“Café Society”: Woody Allen e il retrogusto amaro dell’amore

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Café Society: Woody Allen e il retrogusto amaro dell’amore

2Il 29 settembre è uscito nelle sale italiane Café Society: la vena creativa di Woody Allen non sembra essersi esaurita neanche ’50 anni dopo l’uscita del suo primo lungometraggio Che fai, rubi? del 1966. Il regista più iconico della Grande Mela ci regala anche quest’anno una nuova chicca della sua sapiente drammaturgia:  Allena ci racconta le altalene del cuore, l’incomprensibilità dell’universo femminile, la bellezza agrodolce del vivere sono le tematiche che si intrecciano vorticosamente sullo sfondo dell’America degli anni ’30.

Jesse Eisenberg veste i panni di Bobby e ci regala un’interpretazione sorprendentemente alleniana, tanto che in alcune scene del film sembra di avere di fronte la reincarnazione di Woody.

53211Originario del Bronx, Bobby si sente intrappolato nelle tensioni domestiche e nella monotonia della sua vita. L’inesorabile conflittualità dei genitori e l’amoralità del fratello gangster vengono soltanto in parte alleggerite dall’intelligenza della sorella Evelyn e di suo marito. Bobby vuole di più dalla vita, così abbandona la gioielleria del padre per catapultarsi nella frenetica Los Angeles a caccia di fortuna. Il protagonista non è solo in questa avventura, ma viene sostenuto da suo zio, un noto agente cinematografico. La sua segretaria, nonché amante, Vonnie (Kristen Stewart), guida Bobby nello sfavillante mondo hollywoodiano: inizia così un’amara storia d’amore. Bobby conquista Vonnie con la sua parlantina e l’alone di nostalgia per la sua città, ma come ogni storia alleniana che si rispetti, il destino gioca un brutto scherzo a Bob, che una volta abbandonato da Vonnie, decide di tornare a New York per gestire il locale del fratello, il Café Society. Tra jazz e vestiti scintillanti, il protagonista si imbatte nel fascino di un’altra donna (Blake Lively nei panni di Veronica). Stavolta il destino è dalla sua parte e premia le sue sofferenze con un nuovo amore che lo condurrà dritto all’altare. Ma aspettate a cantar vittoria, perché per un beffardo gioco del destino Bob incontrerà casualmente la sua Vonnie e in un attimo i ricordi ritorneranno a rubargli la serenità.

Café Society è stato presentato lo scorso maggio alla 69° edizione del Festival di Cannes, dove Woody Allen ha spiegato:

All’inizio avevo pensato di raccontare questa storia in un romanzo, ma poi ho deciso di prestare la mia voce e di raccontarlo io stesso. Come in un libro, in questo film ci si sofferma per un po’ su una scena del protagonista con la sua ragazza, un po’ su una scena con i suoi genitori, seguito da una scena con la sorella o il fratello gangster, una scena con star di Hollywood e trafficanti, e quindi sui caffè frequentati da politici, debuttanti, playboy, e uomini che tradiscono le mogli o che sparano ai mariti. Io non la considero la storia di una sola persona, ma di tutti.

caf_society-619082283-largeDifatti Woody non ci mette la faccia, ma la sua voce che come un caldo sottofondo accompagna tutta la storia. Nasce così un ritratto sfavillante ma allo stesso tempo melanconico di un’epoca in cui si intrecciano le vite di star del cinema, playboy, gangster e politici. Punto di forza del film è indubbiamente il cast stellare che vanta artisti come Jeannie Berlin, Steve Carell, Jesse Eisenberg e ancora Blake Lively, Parker Posey, Kristen Stewart. Degna di nota la splendida colonna sonora, le panoramiche sulla clientela del Café Society che tolgono il fiato e la splendida fotografia di Vittorio Storaro.

Certo, non siamo di fronte ai capolavori di Woody Allen del periodo d’oro, ma si tratta pur sempre di una piacevole commedia dove non mancano riflessioni sulla vita e battute confezionate ad hoc come solo Woody sa fare. Sicuramente meglio di To Rome with Love ma decisamente meno di Midnight in Paris.

Carolina Iapicca per MIfacciodiCultura

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