«Raccontiamo storie di cui la strada ha bisogno»: Primavalle Street Art

Dal 31 agosto al 4 settembre Primavalle, periferia di Roma, si è vestita di colori nuovi: l’edizione di quest’anno del festival di street art era dedicato a Gian Maria Volontè, attore impegnato che non si accontentava di essere “una macchina” in mano al potere, ed è stata teatro di circa 40 artisti. Nomi noti in ambito nazionale e non solo: Evita Andujar, Luigi Ambrosetti, Atue, Beetroot, Bol, Sabrina Carletti, Alessandra Carloni, Violetta Carpino, Chekos, Arianna Cola, Gianluca Cresciani, Milva Di, Franco Durelli, Ex Voto, Andrea Gandini, Gli Altri, Gods in Love, Gomez, Kemh, La Rouille, Alberto Letizia, Tina Loiodice, Lus 57, Poeta del nulla, Poeta di Malagrotta, Lola Poleggi, Jacopo Mandich, Kristina Milakovic, MK, Nemo’s, Omino71, pHOBOs, Cristiano Quagliozzi, Pino Reggiani, Daniele Roncaccia, Claudia Sabellico, Michele Santini, Solo, Vist, Ze Carron, Zeoh… More TBA.

Artisti che hanno saputo rendere agli spettatori delle storie, di professori come Franco Durelli che sono stati in strada, di un cuoco che aggiungeva sempre un piatto in più. Ma non la favola del quartiere che come Cenerentola dimentica la scarpetta sulla scalinata scappando dal principe allo scoccare della mezzanotte, ma la storia della bella addormentata che dall’attesa si è svegliata.
Il festival di Primavalle è stato poi seguito da Radio Zulu, che ha intrattenuto l’anima del festival tra una birra e una patatina da sgranocchiare condividendo questo cuore.

Radio Zulu
Radio Zulu

Abbiamo intervistato alcuni degli artisti che hanno partecipato al festival per capirne meglio lo spirito.

Qual è la difficoltà più grande che hai incontrato disegnando o mostrando la tua opera?

Tina Loiodice: La difficoltà è stata solo una: l’inaspettata interferenza di un individuo che con le sue minacce, per niente velate, mi ha portata a dover modificare la mia opera per salvaguardare le altre opere e il buon andamento del Festival. Questo però avuto un suo risvolto positivo, ha dato vita ad un acceso, partecipato e costruttivo dibattito tra noi artisti, cittadini e organizzatori. Una brutta parentesi che i tanti cittadini entusiasti dei lavori e del nuovo volto del mercato hanno fatto passare in secondo piano.

Cosa hai scelto di rappresentare per il festival?

Arianna Cola: Sono stata estremamente felice ed onorata quando Luis Gomez mi ha invitato a partecipare al Festival per fare una scultura. Essendo il tema del Festival “Gian Maria Volonté”, uomo ed attore appassionato, sempre impegnato civilmente e ricordato spesso per la sua interpretazione magistrale dell’anarchico Vanzetti, ho subito distillato due elementi che volevo rappresentare: la Passione, intesa come lotta per la difesa degli ideali, e l’Anarchia, dunque un Cuore Anarchico. Il Cuore in opposizione alla Ragione. Il risultato è stato un volume dinamico, scomposto, quasi architettonico, con pieni e vuoti, in cui la presenza del color oro rafforza la preziosità dei valori e degli ideali. Ho voluto rappresentare il nucleo del nucleo, quello che in inglese si chiama “core”(gradevole coincidenza con il dialetto romano).

Che ruolo sta acquistando la street art?

Fab Del

Marco Giovanni Lo Rocco: Premesso che il termine Street Art un tempo catalogava quella forma d’arte usata come strumento di denuncia e di protesta e realizzata sempre in clandestinità e in modo illegale, ora invece la maggior parte degli interventi artistici sono autorizzati legalmente e ci sarebbe da aprire un dibattito se continuarla a chiamare Street Art.
Questi interventi eseguiti in occasione di eventi nelle nostre periferie sono un modo per sensibilizzare le persone a riappropriarsi di luoghi abbandonati all’incuria e all’indifferenza, uno stimolo ad uscire dall’isolamento a cui sono ormai abituati alcuni quartieri di Roma e di altri paesi. Un modo per creare interesse. Dietro ogni intervento c’è una storia presente o passata da raccontare. TorMarancia, Primavalle, Trullo, Labaro. La gente ha voglia di uscire dal proprio guscio, ha voglia di far conoscere i problemi che esistono nei nostri quartieri e la “Street Art” è un ottimo strumento sociale e di aggregazione.

 

Per realizzare un’opera così grande su cosa fai affidamento istinto, genio creativo o hai un segreto?

Daniele Roncaccia: Faccio affidamento sul caffè, ascolto il mio stato d’animo. La genialità è intorno a noi, come una sorta di paradiso. Spesso siamo così alienati da non vederla e spesso è proprio l’alienazione a svelarci certe verità. Poi la parola spetta agli strumenti (pennelli, colori…). Parto da uno scarabocchio, che si fa strada anche tra gli errori, lui assume la sua forma ed io assisto ad una magia.

 

Qual è la cosa che ricorderai di questo festival?

Luis Gomez de Teran: Il festival è stato un concentrato di vita, in cinque giorni sono successe un miliardo di cose. Ho voluto fortemente l’intervento di La Rouille, un artista francese e  splendida persona. La sua pittura è poetica, intensa e drammaticamente vera. Gli abbiamo riservato la facciata principale del festival, a via Pietro Bembo, una strada di case popolari che qualcuno definisce particolarmente “difficili”. Lui ci ha realizzato un’opera stupenda e i versi di una splendida poesia di Maurizio sulla maternità e la speranza accompagnan
o un ritratto intimo di una donna che sembra fermarsi un istante per guardarsi dentro. Questa riflessione ha spaventato gli abitanti della zona e alcuni attacchi all’opera sono sfociati nella maleducazione e nella mancanza di rispetto del lavoro e della fatica di tutti quelli che avevano lavorato all’opera. Sedati dalle bugie della televisione, che ci ha imposto immagini di vincitori come obiettivi di vita, uomini e donne sorridenti, compiaciuti tra lucette e colori, per farci scordare che nella vita esistono l’ombra e la fatica, ci siamo abituati a nascondere chi siamo perché non fingere è doloroso e hanno sostituito il concetto di “bello” con quello di “carino”.

 Gods in Love
Gods in Love

Fab DelUn grand Merci à Maurizio Mequio et à Luis Gomez de Teran pour cette belle aventure et leur magnifique intervention pour ce Mur réalisé à 6 mains, Mauri au texte et Luis à l’écriture et Ze Carrion pour ses conseils.

Cosa rappresenta per te Primavalle?

Tina Loiodice: Primavalle rappresenta il ricordo. Da bambina frequentavo il quartiere perché ci abitavano i miei nonni e due dei miei zii con i cugini. Ritornarci mi ha fatto affiorare quei tempi ormai lontani e felici: un dono che me l’ha resa familiare e amata.

La tua opera presente all’interno del mercato di Primavalle ti rappresenta?

Arianna Cola: Sì, il Rosso nelle sue diverse gradazioni rappresenta l’ardore e la passione che metto nella mia arte e con cui difendo i miei valori ed i miei ideali; il Nero rappresenta quella parte inconscia ed onirica che mi è molto cara, responsabile di far germogliare idee ed evoluzione personale nel buio e nel silenzio, ed infine l’Oro che rappresenta una certa “nobiltà d’animo” che credo di avere e che cerco di preservare.

Cosa è per te il “bello”?

Luis Gomez de Teran: Mi sono accorto che è difficile parlare con le persone se non dai ciò a cui sono abituati. Mi sono accorto che siamo abituati alla banalità. Mi sono accorto che siamo stati fottuti a fondo. C’è stata però tanta bellezza tra le strade del festival. Una bellezza piccola e gentile, fatta di prime opere per persone che non avevano mai dipinto su un muro, fatta di ringraziamenti, complimenti e offerte di aiuto, tanta fatica, fatta di ricordi dolorosi per chi non c’è più e di parole su progetti che ancora devono nascere. Mi ricorderò delle persone che hanno accolto Cesar e la sua opera sul muro di casa, che lo hanno aiutato e invitato per pranzare insieme. Mi ricorderò delle persone nelle case occupate che vogliono rasare un’altra parete nel loro cortile perché qualcuno la dipinga. Mi ricorderò la signora che si è fermata con la macchina per ringraziarci e ci ha regalato venti euro. Mi ricorderò i pranzi al mercato, le opere dei bambini sulle porte e sulle pietre, i cani e le opere dei grandi, belle e brutte. Mi ricorderò di aver fatto qualcosa anche senza saperla fare e alla fine di esserci riuscito. Spero che quando tra un anno dovremo decidere se fare un altro festival saranno questi i ricordi che mi aiuteranno a prendere questa decisione.

Raffaele Fiorella Alessandro Suzzi, in arte GODS IN LOVE, sporchi di colore ci tengono compagnia accanto alla scala gialla che crea un bel contrasto con il loro murales. Mi dicono con orgoglio che vengono dalla Puglia.

Cosa rappresenta il vostro dipinto?

Raffaele: La classe operaia che va in paradiso.

Alessandro: L’ascesa degli operai visti come… altri uomini.

Il mondo è anche occhio dei fotografi. Che cosa significa per te Marco, fotografare i murales?

Corpi Istituto Einaudi
Corpi Istituto Einaudi

Marco Giovanni Lo Rocco: Significa immergermi in un mondo di colori, significa dare visibilità’ agli artisti affermati o meno, significa mantenere il ricordo di un’arte per antonomasia effimera che oggi c’è e domani non più’ ma sopratutto da quando ho creato il gruppo Cacciatori di Street Art, significa condividere con più’ persone questo fenomeno.

Ti ritrovi in una strada larga e un’artista che riempie la vista di colori freddi ma fluttuanti. Cosa è per te un sogno?

Daniele Roncaccia: Il sogno è uno stato mentale reale, perché vive dentro e fuori la realtà. Per me è molto importante, vive nei fraintendimenti, in sinapsi imprevedibili, negli stati onirici e si lascia trasportare di buon gusto dalla musica, su e giù per i paesaggi dell’anima. Sognare è bello, realizzare un sogno anche solo raccontandolo è uno sforzo che vale la pena fare. E poi c’è l’anima, il motore: Maurizio Mequio. Noi siamo Muracci Nostri, siamo totalmente indipendenti, raccontiamo storie di cui la strada ha bisogno. Il Festival ha espresso opere di grande qualità, molto molto difficili, molto molto belle. C’è stata convivenza tra lettere, immagini e sculture, non si è badato ai like, ma a far riflettere. Ci siamo presi per mano e ci siamo stretti forte.

Samantha Terrasi per MIfacciodiCultura

Foto di Davide Grillo

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
By on ottobre 1st, 2016 in Articoli Recenti, Visual & Performing ARTs

RELATED ARTICLES

Leave Comments

9 − due =

Su Facebook

Su Instagram

Su Twitter