaccetato, vari filoni di contenuto ed ora torna a noi con una mostra molto interessante, Icone, presso il Museo Nazionale del Cinema di Torino fino al 9 gennaio, co-prodotta dal suddetto e dalla Cinémathèque française e la Cinémathèque de Lausanne. Curata da Matthieu Orléan, in mostra ci saranno ben 180 opere.

Van Sant racconta i suoi film, attraverso scatti, video musicali, disegni per lungometraggi, cortometraggi da 16 mm e la sua arte attraverso il ritratto di River Phoenix stilizzato o i suoi innumerevoli acquerelli. L’utilizzo della polaroid è una costante nel suo lavoro artistico, i suoi giovani, ribelli, audaci e bellissimi protagonisti di film sono avvolti da un’aura di divino e nello stesso tempo di infernale, e Van Sant con i suoi ritratti ci dà modo di avvicinarci al mondo di queste Icone: Keanu Reeves, Nicole Kidman e Matt Damon sono visti con uno sguardo nuovo senza il velo da star che sono soliti indossare, svelati tramite gli scatti e i ritratti nel loro essere fragili e umani e non solo divi belli e dannati.

Con la Trilogia della morte, GerryElephant, Last Days, Gus Van Sant capovolge il significato del sogno americano parlando di violenza, morte, degrado e suicidio. I suoi personaggi sono outsider, ai margini della società, in grado di compiere follie di ogni tipo, ma allo stesso tempo capaci di un’umanità esasperata e toccante.

gus_van_sant-1È un realista ma nello stesso tempo un visionario poliedrico: questa mostra dimostra come un regista possa essere un artista a tutto tondo abbracciando anche la fotografia e la pittura. Egli ritrova i suoi idoli attraverso un occhio curioso e attento, dove le icone riescono a parlarci attraverso gli scatti, a comunicarci ogni gradazione di sentimento, anche quelli tipici dei film di Van Sant.
È un regista epocale, trasgressivo e originale: con Icone è come ci facesse entrare nel suo mondo più intimo, nei suoi diari segreti, nelle sue immagini reali e fantasiose nello stesso tempo.
In esposizione troveremo anche i cut-ups, fotografie-collage in bianco e nero, come omaggio a William S. Burroughs, create digitalmente a partire da negativi di Polaroid, dove le immagini di due persone si sovrappongono.

Gus Van Sant ci fa viaggiare nel suo universo policromatico e seducente, incerto e infinito. I suoi divi sono anche anti-divi che pagano il prezzo di una ricerca interiore con l’inquietudine, arrivando a estreme conseguenze e a finali shock. Anche gli scatti ci danno il senso di questa bellezza che è però sempre ad un passo dal baratro, dal pozzo inquietante e profondissimo dei dissidi personali e delle ambiguità del cervello e della vita umana.

Gus Van Sant scruta i chiaroscuri del cuore umano, indaga sul mistero dell’animo e del viaggio e ci fa scoprire con questa mostra Icone come il suo sguardo si posa sull’ineluttabile senso della vita.

Margherita Adduci per MIfacciodiCultura

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