Periferika: quando la fotografia diventa riscatto sociale

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Periferika: quando la fotografia diventa riscatto sociale

Nelle periferie ci sono delle perle. Sono nascoste, bisogna cercarle e lucidarle e bisogna aiutarle a crescere. Non è vero che le periferie sono sempre brutte e desolate, c’è bellezza nelle periferie, lì c’è il cuore. Ma la bellezza profonda non è cosmesi.

"Semafori", foto di Marco Sempreboni
“Semafori”, foto di Marco Sempreboni

È proprio con le parole di Renzo Piano che si può affrontare il tema di un progetto fotografico da cui la mostra fotografica recentemente inaugurata Periferika. Dove? Nella città che affascina da sempre le coppie innamorate, dove si tengono i concerti nell’arena romana… Ok, purtroppo l’avete già capito, si tratta di Verona. Ma per fortuna non in quella parte della città che si conosce, bensì la periferia, emblema della distanza, dell’abbandono, della miseria, della criminalità e della povertà. Però è anche il luogo del riscatto, della possibilità di far ricredere la società.

Cinque fotografi, Stefano Franchini, Denis Giusti, Mauro Previdi, Flavio Castellani e Marco Sempreboni presenteranno il loro lavoro fatto di 60 fotografie, 12 scattate da ognuno di loro, da cui si possono vedere i più svariati paesaggi di periferia.
Ecco quindi zone di car washing, insegne pubblicitarie, semafori, palazzi (in costruzione o interrotti da tempo?) ma anche la natura: questi alcuni dei paesaggi scelti, accentuati ancora di più dall’uso del bianco e nero e dai paesaggi notturni. Si percepisce subito un forte senso di abbandono e di sconforto, mitigato fortuitamente da alcuni segni di speranza. La presenza umana infatti la si sente comunque, quando si osservano i grandi condomini, la luce dei loro appartamenti e dei lampioni delle strade: c’è vita anche qui, non solo nel centro della città e Periferika ce la racconta.

"Perfieria serale con alberi" - foto di Mauro Previdi
“Perfieria serale con alberi” – foto di Mauro Previdi

Perché Verona, come la stragrande maggioranza delle altre città, è conosciuta per attrazioni più o meno affascinanti e soprattutto per il centro? Si può rispondere considerando la dicotomia centro-periferia, da sempre legata alla ricchezza e ai pregiudizi: il centro da sempre è sinonimo di prosperità, shopping, luoghi d’arte, sicurezza, la periferia al contrario, è dove dilaga la criminalità, la disperazione, la povertà e l’emarginazione sociale.
Perché si crea questa dualità urbana e non si riesce a fare di entrambi i poli un centro? I motivi sono molteplici, si potrebbe cominciare affermando che si sceglie di dislocare il centro attorno ai luoghi artistici principali, sviluppando di conseguenza tutti i servizi annessi e connessi: negozi, bar, case, ristoranti, hotel e luoghi di intrattenimento. La periferia viene così a formarsi automaticamente, per esclusione, attorno ai nuclei industriali e agricoli, su cui si specula con soventi costruzioni urbane mai portate a termine, con mancate ristrutturazioni di vecchi edifici ma soprattutto con carenze di servizi efficienti.
Un altro motivo è la pigrizia collettiva di non voler esplorare tutto ciò che non è così vicino al “centro” inteso come luogo noto e frequentato: ecco che l’arte degli angoli nascosti viene obliata. Per questo aspetto, basti pensare all’esempio, vicino a chi vi sta scrivendo, della facoltà di Beni Culturali dell’Università degli Studi di Milano: il fatto che questa sede sia stata spostata nell’estremo sud della città, ha sicuramente mobilitato di più gli studenti ma ha implicitamente permesso loro di essere nelle vicinanze di musei e luoghi di rilevante importanza storico-artistica (basti pensare all’abbazia di Chiaravalle a soli cinque chilometri di distanza o la Fondazione Prada a soli due chilometri) lontani dalle zone canoniche della cultura, garantendo la visita e la conoscenza di queste bellezza “alternative”.

"Car washing" - foto di Flavio Castellani
“Car washing” – foto di Flavio Castellani

Ecco le perle delle periferie di cui parla Renzo Piano: allontanandoci dal centro, ne possiamo scoprire altri, allacciandone i rapporti sociali, il senso collettivo di unione e le ristrutturazioni abitative. È il riscatto che sembrano volere le fotografie di Periferika e come sede della mostra cosa c’era di meglio se non scegliere un luogo culturale, la Biblioteca Civica in via Cappello, aperta tutte le ore del giorno e della notte (a partire dal 3 fino al 29 ottobre) con le foto osservabili esternamente dalla sua vetrina?
Questa la “cosmesi” interiore che tutti noi cerchiamo anche se fuori sembra sempre tutto nuvoloso.

 

Daniele Mininni per MIfacciodiCultura

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