#EtinArcadiaEgo – Quando la semplicità del bello diventa “buon rifugio”

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intro-3Arcadia. Una parola già nell’antichità adornata di un’aura magica, ancor più della Tessalia, considerata dagli scrittori romani (Apuleio e Lucano per citarne alcuni) terra di terribili stregonerie. No, l’Arcadia era ben diversa dalla terribile grandezza della Tessalia: era invece una terra povera e semplice, fatta di colline brulle e soleggiate, abitata da pastori che placidamente pascolavano i loro greggi. Nell’immaginario comune, questa terra divenne un paradiso incontaminato, dimentico dei pericoli e delle avversità del mondo, in cui la primavera gioiosa fioriva perenne e la vita scorreva eternamente felice: un vero e proprio quadretto pastorale. La parola non è casuale: il poeta greco Teocrito scrisse dei componimenti la ambientati e li chiamò idilli, che in greco antico significa appunto quadretti. Teocrito è anche il primo a fissare i canoni di questo luogo ideale, facendone una vera valle incantata popolata però non da semplici pastori, ma da bardi erranti, capaci con i loro canti di instillare in questa terra la magia.

L’Arcadia scomparve col Medioevo, chiaramente incompatibile con l’oscurantismo religioso che caratterizzò i secoli successivi alla caduta di Roma, e non ricomparve fino alla seconda metà del ‘600. Lo spirito arcadico, tuttavia, perdurò nel tempo ed esplose nel Rinascimento italiano, nello spirito umanistico di poeti come Angelo Poliziano e nei Canti Carnascialeschi dello stesso Lorenzo il Magnifico.

intro-2Tuttavia, come ogni creazione umana l’Arcadia seguì lo spirito dei tempi: con la fine del Rinascimento e la relegazione della penisola italiana a territorio periferico dell’Europa, i poeti e gli intellettuali, schiacciati nei loro ideali dalla ricerca dell’appoggio di sovrani assoluti, ricercarono un mondo tutto loro, dove potersi lasciare alle spalle le difficoltà del mondo in cui vivevano e l’impossibilità di realizzarsi a pieno. Ecco così che nel primo Settecento nacque una vera e propria Accademia ad essa dedicata, in cui si riunirono i più importanti letterati e poeti del tempo, ricercando l’uno nell’altro la compassione per la difficile vita dell’intellettuale, costretto per natura alla sensibilità e condannato a sopravvivere in un mondo ostile. Ecco dunque la definitiva Arcadia: un terra magica ideale, dove la vita scorre serena nella ricerca della serenità della letteraura e dell’eros. Un luogo non di piaceri mondani, ma di fuga, un vero e proprio rifugio sicuro.

Guercino, Et in Arcadia ego
Guercino, Et in Arcadia ego

All’incirca nello stesso periodo storico, comparve su alcuni quadri di pittori d’epoca (tra cui il Guercino) una misteriosa scritta: Et in Arcadia ego, letteralmente dal latino “anche io nell’Arcadia“. Ad oggi, nessuno conosce il reale significato di questo motto, per alcuni legato a un sentimento di morte, per altri persino all’esoterismo cristiano. Quel che è certo è che l’Arcadia è divenuta un sentimento umano, un paradiso a cui aspirare per la vera Felicità. E proprio in questi nostri tempi così difficili per la cultura, il sentimento arcadico dev’essere più che mai vivo: l’uomo non può vivere, a mio parere, una vita intera in questo mondo, ma di tanto in tanto fuggire, e lasciarsi cullare dall’ignoto, dalla serenità ottimistica dell’Arcadia, in cui credere e in cui fuggire, per sentirsi più vivi.

Ogni settimana, proverò a trasmettere, per quanto potrò, il vero sentimento arcadico, fatto di passioni e slanci letterari, usando proprio l’icona più misteriosa lasciata da questa alla storia: Et in Arcadia ego. Letteratura, arte, cinema, musica, teatro: l’Arcadia è la protettrice e la custode di tutti coloro che sente il desiderio di rifugiarsi altrove per vivere due volte, con gli occhi di chi sa che i sogni sono per chi ha gli occhi per farli.

Luca Mombellardo per MIfacciodiCultura

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