“Va’ dove ti porta il cuore”: viaggio al centro dell’anima

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Va’ dove ti porta il cuore: viaggio al centro dell’anima

Va' dove ti porta il cuore
Va’ dove ti porta il cuore

Già dalle prime righe di Va’ dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro, si ha l’impressione di varcare uno spazio intimo e privato e di invadere con prepotenza e senza permesso un momento di confidenza pudica tra una nonna e sua nipote, che l’infanzia problematica e l’adolescenza ribelle di quest’ultima, hanno allontanato.

Dopo un periodo di malessere, la nonna, Olga, decide di esternare i suoi pensieri scrivendo delle lettere a colei che ha allietato la sua vita dopo la morte della figlia Ilaria, nella speranza di lasciarle una traccia di sé quando non ci sarà più. Inizia così a dedicare alla nipote i suoi ultimi giorni, con affetto materno e pazienza, mentre la vita di ogni giorno continua a trascorrere cadenzata dal passare delle stagioni, dalla presenza del cane Buck e dalle cene solitarie.

Ecco che però la vita che volge al termine assume un nuovo significato e un nuovo obiettivo, ovvero quello di raccontarsi, scusarsi, spiegarsi, mettersi a nudo e perdonarsi senza retorica e in modo spietato: la nonna affida alla scrittura ciò che non è mai riuscita a rivelare a quella nipote distante, diventata ormai troppo cinica, solitaria e ossessivamente concentrata sul suo destino infelice.

Il diario diventa quindi un mezzo che l’adulto utilizza per parlare di sé, raccontare il suo passato, conoscersi nel profondo, indagare gli aspetti più profondi di una personalità complessa di figlia rifiutata, donna incompresa, moglie infelice, amante appassionata, fedele poco credente, madre ingiustamente sbagliata e nonna diventata presenza troppo ingombrante.
Ricordando il passato, la protagonista traccia quindi un percorso interiore di auto-conoscenza nel tentativo di rintracciare nella famiglia di origine, nelle sue esperienze e negli anni il motivo dei suoi errori, la radice delle sue colpe, il motivo della sua intransigenza e soprattutto la fonte dei suoi fallimenti come madre che non è riuscita a salvare la figlia da un destino autodistruttivo che l’ha condotta al suicidio.
Nel tentativo di trovare una maniera che le allievi questo dolore «che si materializza e si dilata e si dilata ancora», diventando «un vuoto senza porte, senza finestre, senza vie d’uscita […] che ti avvolge e ti confonde», Olga smette i suoi panni di adulto onnisciente, ammette il suo senso di smarrimento e l’urgenza di confessione che la possiede diventa finalmente valvola di sfogo tanto quanto via verso l’espiazione e il perdono di se stessa.

20150614_025809Cercando di capire le esigenze di una nipote che ha sofferto il disagio della scomparsa della mamma in tenera età e dell’assenza di una figura paterna, la nonna accetta stoicamente il distacco per il bene dell’adolescente alla ricerca della propria identità, ma non rinuncia a confessarle di una giovinezza priva di malizia femminile ma assetata di sapere, di lealtà e di quel senso di libertà e indipendenza che in breve si trasformano in una solitudine opprimente. Allo stesso tempo, la donna racconta alla nipote di quel senso di impotenza e di vuoto che l’ha attanagliata quando è finito il suo grande amore, quando non era più capace di ripartire da se stessa per ricominciare, quando si perdeva tra la folla sperando di vincere la solitudine e quando l’arroganza di sentirsi completa e indipendente ha dovuto lasciare spazio alla consapevolezza di vivere di una luce riflessa ormai spenta. Tra le sue pillole di saggezza, Olga insegna alla nipote ad avere cura di sé e del suo viso che svela al mondo la sua identità, la sua storia e la sua personalità e soprattutto le rivela che potrà interiorizzare il senso più autentico delle sue lettere solo quando avrà compiuto il suo stesso «percorso misterioso che dall’intransigenza conduce alla pietà». Allo stesso modo, da futuro angelo custode, la invita a essere umile e non modesta, a non essere superficiale, a lottare per un’idea, a cambiare se stessa prima di pretendere di cambiare il mondo e a trarre ispirazione dal ciclo di vita degli alberi per una crescita sana.

Ma la vera chiave di volta per comprendere Va’ dove ti porta il cuore, ovvero il valore profondo del patrimonio lasciato in eredità dalla nonna. quindi compiere la via dell’amore, occorre abbandonare l’eccesso di ragione che consuma la vita e favorisce il ritmo disordinato di pensieri e parole, e ricercare il silenzio, per entrare in sintonia con il ritmo delle pulsazioni di un cuore vivo che respira.

Perché l’insegnamento più importante, trasversale a tutte le epoche, può salvare chi ami sussurrandogli: «stai ferma, in silenzio, e ascolta il tuo cuore. Quando poi ti parla, alzati e va’ dove lui ti porta».

Martina Caridi per MIfacciodiCultura

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