“Limbo”, simbologia e sinuosità: Doze Green alla Wunderkammern di Milano

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Limbo, simbologia e sinuosità: Doze Green alla Wunderkammern di Milano

img_20160928_183632Il 28 settembre è stata inaugurata la mostra personale di Doze Green alla Wunderkammern di Milano. Limbo, che proseguirà fino al 2 novembre, raccoglie 15 opere di uno dei pionieri della Street Art e membro della Rock Steady Crew, gruppo di breakdance fondato negli anni ’70 e che riuniva i migliori b-boys del Bronx.

Doze Green, nato nel 1964 a New York City, in passato aveva già a esposto a Milano, alla The Don Gallery, dove il segno era morbido e labile, la cromaticità smorzata. Limbo alla Wunderkammern, invece, presenta principalmente opere bicromatiche e monocromatiche su tela e carta, il segno è più incisivo, magnetico, linee sinuose si intersecano in una continua simbologia. Queste linee contrastano in modo netto con il colore dello sfondo, come scie di luce, esaltate dall’illuminazione coinvolgente dello spazio espositivo (la cui unica pecca sono i cartellini a parete, minuscoli).

L’arte di Doze Green, dalla strada, alla High School of Art and Design in California, alle esposizioni in gallerie di tutto il mondo dopo la prima mostra a New York nell’82, è in continua evoluzione, cammina sull’orlo delle ingiustizie e delle qualità dell’uomo.

Cos’altro è, infatti, l’artista se non un uomo di strada? È un uomo che cammina e sente tutte le pulsazioni dell’umanità, i suoi desideri e le sue paure, che difende le sue speranze e le sue battaglie, che riconosce le sue potenzialità e accoglie i suoi rituali.

Dal testo critico Dalla sera alla mattina. Il sogno autentico di Doze Green di Chiara Spenuso

img_20160928_183410La crescita umana si accompagna alla crescita stilistica, nuove riflessioni, nuovi temi via via più complessi: l’immortalità, il mondo magico, la metafisica, il mito. In mostra alla Wunderkammern il lato simbolico è preponderante, una fusione di forme permette diverse letture: ci si può fermare in superficie, apprezzare una linearità coinvolgente, dal tratto pulito, oppure avvicinarsi e scoprire dettagli impensabili in cui coesistono le radici artistiche e umane di Doze Green. Si avverte un qualcosa di tribale, di animalesco. In alcune delle opere presenti in mostra compaiono figure accovacciate che puntano il dito verso l’alto, a rafforzare una concezione mistica. Umano, animale e forme calligrafiche sinuose si fondono e danno vita a un mondo di fantasia e ad un’indagine da approfondire individualmente. Un’osservazione ravvicinata dà vita a “viaggi” mentali impensabili.

Cosa può voler dire il titolo di questa mostra? Limbo, una parola secca. In limbo nell’arte non è stato indagato a lungo e in modo così variegato quanto gli altri mondi. In questa dimensione, il limbo, che nell’immaginario comune si è fissato come un mondo che assomiglia a un vago incubo, Dante ci ficcò tutti coloro che non peccarono mai, ma che vissero prima di Cristo. «Sanza speme vivemo in disio», dice Virgilio, pallido: nel Limbo non si piange, si sospira nell’eterna incertezza.

Potrebbe essere una metafora dei nostri giorni? Oppure il limbo è la linea di contorno, questo orlo così insistente nella pittura di Doze Green, che intrappola simbologie e custodisce dei segreti?

Limbo, a cura di Giuseppe Pizzuto
Dal 28 settembre al 2 novembre 2016
Wunderkammern, via Ausonio 1, Milano

Annalisa La Porta per MIfacciodiCultura

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