I Grandi Classici – “Ogni maledetta Domenica”

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I Grandi Classici – Ogni maledetta Domenica

Chi vuole fare di nuovo la checca alzi la mano!

Ogni maledetta Domenica-1Le partite perse non si contano più, il campionato sta andando a rotoli. Il proprietario del club di football americano muore e gli subentra la figlia, giovane ed inesperta ma con grinta da vendere interpretata da Cameron Diaz, interessata principalmente al risvolto economico della faccenda. questa è la situazione iniziale di Ogni maledetta domenica (Any Given Sunday), film cult del 1999 firmato Oliver Stone.
Il miglior giocatore della squadra si infortuna, l’allenatore prende tempo ma contro la sfortuna non può nulla… a parte motivare al meglio i suoi ragazzi. Al Pacino interpreta magistralmente il coach Tony D’Amato che li scuote, è un uomo in mezzo a giganti eppure il suo carisma li annichilisce.

D’Amato è il tormentato allenatore della squadra dei Miami Sharks, alle prese con una guerra di spogliatoio e con la nuova proprietaria, convinta che Tony sia troppo legato alla vecchia scuola. Il quarterback infortunato (Dennis Quaid), la sua riserva (Jamie Foxx), il medico della squadra (James Woods) e la stella degli Sharks (LL Cool J) danno vita ad un film tutto sommato piacevole, che sembra prendere il volo in più occasioni ma che rimane fermo sulla pista d’atterraggio (e di gioco). Ci sono alcune sequenze in Ogni maledetta Domenica dove si riconosce lo stile di Oliver Stone, dalla scena in cui Al Pacino redarguisce la squadra a quella dove punta tutto su Jamie Foxx, dimostrandosi un regista capace di intrattenere e di farci riflettere.

Eppure in Any Given Sunday manca di qualcosa. Certo, di film sul football americano ce ne sono moltissimi (da Knute Rock All American, interpretato nientemeno che da Ronald Reagan, a Quella sporca ultima meta del grande Robert Aldrich) e raccontare qualcosa di nuovo è difficile, ma guardando Ogni maledetta Domenica ci si accorge che escluso Al Pacino, il quale interpreta un allenatore che scambia gli spogliatoi per trincee e le partite per combattimenti su campi di battaglia, viene da domandarsi quanto questa pellicola non sia semplicemente un giocattolo fatto per i fan del football (Stone e Pacino inclusi).

Pacino non ha mai negato il suo amore per questo sport: «Ho sempre amato il football» raccontava in un’intervista, «ma non mi sono mai addentrato nei complicati meccanismi di gioco, pur non avendo mai perso un Superbowl». La cosa apprezzabile all’interno di questa pellicola è il fatto che Al Pacino abbia contattato Jim Brown, stella del football americano degli anni ’50, per approfondire la sua conoscenza dello sport. Brown starà vicino a Pacino prima, durante e dopo le riprese, tanto che nel giro di qualche settimana il football non avrà più segreti per l’attore, che entrerà nel personaggio a tal punto da urlare, imprecare e sputare, scuotendo in modo acuto, potente, minaccioso i suoi giocatori incitandoli a combattere come gladiatori. Anche Jamie Foxx dà il suo massimo: durante una delle sequenze negli spogliatoi si trova a un metro di distanza dall’allenatore e si becca una serie di sputi in faccia da un Pacino urlante. Il fatto che abbia continuato a prendersi gli sputi, rappresenta una grande prova d’attore.

maxresdefault-1Aggressivo e complesso, il cinema di Oliver Stone è spiazzante, frutto probabilmente del suo essersi arruolato come volontario nella guerra del Vietnam: Stone è uno dei registi più controversi della storia d’America. Con Al Pacino si conoscevano dai tempi di Scarface, del quale Oliver Stone era lo sceneggiatore e uno dei suoi sogni era quello di dirigerlo in un suo lavoro: quando la Warner gli propose questo film sul football con Pacino, non ci pensò due volte. Il risultato è un film che entusiasma al punto giusto, esplorando con spettacolarità il mondo dello sport professionale. Alcune delle sequenze, quelle girate in campo e la celebre arringa finale, sfrecciano a zigzag come i diagrammi degli schemi di gioco visti nel film, ma non siamo, senza la benché minima ombra di dubbio, ai livelli di un Platoon o di un Assassini nati o un Wall Street.

Un film da vedere, quindi, ma da prendere con le pinze.

Massimiliano Romualdi per MIfacciodiCultura

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