L’artista Ai Weiwei è “Libero” al Palazzo Strozzi di Firenze

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L’artista Ai Weiwei è Libero al Palazzo Strozzi di Firenze

Ai Weiwei. LiberoFino al 22 gennaio 2017 Palazzo Strozzi ospiterà quella che è stata definita “la più grande retrospettiva italiana dedicata a uno dei più celebri e controversi artisti contemporanei”: si tratta Libero, dedicata alle opere di Ai Weiwei.

Ma chi è Weiwei? Le risposte sono molteplici perché si è un artista, ma anche un combattente, un dissidente politico e un emigrato cinese: dipende insomma da che prospettiva lo si guarda. Noto per aver unito ricerca artistica e attivismo politico, Ai Weiwei ha scelto Firenze per raccontarsi attraverso la sua arte fatta di installazioni, sculture, video, fotografie e oggetti simbolo della sua carriera. Tuttavia, la mostra, curata da Arturo Galansino, non si concentra solo sulla figura dell’artista: oltre all’aspetto autobiografico, infatti, viene messo in luce anche il rapporto tra individuo e collettività, tra uomo e storia, tra arte e politica.

La personale Ai Weiwei. Libero si regge su due temi cardine in stretta connessione tra loro: la tradizione e la libertà.

ai-weiwei-in-mostra-a-palazzo-strozzi-firenze-foto-valentina-silvestrini-620x388-1Partiamo dalla tradizione, sulla cui definizione si è espresso il sindaco di Firenze, Dario Nardella, durante la conferenza stampa del 21 settembre 2016, sostenendo che «La tradizione è il confronto tra linguaggi, tempi e luoghi che si tramandano per generazioni». In poche parole per tradizione si intende il confronto tra vecchio e nuovo, tra antico e moderno. Un tema questo non casuale, considerando lo sforzo che Firenze sta compiendo, oggi più che mai, per affermarsi anche nel panorama dell’arte contemporanea: non a caso l’opening della mostra è stato programmato in prossimità dell’apertura del Centro Pecci di Prato che sarà il prossimo 18 ottobre.

In tutte le 60 opere esposte, l’artista rivela un rapporto ambivalente con la cultura cinese, diviso tra senso d’appartenenza e ribellione. Ai Weiwei non si confronta però solo con la tradizione cinese, ma anche con quella occidentale e nella fattispecie quella della New York degli anni Ottanta e Novanta, città nella quale si trasferì per studiare design. Nelle opere di quell’epoca sono ben riconoscibili gli insegnamenti di Andy Warhol e Marcel Duchamp, poi ripresi nei lavori degli anni Duemila fatti di assemblaggi di oggetti (come sgabelli e biciclette, simboli della cultura orientale). In quanto ospite Ai Weiwei non poteva evitare il confronto con la tradizione fiorentina, tanto artistica quanto politica, come rivela la sala dei ritratti in lego di dissidenti tosco-fiorentini, come Dante, Galileo Galilei e Girolamo Savonarola. Il contrasto tra antico e moderno si vede infine anche nell’allestimento, sia esterno (v. Reframe, l’installazione che circonda la facciata rinascimentale del Piano Nobile) sia all’interno poiché per la prima volta, a far da sfondo alle opere contemporanee dell’artista ci sono le sale rinascimentali originarie.

4_stacked-2012-1L’idea di libertà è evocata prima di tutto dal titolo della mostra, Ai Weiwei. Libero, che allude essenzialmente all’attuale condizione dell’artista, che, dopo aver trascorso 81 giorni in prigione, (dal 2 aprile al 22 giugno 2011) per essersi opposto al regime cinese, torturato e privato di ogni sorta di diritto fondamentale, è da pochi anni tornato alla sua vecchia vita. La libertà, in particolare quella d’espressione, è il valore di cui Ai Weiwei si fa paladino, poiché lo ritiene indispensabile per una società civile. Da qui il ruolo fondamentale che la comunicazione (attiva e democratica) riveste tanto nella sua vita quanto nella pratica artistica, come si evince dalle opere esposte alla Strozzina che riflettono sul ruolo di Internet nella società e sull’evoluzione dei mezzi di comunicazione.

La libertà d’espressione e il rapporto tra antico e moderno si trovano infine sintetizzati nell’opera che attualmente ha monopolizzato il dibattito artistico internazionale, ovvero la sopracitata Reframe. Ventidue gommoni di salvataggio della marina italiana incorniciano le bifore rinascimentali della facciata del palazzo: l’allusione immediata è al tema dei migranti. I gommoni che dapprima dovevano essere neri in segno di lutto, sono stati poi scelti arancioni come simbolo di speranza e rispetto per chi ha deciso di fuggire dalla violenza per cercare la libertà. I gommoni sono dunque simbolo della realtà che stiamo vivendo, una realtà che deve essere sotto gli occhi di tutti (per questo la scelta di un palazzo nel cuore della città). Per l’artista il contrasto che risulta dalla contrapposizione tra antico e moderno, tra bifora rinascimentale e gommone di plastica, è funzionale a comunicare un messaggio umanitario di speranza, in modo tangibile e fisico, senza mediazioni quali internet o la TV, a cui solitamente siamo abituati.

vases-1Sul modo in cui l’Occidente sta affrontando la questione migranti, Ai Weiwei pensa che sicuramente stiamo vivendo una situazione confusa e incerta, fatta di conflitti tanto individuali quanto politici. Quello che non bisogna mai dimenticare è il tanto necessario, quanto utopico, senso di umanità, valore ormai raro in una società come la nostra.

Si può dire che Ai Weiwei abbia compiuto un crimine estetico installando i gommoni alle bifore, così come si può accusarlo di approfittare della situazione per incrementare la sua popolarità; polemiche a parte penso che l’arte sia espressione di un pensiero non fine a se stesso, ma volto anche (e soprattutto) a sensibilizzare l’opinione pubblica e stimolare il dibattito intellettuale.

Soprattutto in un Paese come l’Italia nel quale sono sempre più rare le prese di posizione da parte di esponenti del mondo dello spettacolo e dell’arte, ritengo che, aldilà del codice, il messaggio che questo artista ha cercato di trasmettere debba essere di sprono all’azione. D’altronde, come diceva anche Giorgio Gaber, «libertà è partecipazione».

Valentina Piuma per MIfacciodiCultura

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