Ritrovate in mano alla camorra le due opere di Van Gogh rubate nel 2002

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Ritrovate in mano alla camorra le due opere di Van Gogh rubate nel 2002

La spiaggia di Scheveningen durante un temporale
La spiaggia di Scheveningen durante un temporale

Ricordate i due quadri di Van Gogh rubati nel dicembre 2002? Sono stati finalmente ritrovati, suscitando grande soddisfazione ma anche molto clamore, poiché erano nascosti a Castellammare di Stabia, in mano alla camorra: il ritrovamento è avvenuto nell’ambito di un sequestro della Guardia di Finanza dei beni di trafficanti camorristi, tra cui appunto i due dipinti.

Le tele trafugate sono La spiaggia di Scheveningen durante un temporale (1882) e Una congregazione lascia la chiesa riformata di Nuenen (1884) due capolavori del primo periodo della produzione del maestro olandese: erano state rubate con grande facilità dal prestigioso Van Gogh Museum di Amsterdam, a lui totalmente dedicato.

Ormai le indiscrezioni sono state confermate: le tele erano nascoste in una delle case riconducibili a Raffaele Imperiale, narcotrafficante protagonista della scena internazionale. Ci si chiede cosa facessero nel casolare di un camorrista queste opere d’arte e la risposta a mio parere risiede nel loro valore, perché il loro acquisto al mercato nero è stato valutato cento milioni di dollari. Ecco che la pista giusta prende corpo, non quella di un furto commissionato, ma più probabilmente questi quadri rappresentano un investimento, un’assicurazione da portare con sé e di cui disporre facilmente.

Si è pensato che i Van Gogh fossero un modo di Imperiale di ostentare il suo potere: possedere oltre a case a Dubai e fiumi di denaro anche un po’ di bellezza, tutta per sé. Ma la ragione è un’altra, più cinica se vogliamo, ma molto pratica, perché le tele sono, per così dire, una diversificazione degli investimenti del suo portafogli. I quadri sono probabilmente acquistati allora come primo step per riciclare denaro.

Una congregazione lascia la chiesa riformata di Nuenen
Una congregazione lascia la chiesa riformata di Nuenen

La pensa così Roberto Saviano, che in un’intervista alla Stampa dice:

Ho la sensazione che i quadri si trovassero lì perché comprati. È verosimile che siano tele a garanzia del loro capitale, una sorta di liquidità a portata di mano. Cento milioni di dollari sono una cifra importante. Per Imperiale i dipinti di Van Gogh sono stati un investimento economico, da questo punto di vista non troppo dissimile dall’acquisto di un palazzo.

E ancora:

Camorristi, evasori, criminali comuni investono in arte. Probabilmente oggi è questo il principale canale di riciclaggio di capitali di provenienza illecita.

Insomma, l’arte ha ormai grandissimo valore come merce di scambio, lascia poche tracce e può finire nelle mani più insospettabili, l’ideale per il mercato nero e per chi vuole avere “liquidi” capitalizzabili in poco tempo.

Van Gogh e l’arte ormai sono ridotti a questo, a moneta.

Chiara Buratti per MIfacciodiCultura

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