“Le vite degli altri” al FFE: come la gente sopravvive all’esistenza

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Le vite degli altri al FFE: come la gente sopravvive all’esistenza

Lago vicino a Norilsk
Lago vicino a Norilsk

Le vite degli altri è una delle mostre più interessanti del Festival della Fotografia Etica di Lodi per varietà tematica e per qualità delle immagini. Nello spazio tematico sono esposti i lavori di quattro reporter che hanno catturato immagini in giro per il mondo, raccontando anche grazie alle descrizioni, ciò che ai nostri occhi è lontano, non solo geograficamente. Sono state immortalate quattro zone di mondo dove persone, come voi che state leggendo, affrontano la vita, alcune col coltello tra i denti in zone di periferia, altre ballando vicino a una fabbrica russa. Modi di vedere l’esistenza, il lavoro e l’amore completamente differenti. Nonostante tutto, un filo unisce questa portentosa esperienza visiva.

Days of Nights – Nights of Days (di Elena Chernyshova)

La prima storia ha come protagonisti gli abitanti di Norilsk, la seconda città più grande del Circolo Polare Artico. Materie prime come nichel, cobalto, platino e palladio vengono estratte quotidianamente, rendendo la città il più grande complesso minerario e metallurgico del mondo. Fino al 1956 la città era un immenso gulag e migliaia di prigionieri hanno perso la vita per il clima rigido o per la fame. Nonostante Norilsk sia una delle zone più inquinate della Terra e le condizioni psicofisiche delle persone siano precarie (date dal clima, dall’isolamento e dagli scarsi stimoli emotivi), esse riescono a sopravvivere mandando avanti la comunità. Giochi, tintarelle lungo il lago e discoteche fanno da sfondo al mastodontico complesso industriale russo.

The Ku Klux Klan (di Peter van Agtmael)

Matrimonio di due membri del KKK (Tennessee)
Matrimonio di due membri del KKK (Tennessee)

Suprematismo bianco, antisemitismo, anticattolicesimo. Queste sono le principali credenze del Ku Klux Klan, gruppo nato poco dopo la Guerra Civile americana. Noto soprattutto per le vesti bianche degli adepti e per le cruente uccisioni di afroamericani, contava poco più di 5000 aderenti. Van Agtmael ha immortalato un matrimonio di una coppia del KKK, documentando ogni atto della cerimonia. Oltre al famoso momento in cui si brucia la croce di Cristo (per “illuminare il loro cammino”), il matrimonio era molto simile a quelli soliti: una torta, degli invitati, la felicità negli occhi degli amanti. Eppure la scena sembra fuori dall’ordinario, come se fosse immersa in una realtà parallela. Una realtà fortunatamente limitata ed emarginata dove il razzismo è fortemente visibile (addirittura i cani sono vestiti per celebrare la razza bianca). La bellezza delle immagini non si discute, rendendolo forse uno dei reportage più interessanti e originali de Le vite degli altri.

Suburbia (di Arnau Bach)

Veduta di un palazzo chiamato 4.000, che si trova a La Courneve
Veduta di un palazzo chiamato 4.000, che si trova a La Courneve

Seine-Saint-Denis (Dipartimento 93) è uno dei quartieri periferici di Parigi più abitati. Le immagini ritraggono scene di violenza, momenti di gioia e ore di svago in una zona che sembra lontana dall’immaginario classico della ville lumière. La tecnica del bianco e nero esprime appieno quello che Bach vuole trasferire allo spettatore, evidenziando la paura, lo sgomento e l’oppressione di un luogo dove la strada la fa da padrona. Così la cultura hip hop si mescola alle sparatorie, così scene quotidiane di prostituzione si contrappongono a matrimoni felici nonostante la povertà. In Suburbia, come in altre foto de Le vite degli altri, protagonisti sono i giovani, che hanno poco da guadagnare e ancora meno da perdere. Il reporter li ha immortalati in momenti di vita comuni dove cercano con la loro forza di uscire dal baratro attorno a loro. Oppure mentre ci si buttano a capofitto.

Mitakuye Oyasin (di Aaron Huey)

Il 29 dicembre 1890, il 7° Reggimento di Cavalleria dell’Esercito Statunitense ha circondato un accampamento Sioux a Wonded Knee Creek, in South Dakota, massacrando il capo Indiano Spotted Elk (Alce Chiazzato) e trecento prigionieri di guerra. Dopo questa battaglia, sono state conferite qualcosa come 20 medaglie all’onore.

Aaron Huey

Il legame tra uomo e animali per gli indiani è sacro
Il legame tra uomo e animali per gli indiani è sacro

Come tantissimi indiani, anche la tribù degli Oglala Lakota vive nelle riserve. Oltre alle terre sottratte e un genocidio, questo popolo detiene un altissimo tasso di disoccupazione e di abbandono della scuola. Questi fenomeni relegano ai limiti della sopravvivenza adulti e bambini. Il fotografo negli anni ha intrecciato rapporti sempre più solidi con la popolazione, per questo il titolo della storia che vuole raccontare è Mitakuye Oyasin, che tradotto vuol dire “tutte le mie relazioni”, cioè quelle che legano l’uomo alla terra, al suo simile, alla vita. Purtroppo, come nei film western, a vincere è sempre l’avidità dell’uomo bianco.

Per sapere di più sulla mostra e sui reporter, consultate il sito ufficiale del Festival.

Marco Gobbi per MIfacciodiCultura

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