Buster Keaton: il più grande del Cinema Muto

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Buster Keaton: il più grande del Cinema Muto

Joseph Francis “Buster” Keaton (Piqua, 4 ottobre 1895 – Woodland Hills, 1º febbraio 1966) è stato definito “il comico che non ride mai” per la sua espressione impenetrabile e lo sguardo triste. Eppure erano proprio questi gli ingredienti principali della sua comicità, Keaton era l’uomo che riusciva a far ridere per la sua capacità di rimanere, anche nelle situazioni più assurde, imperturbabile.

Considerato uno dei più importanti comici del cinema muto, Buster Keaton nacque il 4 ottobre 1895 in una famiglia di attori che si esibivano in teatro in numeri comici arricchiti da complicate acrobazie. Si dice che fu Harry Houdini a soprannominare il piccolo Joseph Francis Keaton “Buster” (ruzzolone) quando da piccolissimo lo vide rotolare dalle scale. Il piccolo Joseph non si fece nulla e da quel momento si esibì con i suoi genitori provocando le ire delle organizzazioni che si appellavano alle leggi contro il lavoro dei bambini. Queste però sono solo dicerie, tanto che è Joseph stesso, in un’intervista ai Cahiers du Cinema del 1962 a far risalire il suo esordio al 1899, a tre anni.

come vinsi la guerra
Come vinsi la guerra (1926)

La sua infanzia proseguì fra spettacoli e denunce ai genitori per sfruttamento di minore, tournée in Inghilterra, in un crescendo di successo che lo portò a stabilirsi a New York nel 1917. Qui esordì nel cinema al fianco di Roscoe “Fatty” Arbuckle con un contratto di 40 dollari la settimana (per la cronaca, Fatty ne guadagnava 1000 al giorno e Charlie Chaplin 1250 alla settimana). È proprio con Fatty Arbuckle che iniziò la carriera di uno dei più grandi comici del cinema muto. Fra il 1918 ed il 1919 il duo prese parte a quindici cortometraggi.
Oggi possiamo dire che la forza dei lavori di Keaton e Fatty sta tutta nel contrasto fra l’uno e l’altro. Da una parte abbiamo l’impenetrabile ed esile Keaton, dall’altra il grasso Arbuckle. I due diventarono amici e, dopo la pausa del ’19 quando Keaton venne spedito in Francia per il servizio militare, girò con Arbuckle altri tre film in cui i veri protagonisti erano le gag. Nel 1920, resosi indipendente da Arbuckle, Keaton creò una sua compagnia di produzione, la Buster Keaton comedies, e cominciò a realizzare cortometraggi in proprio. La particolarità di questo autonome e più significativo periodo sta nel fatto che Keaton non solo interpretò i lavori ma spesso fu soggettista, sceneggiatore e regista. Il primo cortometraggio fu The High Sign, paradossalmente distribuito un anno dopo de Una settimana.
Tra il 1920 e il 1923 Buster Keaton interpretò 23 cortometraggi di cui curò anche la regia insieme a Eddie Cline (solo in due lo affiancò Mal St. Clair).

La differenza con i primi lavori diretti da Arbuckle sta in un diverso uso della comicità che nasce non solo dalla gag in sé, ma anche da un più complesso contrasto tra il protagonista e un mondo fatto di oggetti e situazioni che si rivelano ostili. I lavori diretti da Keaton hanno una trama e una loro precisa riconoscibilità. L’attore-regista mostra una maggiore padronanza tecnica. Le singole pellicole, pur molto diverse tra loro, evidenziano anche alcuni temi cari al regista e ricorrenti negli anni successivi: il rapporto fra opposti; il rapporto fra realtà e finzione; il rapporto fra il normale e l’imprevisto.
Prendiamo ad esempio Una settimana – One Week, dove Keaton si ritrova alle prese con una casa da costruire neanche fosse un mobile Ikea, una moglie e un ex fidanzato geloso che farà di tutto per complicare la vita alla coppia. Il normale (la quotidianità della coppia) è minacciata da una serie di imprevisti (primo fra tutti il personaggio che modifica le istruzioni per montare la casa). Nei suoi film il mondo reale diventa astratto (la casa montata male), surreale, tutto ciò che è sbagliato è anche giusto e viceversa. Ne Il maniscalco un’inquadratura da lontano sembra mostrarlo intento a lavorare al fuoco, mentre invece si sta cuocendo due uova al tegamino.
La caratteristica che forse è però più evidente è la struttura narrativa, i corti erano pensati come se fossero dei lungometraggi. Facendosi interprete di un cinema in cui le invenzioni comiche, spesso legate a circostanze paradossali, sono strettamente legate allo scontro dell’uomo con una società sempre più tecnologica, Keaton è a oggi uno dei più grandi attori comici della cinematografia mondiale.

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Una settimana – One Week (1920)

Altre opere degne di nota sono Senti, amore mio (1923) in cui si parodia Intolerance di David W. Griffith, Come vinsi la guerra (1926) – co-diretto con Clyde Bruckman, dove è un macchinista che alla guida della sua locomotiva, chiamata il Generale, durante la Guerra di Secessione riesce a salvare la fidanzata dai nordisti. E a proposito di treni e di inseguimenti, Come vinsi la guerra è uno dei film preferiti di Friedkin (L’esorcista, Il braccio violento della legge, Vivere e morire a L.A.) e lo cita nella sua autobiografia come esempio di buon cinema.

Se nei primi film Buster Keaton ebbe piena libertà, negli ultimi le influenze delle major si fecero sempre più forti e anche la qualità dei film inevitabilmente ne risentì. Lo stesso Keaton in seguito confessò:

Nel 1928 commisi l’errore più grande della mia vita. Mi lasciai convincere a rinunciare ai miei studios per lavorare con la Metro-Goldwyn-Mayer.

Le difficoltà con la Metro-Goldwyn-Mayer furono però solo l’inizio. Alla fine degli anni Venti, con l’avvento del cinema sonoro, Keaton entrò in crisi. Lo stile della recitazione era cambiato, Keaton non riuscì ad adattarsi al 100%. La conseguenza? Si aprì per lui un periodo difficile sia dal punto di vista artistico sia da quello personale. Costretto a recitare in cortometraggi di livello non eccelso. L’avvento del sonoro infatti implicò una trasformazione complessiva del linguaggio cinematografico che fece molte “vittime” tra le star del muto e il genere più colpito fu quello comico.

Nel 1929 Keaton girò il suo primo film sonoro: Hollywood che canta, ma l’attore sembrò essere quasi una vittima, un agnello sacrificale. Nel febbraio del ’32 venne licenziato dalla Metro-Goldwyn-Mayer, dopodiché l’oblio: il divorzio con la moglie, l’alcolismo, i ricoveri per disintossicarsi, la depressione. Il periodo dopo il ’33 fu un periodo che danneggiò la vita dell’uomo e dell’artista.
Tornò alla ribalta molti anni più tardi grazie a Charlie Chaplin, che lo volle accanto a lui, nella parte di un vecchio pianista, in Luci della ribalta (1952). Degna di nota era stata anche la sua apparizione in Viale del tramonto (1950) di Billy Wilder, nel ruolo del giocatore di poker. Nel 1959 gli venne assegnato un Oscar alla carriera.

L’ultima, intensa prova d’attore Buster Keaton la offrì in Film (1965), di Alan Schneider con la sceneggiatura di Samuel Beckett e presentato alla Mostra di Venezia. Un’opera tutt’altro che comica e apparentemente lontana dallo stile del suo cinema. Nel cortometraggio muto diretto da Alan Schneider, Keaton è inquadrato di spalle o di tre quarti, cerca di sfuggire continuamente allo sguardo di chi è intento a osservarlo e da sé stesso. Partecipò anche al film di Franco e Ciccio Due marines e un generale in cui recitò muto per tutto il tempo, e solo nel finale disse una battuta: «Grazie».

Morì poco tempo dopo, a Woodland Hills, in California, il 1° febbraio 1966.

https://youtu.be/hyLM-y3O9XY

Massimiliano Romualdi per MIfacciodiCultura

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