#EtinArcadiaEgo – Perché fa bene guardare “Moonrise Kingdom”

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#EtinArcadiaEgo – Perché fa bene guardare Moonrise Kingdom

C’è motivo di scandalo per quel lieve goffo abbraccio, mentre il bambino chiede scusa per la sua erezione preadolescenziale e la bambina gli spiega che nel bacio bisogna che le lingue si tocchino, e lui alla fine con garbo, sputa? Certamente no […] eppure il film negli Stati Uniti è sconsigliato ai minori di 13 anni, mentre dovrebbe esserlo agli adulti, spesso immalinconiti dalla nostalgia di aver perso lungo gli anni, il meraviglioso, segreto sapore della vita.

dfa5c4e2801b00074c90b416e7b7c540-1Così la critica Natalia Aspesi commentava nel 2012 l’uscita di Moonrise Kingdom e la scelta degli americani di vietarlo ai minori di tredici anni, a causa di alcune scelte del regista Wes Anderson giudicate eccessive. Eppure, come ha notato la Aspesi, la storia risulta di certo più sconvolgente a un adulto di mezza età, magari inconscio del vortice di nulla in cui è precipitato, che a un ragazzino di 12 anni.

New England, anni ’60: in uno sfondo tristemente fiabesco, popolato da vere e proprie maschere, due ragazzini, Sam (Jared Gilman) e Suzie (Kara Hayward), a loro modo abbandonati dal mondo, scappano insieme verso una spiaggia nascosta e senza nome, per vivere insieme la loro storia d’amore. A cercarli ci sono il Capitano Sharp (Bruce Willis), un solitario comandante di polizia, e Walt Bishop (Bill Murray), padre poco paterno della ragazzina, accompagnati da una schiera di personaggi che loro malgrado si trovano legati al destino dei due fuggitivi.

La scomparsa di Sam e Suzie spezza la monotona stabilità delle vite dei vari personaggi, che a poco a poco da maschere diventano persone, fino ad allora ignare del fallimento della propria esistenza e dell’invidia che provano verso i due ragazzi, che hanno avuto il coraggio di non accettare più la loro vita. E così il solitario comandante della polizia Bruce Willis capisce che la sua vita è solo la rincorsa di un amore non corrisposto e la solitudine come rassegnazione, mentre i coniugi Bishop (Murray e Frances McDormand) si rendono conto che la figlia Suzie è fuggita per non diventare come loro, una coppia intrappolata in un amore da tempo spento e uniti solo dalla convenzione, al punto da rivolgersi l’un l’altro con l’appellativo professionale “avvocato”.

Bill Murray, Frances McDormand, Edward Norton, Bruce Willis
Bill Murray, Frances McDormand, Edward Norton, Bruce Willis

In mezzo alle casette di bambole che ornano il film, il messaggio che traspare non è affatto positivo, infatti la tempesta, che per tutto il film incombe sui protagonisti finisce per distruggere il paradiso di Sam e Suzie, è il “nemico-vita” contro cui tutti si devono scontrare: i sogni, a volte, restano solo sogni. Anche l’ambientazione richiama questa impossibilità a realizzarsi: i boschi stupendi e le spiagge incontaminate sono relegate in una piccola isola intrappolata nel mare.

Perché allora guardare questo film? Cosa si può guadagnare da un messaggio di inesorabile sconfitta? Semplice: Moonrise Kingdom è una scintilla. Apre gli occhi a coloro che da troppo vivono nel nulla o che stanno sprecando le possibilità della vita. Dio, Allah, il grande mostro di spaghetti o chiunque sia stato, ci ha messo a disposizione circa un’ottantina d’anni in media e ci ha circondati di possibilità. Sta all’uomo coglierle e saperle coltivare: la scusa della società, da sola, non basta. Un’esistenza monotona e senza qualcosa in cui credere è il punto più basso che si possa raggiungere, un punto che per molti è di non ritorno. La felicità sta nel saper trovare la propria Moonrise Kingdom, il proprio “Regno della Luna Nascente”, e non sempre ci vogliono grandi cose: Sam, per raggiungere Suzy, è scappato da un piccolo buco nella tenda.

Luca Mombellardo per MIfacciodicultura

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