L’Aia dichiara crimine di guerra la distruzione del Patrimonio Culturale

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mali_1-1La Corte penale internazionale di L’Aia ieri si è espressa: la distruzione del Patrimonio Culturale rientra nei crimini di guerra. È con questa motivazione che Ahmad al-Faqi al-Mahdi, 40enne terrorista maliano, è stato condannato dal giudice Raul Pangalangan (che ha definito il crimine “di estrema gravità”) a 9 di carcere. Una condanna storica in quanto è la prima volta che l’annientamento del patrimonio culturale ha finalmente il giusto peso ed è considerato con la giusta gravità: questa sentenza crea un precedente grazie al quale forse un giorno si potranno processare i distruttori, tra i tanti, di Palmira, anche se per ora Siria e Iraq non rientrano nella giurisdizione di L’Aia.

Ahmad al-Faqi al-Mahdi
Ahmad al-Faqi al-Mahdi

Mahdi, ex-capo della “hisba”, la polizia morale islamica, del gruppo Ansar Dine, molto probabilmente affiliato ad al Qaeda, nel 2012 diede ordine di radere al suolo vari luoghi di culto, tra cui 9 importati mausolei nella zona di Timbuctu, e il portale della moschea Sidi Yahia risalente al XIV secolo. La città, detta la Perla del deserto, fu fondata tra l’XI e il XI dagli uomini blu, i tuareg, divenendo capitale dell’imperatore del Mali Kankou Moussa: per il suo valore storico, era stata eletta patrimonio dell’UNESCO nel 1998. Ma ad Mahadi, in qualità di applicatore della sharia, poco era importato del valore storico-culturale dei mausolei secolari: erano semplicemente contrari alla sua idea di Islam, perciò meritavano la distruzione.

La condanna iniziale richiesta dall’accusa era di 30 anni, ridotti poi a 9 dal giudice visto che l’uomo ha collaborato con la giustizia e si è dichiarato colpevole oltre che pentito:

Tutte le accuse mosse contro di me sono circostanziate e corrette. Sono sinceramente dispiaciuto e pentito per tutti i danni che le mie azioni hanno causato: chiedo perdono al popolo di Timbuctu e chiedo di giudicarmi come un figlio che ha smarrito la sua strada.

1000x563_341896-1-1Questa sentenza è un successo storico per la cultura, perché innanzi tutto questa è stata riconosciuta per il suo valore fondamentale per l’umanità, seppur in ritardo: quanti altri criminali sono rimasti impuniti nonostante gli efferati crimini contro un patrimonio culturale evidentemente scomodo? Uccidere un essere umano è gravissimo, ma lo è anche uccidere il pensiero e la storia.

Ma chi davvero può essere più soddisfatto di tutti della condanna di Mahdi è Abdel Kader Haidara, il bibliotecario che con l’aiuto dei colleghi, nel 2012 riuscì a salvare 350mila volumi dalla biblioteca di Timbuctu, condannata alla fiamme, sfidando la polizia islamica. Un vero eroe che ha salvaguardato la conoscenza e il sapere dal pensiero ottuso di chi rifiuta una visione sfaccettata e ampia del mondo. Ora la zona è in fase di ricostruzione e l’operazione è coordinata da El-Boukhari Ben Essayouti, anch’egli fiducioso che questa condanna sia un segnale per il futuro.

131740229-9bb113fb-c635-417c-b615-d51cd522b885-1Dall’Italia, ha ovviamente espresso soddisfazione il ministro Franceschini, promotore della creazione dei Caschi Blu della cultura e ora anche della prima task force Unesco Unite4heritage.

La condanna di Ahmad al-Faqi al-Mahdi è dunque un momento storico non solo perché sono stati puniti dei crimini riconosciuti come tali, ma anche perché, soprattutto, è stato lanciato un messaggio: la cultura è più forte di tutto, certo, ma nonostante la su capacità di “ricostruisti” dalle macerie, la sua distruzione è una ferita per l’umanità, che non è più disposta a sopportare barbarie nei confronti dell’eredità umana.

Carlotta Tosoni per MIfacciodiCultura

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