“Il Grande Dittatore” compie 76 anni: quanto è ancora attuale?

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Il Grande Dittatore compie 76 anni: quanto è ancora attuale?

Hannah, puoi sentirmi? Dovunque tu sia, abbi fiducia. Guarda in alto, Hannah! Le nuvole si diradano: comincia a splendere il Sole. Prima o poi usciremo dall’oscurità, verso la luce e vivremo in un mondo nuovo. Un mondo più buono in cui gli uomini si solleveranno al di sopra della loro avidità, del loro odio, della loro brutalità. Guarda in alto, Hannah! L’animo umano troverà le sue ali, e finalmente comincerà a volare, a volare sull’arcobaleno verso la luce della speranza, verso il futuro. Il glorioso futuro che appartiene a te, a me, a tutti noi. Guarda in alto Hannah, lassù.

charles
Chaplin nella famosissima scena del mappamondo

A riascoltare oggi, a settantasei anni di distanza dalla sua prima proiezione, il Discorso all’umanità pronunciato dal barbiere ebreo di Charlie Chaplin c’è da rimanerci secchi. Perché in questo suo discorso, Chaplin diventava l’ambasciatore della lotta contro l’annichilimento contemporaneo, contro gli orrori delle tirannie, contro la legge del più forte. Allora erano i nazifascisti, con la loro risoluzione finale e le loro manie di grandezza, oggi è la crisi economica, i fuochi in Ucraina, quelli in Medio Oriente, il XXI secolo che è infiammato, a meno di cento anni di distanza dalla II Guerra Mondiale, da nuovi conflitti battezzati dal sangue di vittime innocenti. In questi giorni ci vorrebbe un discorso all’umanità fatto da un nuovo barbiere ebreo, possibilmente incredibile, convincente e ispirato come quello interpretato da Chaplin.

Il Grande Dittatore è entrato nella storia come uno dei film più importanti mai realizzati per tanti motivi. Il primo, evidente, è la portata della sua satira: uscì nelle sale il 15 ottobre 1940 e nel 1940 gli assetti politici e militari che determineranno il destino del mondo erano già decisi. Di più, la macchina da guerra è già in moto da mesi, dopo l’aggressione nel settembre del 1939 alla Polonia. La Germania è governata da Hitler, l’Italia è soggiogata a Mussolini e di fronte agli occhi annebbiati dall’appeasement di mezza Europa, le grandi dittature guadagnano terreno, precipitando prima un continente e poi il mondo intero, in una carneficina annunciata.

Ma la genesi di questo capolavoro è scandita dagli orrori che, sotto l’ombra della svastica del Terzo Reich, annientavano intere popolazioni. Per tutti gli anni Trenta la violenza insita nel culto di sangue del nazionalsocialismo riecheggiava in tutto il mondo, così come le graduali, e sempre più soffocanti, repressioni a cui andavano incontro giornalmente gli ebrei – nel 1935 erano state varate le leggi razziali di Norimberga mentre tra il 9 e il 10 novembre 1938 si era consumata la Notte dei Cristalli. Di fronte a questa escalation, che sfocerà poi nella Guerra, Chaplin decise di porsi con lo sguardo satirico del comico: il riso ridicolizza, e quindi distrugge, molto più di quanto sappia fare il dramma, e questo è vero tanto nella letteratura che nel cinema.

Classificare Il Grande Dittatore come semplice satira, però, è sbagliato: Chaplin, che oltre a interpretarlo, lo scrisse e lo produsse, era nato, e giunto alla popolarità, come commediante ma alla fine degli anni Trenta le sue convinzioni politiche cominciarono a insinuarsi nelle sue produzioni, alienando parte del pubblico che vedeva scioccamente, in Charlie personaggio, una simpatica macchietta. E Il Grande Dittatore è, indubbiamente, un film satirico, ma è anche un film ad alto tasso di politicizzazione, una denuncia evidente, e spietata, delle follie del nazifascismo.
Fare un film del genere, in quel periodo storico, su una figura come Hitler era un rischio, ma Chaplin era determinato ad andare avanti, perché Hitler deve essere deriso. Più tardi, a guerra conclusa, tornerà parzialmente sui suoi passi, affermando a più riprese che, se avesse conosciuto la reale portata degli orrori nazisti, il film non si sarebbe fatto. Ma c’era anche un certo grado di fatalità, qualcosa che spingeva affinché Il grande dittatore fosse girato: in molti avevano notato parallelismi inquietanti fra Chaplin e Hilter. La nascita e la vita povera, la fama, una certa somiglianza fisica (con i baffetti di Charlie simili a quelli di Hitler). A suo figlio, Chaplin confesserà che «lui (Hitler) è il pazzo, io il comico. Ma sarebbe potuto essere il contrario».

Del film ci rimangono tanti momenti senza tempo: oltre al Discorso all’umanità, anche la scena del mappamondo, il taglio di capelli al ritmo delle musica ungherese, il duello fra Adenoid Hynkel e Benzino Napoloni, la colonna sonora e lo sguardo triste, ma non vinto, di Charlie che guarda nell’obbiettivo, infrange la quarta parete, si rivolge ad Hanna e a tutti noi per consegnarci un messaggio di pace e di speranza.

Giulio Scollo per MIfacciodiCultura

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