Comunicazione culturale: se il digitale esclude una fetta di pubblico

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Comunicazione culturale: se il digitale esclude una fetta di pubblico

social-visual-ii-609x340Inizia quest’oggi il quarto Festival del Giornalismo Culturale di Fano e Urbino, una tre giorni in cui si analizzerà la comunicazione culturale in Italia. Il tema di quest’anno è Immagini e immaginari del patrimonio italiano e si proverà a rispondere, con dibattiti e incontri, alle domande come le istituzioni culturali comunicano col pubblico? Come il pubblico reagisce a questo comunicazione e quali strumenti predilige per informarsi?

Ad aiutare gli esperti a questi quesiti, vi sono i dati raccolti dall’Osservatorio News Italia, studio del Laboratorio di ricerca sulla comunicazione avanzata (Larica) dell’università di Urbino: quest’anno la loro ricerca si è incentrata sul comprendere quale media è il preferito degli italiani e se le istituzioni culturali sanno sfruttarlo attuando una strategia comunicativa efficace su larga scala.

img_4793Il risultato è molto interessante e merita più di una riflessione: ormai la comunicazione social e digitale in generale, è divenuta ordinaria amministrazione, là quotidianità per molti di noi. Scegliamo non solo di comunicare con le altre persone in maniera attiva, ma decidiamo di riceve informazioni tramite web. Ma è per tutti così o c’è una larga fetta della popolazione che è esclusa dal gioco del digitale? Seppur siano dimenticate, proprio perché ormai si punta principalmente sul digitale, moltissime persone (9 italiani su 10) tutt’oggi scelgono di informarsi attraverso la televisione, magari perché non conoscono o non sono in grado di accedere ad altri medium comunicativi: in TV, soprattutto quella generalista, la presenza della cultura è piuttosto scarsa e le notizie relative a mostre ed iniziative culturali sono pressoché inesistenti. Molti di quelli  che negli ultimi 12 mesi non hanno frequentato un museo o una galleria, imputano a questa assenza di informazioni artistico-culturali sui canali televisivi la loro mancata partecipazione  a mostre e musei.

Sorgono quindi dubbi e domande sulle scelte della comunicazione culturale: quante volte si è detto che l’Italia è troppo indietro rispetto all’estero in fatto di social network, quanti musei ne sono sprovvisti o li utilizzano in maniera saltuaria. Qualcosa sta cambiando, i musei investono in digitalizzazione, ma il pubblico vuole qualcuno di diverso. Il pubblico italiano è ancora fortemente analogico, perciò paradossalmente chiede un rallentamento del progresso ed un ritorno all’utilizzo della televisione come veicolo di notizie.

Spiegano gli autori della ricerca:

Se i musei dichiarano di essere attualmente proiettati verso l’utilizzo di profili di social network e sito web, gli intervistati invece fanno riferimento a media più tradizionali come i materiali promozionali cartacei e la televisione.

weareinmoma1La fascia più “affezionata” alla TV è quella over 65, come dimostrano i programmi fortemente impostati ed indirizzati a loro, che il digitale sanno a malapena che esiste e soprattutto non sanno come utilizzarlo: ecco quindi che milioni di italiani sono esclusi dalla cultura, che per principio fondante dovrebbe essere invece inclusiva. Nella smania di recuperare terreno nei confronti degli altri paesi europei, si è sostanzialmente dimenticata la nostra arretratezza nella digitalizzazione, il mancato coinvolgimento di più persone possibile nella rivoluzione social.

I musei, mancando il coinvolgimento dei più anziani, crea un circolo visione di connessione solo con chi già conosce il loro operato e loro attività, non andando quindi a cercare nuovo pubblico.

Pare quindi più che mai necessario fare una riflessione su quali sono i target sui quali concentrare i propri sforzi comunicativi.

Facebook poi Twitter sono i social più utilizzati per informarsi su mostre e iniziative: la completezza e l’immediatezza di riscontro dei social è certo imbattibile, ma perché voler snobbare la televisione? Tornare ad utilizzarla non significa abbassarsi a logiche commerciali di bassa lega né fare un posso indietro nello sviluppo della comunicazione, vuol dire diversificare e diffondere a più persone possibili il proprio messaggio e magari provare a coinvolgere sempre più persone nella cultura, quello che poi dovrebbe essere l’obiettivo primario.

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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