Elio Germano è San Francesco d’Assisi: un sogno umano al cinema

0 590

San Francesco d’Assisi era un laico, non un prete. Stava a stretto contatto con i poveri senza alcuna rivendicazione sociale, voleva condividere il loro destino imitandoli, non salvandoli. La sua immagine è quella di un uomo nel senso migliore del termine, non di un santo che voleva essere osannato. San Francesco voleva essere un fratello, un fratello tra altri fratelli, un umile tra gli umili.

sognofrancesco_16-e1475913234494

Questo è il ritratto che viene donato di lui nel film dei registi francesi Renaud Fely e Arnaud Louvet dal titolo Il sogno di Francesco, in cui il poverello d’Assisi, come si suol dire, è interpretato dall’attore trentaseienne Elio Germano, al suo trentacinquesimo film.
Ma Francesco non è solo in quest’opera, infatti la cinepresa non lo riprende in maniera totalizzante, dal momento in cui si propone di offrire uno sguardo nuovo sulla sua figura di santo, appunto, rendendolo più umano e semplice, come membro della comunità che aveva creato lui stesso.

Dopo essere stato Giacomo Leopardi, il giovane favoloso nella versione cinematografica di Mario Martone lo scorso 2015, a partire dal 6 ottobre al cinema Elio Germano è un altro giovane favoloso, per così dire, in cui il suo essere giovane si traduce nella vitalità, nell’energia dell’essere Francesco d’Assisi e il suo essere favoloso nella bellezza di interpretare un uomo che era uomo più di tutti gli altri, ma che è stato trattato come molto di più.

Il sogno di Francesco è un’avventura sentimentale e politica e queste due cose ne fanno una sola. All’opposto del potere dominante, Francesco reinventa una vita libera, spogliata da ogni attaccamento materiale, che rimette il bisogno dell’altro al centro di tutto, cosa che per l’epoca costituiva una vera e propria rivoluzione. Il suo carisma, il suo talento oratorio e la sua autenticità ne attirarono al seguito personaggi di tutti i tipi: letterati, eruditi, crociati pentiti, clerici e laici e persino contadini e miserabili. Tutti questi uomini vivevano insieme. Il movimento si estese, cominciando a creare dei problemi al potere costituito. Questo insieme di rivolta mite, di profondo umanesimo e di utopia collettiva ci sembrava magnifico da raccontare.

il-sogno-di-francesco-744x445Fely e Louvet non avrebbero potuto essere più chiari nell’esprimere l’obiettivo del loro progetto. Infatti, essendo la figura di San Francesco d’Assisi così complessa e ricca in tutta la sua storia, non si può pretendere che la sua vita si narri integralmente e senza alcuna prospettiva particolare. La prospettiva nel cinema è la sua chiave, è fondamentale per far emergere l’essenza del personaggio, e questo è ciò che lo stesso Elio Germano ha fatto sì che passasse agli occhi dello spettatore.

La pellicola prodotta da Aeternam Films e distribuita da Parthénos, girata tra l’Umbria e la Provenza con un cast internazionale e pluripremiato, ci mostra la vicenda del Poverello a partire dal 1209, quando Innocenzo III si era rifiutato di approvare la prima versione della sua Regola. In questi termini è centrale il rapporto dialettico con l’amico fraterno Elia da Cortona, che cerca di convincere Francesco a stendere il testo di una nuova regola, difendendolo dal Papato. A seguito di questo, anche la loro amicizia personale subirà delle conseguenze. Inoltre, è messo in rilievo il tema di Francesco come membro di una comunità, come voce tra un coro. I frati, i compagni che sono sempre stati accanto a Francesco, dall’origine della sua scelta al momento della sua morte, finalmente sono ben raffigurati, non rimangono nell’ombra. Tutti condividevano gli stessi sentimenti di pace, di uguaglianza, di umiltà e di dono. Perché, di fatto, hanno sempre fatto questo: donare la propria vita in virtù di un Bene che solo pochi come loro erano capaci di vedere, mostrando di «essere liberi senza possedere nulla». Per questo Francesco era in grado di parlare con gli uccellini, i lupi, gli asini, i cani, gli alberi, la luna e tutto quello che vogliamo immaginare.

Un film con Francesco piuttosto che su di lui.

14359024_1181422148599068_3699680071908434863_nCosì ha dichiarato Elio Germano, come se Francesco fosse stato lì sul set, vestito soltanto del suo saio sgualcito, dai capelli spettinati e dai piedi sporchi. Non curante di come si presentava, ma osservatore di tutto il resto. Di seguito, accanto a Germano, c’è l’altra metà del cielo, l’altra figura salvifica di Assisi: Santa Chiara, interpretata da Alba Rohrwacher. L’unica presenza femminile sulla scena, eppure basta lei per captare la dolcezza e la genuinità dell’animo umano. Infatti, a rendere ancora più speciale l’atmosfera di Assisi e di Gubbio, sono proprio loro, il fratello sole e la sorella luna

Nel film gli interni sono pochissimi, forse perché all’esterno si respira meglio quell’aria sacra e insieme umana della figura di Francesco, quell’atmosfera speciale che ha fatto avverare il suo sogno, un sogno da santo nel corpo di un uomo.

Infine, al di là dell’oggetto cinematografico in questione, un consiglio per chi veramente vuole approfondire la conoscenza del Poverello di Assisi: lo scrittore francese Christian Bobin è autore di un libro intitolato Francesco e l’Infinitamente Piccolo. Si parla di lui con una dolcezza e una poesia senza eguali, e veramente si viene proiettati in un sogno umano, come quello di Francesco.

Francesca Bertuglia per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.