Christopher Nolan alle prese con il suo prima dramma bellico: “Dunkirk”

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Christopher Nolan alle prese con il suo prima dramma bellico: Dunkirk

christopher-nolan-1Un piccolo visionario prodigio cresce. Impugna la super8 di suo padre a soli 7 anni e  inizia a girare i primi filmati. L’esordio risale al 1998 con il lungometraggio Following, realizzato in 16mm. Il film racconta la bizzarra storia di uno scrittore che in cerca di ispirazione è solito pedinare la gente comune e la cui vita viene scombussolata dall’incontro con un ladro. Nel 2000, permettetemi il gioco di parole, è il momento di Memento film dal montaggio accattivante. La storia non procede in ordine temporale ma alterna l’ultima scena alla prima, la penultima alla seconda e così via fino ad arrivare all’episodio centrale in cui si dischiude tutto l’intreccio del film. La ratio della tecnica è quella di replicare nell’animo dello spettatore lo stesso senso di spaesamento del protagonista che è affetto da perdita della memoria a breve termine. Il terzo film è un remake dell’omonimo film di Erik Skjoldbjærg Insomnia (2002). Ma il successo del regista esplode con l’acclamatissima trilogia di Batman. Ormai avrete capito di chi sto parlando. Christopher Nolan. Il visionario.

Prima di girare il secondo episodio della saga Nolan dirige anche The Prestige, incantevole storia di due prestigiatori che si sfidano a colpi di inganni, trucchi di magia e illusione. Nel 2010 i riflettori sono puntati su Inception. Visionario, avvincente, penetrante. Il regista esplora i meandri del subconscio umano, esplora il mondo onirico, si addentra nei misteriosi e reconditi pensieri dell’uomo. La sublime interpretazione di Leonardo DiCaprio allieta il viaggio del telespettatore. E dulcis in fundo l’immenso Interstellar, pellicola fantascientifica in cui il vincitore dell’Oscar 2014 Matthew McConaughey interpreta Cooper, ex pilota della NASA inviato alla ricerca di un pianeta abitabile per salvare la razza umana che vive ormai su un pianeta terra devastato e condannato ad un’inesorabile fine. Effetti speciali a profusione, teorie scientifiche sui buchi neri e lo spazio-tempo fanno della pellicola una pietra miliare del genere.

DunkirkDal mese di giugno Nolan è impegnato con le riprese di Dunkirk, lungometraggio sull’evacuazione di Dunkerque. Ebbene sì, avete capito bene: dopo gli enigmi di Inception e Memento, i buchi neri di Interstellar e le avventure dell’uomo pipistrello vedremo Nolan cimentarsi in un genere del tutto nuovo, ovvero il suo primo dramma bellico. Nel cast ritroviamo una sua cara conoscenza, Tom Hardy, che aveva vestito i panni del  possente Bane (Il cavaliere oscuro: il ritorno) e del falsario Eames (Inception). Proprio quest’anno Hardy era stato candidato all’Oscar come migliore attore non protagonista per l’interpretazione nel pluripremiato The Revenant, ma la statuetta gli è stata strappata dal più convincente Mark Rylance (Il ponte delle spie) che, ironia della sorte, lo affiancherà in Dunkirk. Il film ha fatto anche parlare di sé per la scelta, secondo alcuni critici azzardata, di Harry Styles nel cast. Una notizia che ha fatto gridare di stupore il mondo del cinema e di gioia le milioni fan del cantante della band (One Direction). Sono proprio curiosa di vedere se Harry riuscirà a convincere gli spettatori (e non mi riferisco solo ai teenager che già lo amano incondizionatamente)

Anche se molti avranno già sentito parlare dell’Operazione Dynamo, perché non spolverarsi un po’ la memoria? Il sipario si apre di fronte ad uno spettacolo sconcertante: centinaia di migliaia di truppe britanniche e alleate sono strette dalle forze nemiche. Intrappolati sulla spiaggia, gli Alleati sembrano spacciati mentre i tedeschi stringono l’assedio. L’operazione di salvataggio che ne seguì fu denominata Operazione Dynamo perché pianificata dall’ammiraglio Bertram Home Ramsey e discussa con il presidente Churchill nella Dynamo Room, una stanza illuminata dall’elettricità fornita da una dinamo. L’impresa fu talmente eccezionale e memorabile da essere entrata di diritto nella lingua inglese con l’espressione “Dunkirk spirit“, che denota uno spirito tenace. Il piano di evacuazione difatti riuscì a portare in salvo una grossa parte del contingente britannico e oltre 100.000 soldati francesi. Per questo nel suo discorso alla Camera dei Comuni, passato alla storia come «We shall fight on the beaches», Winston Churchill definì l’operazione di evacuazione delle truppe come un miracolo di liberazione.

Ora non resta che aspettare luglio 2017 per vedere se Nolan riuscirà a pervadere anche una storia già scritta con la sua genialità e a farne l’ennesimo miracolo cinematografico.

Carolina Iapicca per MIfacciodiCultura

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