Harold Pinter e il teatro reale

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Harold Pinter e il teatro reale

Pinter460x276Harold Pinter (Londra, 10 ottobre 1930 – Londra, 24 dicembre 2008) è stato un drammaturgo e poeta inglese che ha operato in un periodo di forte cambiamento politico e sociale: l’Europa appena uscita dalla seconda Guerra Mondiale. La devastazione delle città del Vecchio Continente nel Dopoguerra fece si che le classi sociali, un tempo rigidamente differenziate, fossero in larga parte rimescolate. La gente perse quasi tutto ciò che aveva e per necessità dovette imparare a collaborare.
Nel Regno Unito in particolare si respira aria di socialismo ed eguaglianza quando ottiene forte maggioranza il partito Laburista, e i temi affrontati dagli scrittori dell’epoca come Pinter si basano sulla stessa ideologia politica, temi che (ahimè) sono tuttora rilevanti. Infatti le sue opere sono una denuncia all’oppressione, alla corruzione e alla falsità che ancora rovina la vita di molte persone. Le sue recite usano dialoghi e concetti semplici, stuzzicando l’interesse anche dello spettatore proveniente dalla classe operaia che, negli anni ’50 e ’60, aveva a malapena una scarsissima educazione scolastica.
Fin dai tempi di Marlowe e Shakespeare i teatri  in Inghilterra e nel resto dei territori britannici vengono affollati da persone provenienti dalle più disparate situazioni economiche e sociali mentre tradizionalmente questa forma di spettacolo è raramente considerata in Italia, forse perché vista come una realtà di nicchia e poco interessante.
Beh, se quando sentite la parola teatro pensate alla saletta della mensa dove avete fatto la recita di Natale, potete magari provare a vedere qualche spettacolo di Harold Pinter, Samuel Beckett o magari Howard Barker. Infatti lo stile usato da questi scrittori è molto simile agli show che vanno in onda in TV ed è difficile che alienino perfino un pubblico alle prime esperienze.

La maggior parte dei personaggi di Pinter ci appaiono confusi e senza un obiettivo concreto, ci trasmettono una grave mancanza di coerenza, e spesso sul palco ci sembra di intravedere un terrificante e deludente riflesso di noi stessi. Ci aiutano a capire le nostre lacune, riorganizzare i nostri scopi, e rivalutare le nostre priorità. Uno schiaffo freddo nella notte vi farà domandare: «Perché me lo merito?»

_79319440_03vt91hbLe produzioni di queste recite non hanno strettamente bisogno di effetti scenici e congegni teatrali per generare una critica sociale in chi è presente in sala, poiché ciò accade ogni volta è che lo spettatore viene sconvolto dai comportamenti talvolta assurdi dei personaggi, senza la necessità di sovrastrutture sceniche. Ciò ci fa ridestare dal nostro coinvolgimento passivo e ci spinge a porci delle domande, ad indagare sulle motivazioni dei personaggi e quindi sulle nostre.
Pinter scavava per trovare l’humor dai contesti più minacciosi e ambigui, ma una volta scovato lo ricopriva, come se la semplice curiosità fosse già stata ampiamente appagata.

Un uomo che impugna un coltello pronto a colpire la sua vittima diventa una situazione imbarazzante quando contornata da controsensi e dialoghi irrazionali: in ciò si cela l’abilità del drammaturgo inglese.
Ma non confondete tutto questo per comicità. I personaggi di Pinter sono entità isolate, irrazionali e patetiche che vagano in un mondo scuro, spietato, squallido e senza senso.

All’inizio distrutto da quasi tutti i critici teatrali, Pinter è oggi uno degli autori più omaggiati dal cinema e teatro mondiale.

Davide Frasca per MIfacciodiCultura

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