“The Space In Between”: lo spazio dello spirito secondo Marina Abramović

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The Space In Between: lo spazio dello spirito secondo Marina Abramović

"The Space In Between"«Le idee venivano e mi portavano ovunque». Così, Marina Abramović spiega The Space in between. Marina Abramović and Brasil, documentario girato dalla performer nonché una delle artiste più discusse dell’arte contemporanea. È ancora lei infatti, la regina della controversia che ha da poco fatto parlare di sé in merito ad alcune dichiarazioni legate al proprio stile di vita, che hanno creato scalpore mettendo l’artista serba sotto i riflettori.

Sebbene reduce dalla polemica relativa alla sua convinzione circa l’inconciliabilità di una carriera nel mondo dell’arte con la maternità, idea che l’ha portata a compiere ben tre aborti, Marina Abramović ha continuato a portare avanti la sua ricerca artistica dedicandosi questa volta ad un viaggio, tanto reale quanto spirituale, alla scoperta di quello spazio che si trova nel mezzo, In Between, come spiega il titolo della nuova opera, tra l’abbandono di uno stato verso quello successivo, per raggiungere un nuovo equilibrio tra corpo, mente, emozione ed arte.

«Sono venuta in Brasile alla ricerca di “luoghi di forza” e le persone con un certo tipo di energia» ha spiegato l’artista. Con l’idea di indagare quel momento, quel luogo, carico di creatività in cui l’animo umano si trova nell’attesa di un cambiamento, un momento energetico che non può essere definito se non come incerta apertura al destino, la Abramović si è spinta ai confini delle regioni brasiliane, in un cammino documentato tanto nei propri diari, scritti durante il percorso, quanto dal documentario realizzato da Marco del Fiol, che sarà distribuito nelle sale da Nexo Digital ed I Wander Picture, i prossimi 3, 4 e 5 ottobre.

The Space in between. Marina Abramović and Brasil si compone di attimi raccolti durante il tragitto che hanno visto Marina Abramović confrontarsi con rituali, cerimonie, incontri con sciamani locali e personalità del luogo che le hanno permesso di realizzare un road movie dal profondo dialogo tra arte e spiritualità.

marina-abramovic-in-brazil-865x577-1Riprendendo quella che è sempre stata la caratteristica attenzione all’interiorità analizzata e vivisezionata con tagli e angolature pungenti nelle performance dell’artista, Marina Abramović ha nuovamente messo in gioco sé stessa, secondo la sua nota tecnica performativa, in un percorso tanto fisico quanto introspettivo.

L’intero percorso, fatto di fatiche fisiche, sempre fondamentali nelle azioni della serba che non si è mai tirata indietro dal mettere sotto forte stress e pressione il suo corpo, si snoda in catabasi catartiche nell’Io, perché come Marina racconta attraverso le parole di Ruda Iandè, indigeno erborista, «attraverso il corpo sento l’anima».

Così, provando la propria resistenza per agire sulla percezione di sé, sfidandosi, come già si era vista fare nelle note performance storiche che l’hanno per ore in piedi nuda accanto allo stipite di una porta subendo il passaggio degli spettatori (Imponderabilia, 1977) o i giochi di coltelli agli esordi della sua carriera (Rhythm 10, 1973), a «spingere il tuo corpo a fare cose che non potresti assolutamente mai fare normalmente», l’artista si è cimentata in riti e assunzioni di sostanze allucinogene come l’ayahuasca.

Il connubio arte e rito rimane ancora una volta il tratto distintivo dell’artista che non smentisce la propria forte e aggressiva pratica artistico-ascetica, che la vede ancora protagonista della scena dell’arte contemporanea internazionale come Grandmother of performance art.

 

Sara Cusaro per MIfacciodiCultura

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