“Orlando Furioso 500 anni”: nella mente di Ariosto tra donne, cavalier, l’arme, gli amori

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Orlando Furioso 500 anni: nella mente di Ariosto tra donne, cavalier, l’arme, gli amori

Mantegna - Minerva che scaccia i Vizi dal giardino delle Virtù (1497 - 1502)
Mantegna – Minerva che scaccia i Vizi dal giardino delle Virtù (1497 – 1502)

L’Orlando Furioso, il poema cavalleresco che racconta le glorie e i miti di un passato lontano in chiave moderna, testo fulcro della letteratura, festeggia quest’anno il suo quinto centenario: per tale ricorrenza, Palazzo dei Diamanti di Ferrara ha deciso di dedicare all’opera e al suo straordinario autore, Ludovico Ariosto (Reggio nell’Emilia, 8 settembre 1474 – Ferrara, 6 luglio 1533), la mostra Orlando Furioso 500 anni.

L’esposizione, inaugurata giusto qualche giorno fa, si protrarrà fino al 8 gennaio 2017 e si pone come obiettivo la volontà di approfondire il poema ariostesco analizzando i suoi temi principali e realizzando un excursus storico-artistico che permetta al visitatore di entrare nel mondo cavalleresco e nella mente dello scrittore stesso, cercando di rispondere infine ad una semplice ma allo stesso tempo complessa domanda: cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi?

Il filo rosso della mostra è quindi l’Orlando, che conduce la visita in un mondo a volte distante dalla narrazione ariostesca e a tratti più vicino, in un intreccio tematico che accomuna tutti i poemi cavallereschi e che nulla aggiunge né toglie alla straordinaria vicende del poema ferrarese. Più che un approfondimento sul poema, Orlando Furioso 500 anni è una cornice artistico-storica dell’epoca di Ariosto, il contesto sociale in cui viveva, le sue letture, le fonti di ispirazione che potrebbero aver indirizzato la sua fantasia.

Sala 3 - La sala dell'intreccio  - primo piano dell'armatura  da giostra e da battaglia
Sala 3 – La sala dell’intreccio – primo piano dell’armatura da giostra e da battaglia

La battaglia, il mondo di corte, il coraggio e la bellezza, la magia e il mito, Ariosto nel suo poema inserì le influenze più diverse e particolari ispirandosi tanto al mondo epico quanto alle leggende germaniche e le opere moderne che sicuramente vide durante la sua frequentazione di corte. Un articolato intreccio di temi, personaggi e vicende riportato nelle sale da antiche armi da battaglia e da giostra troppo lontane perché Ariosto potesse vederle ed interpretazioni artistiche classiche e rinascimentali che probabilmente Ariosto vide e che forse lo influenzarono guidandolo nella scrittura.

Il percorso procede raccontando la corte ferrarese e mantovana che lo scrittore frequentò, mostrando alcuni importanti dipinti commissionati dalla casata Estense e andati persi nel corso della storia, ora divisi tra i più grandi musei europei e che ritornano per la prima volta dopo secoli nella loro città dove essi sono stati concepiti. Due i piccoli trionfi: Minerva che scaccia i vizi dal giardino delle virtù di Mantegna, fiore all’occhiello del camerino di Isabella d’Este Gonzaga, e il Baccanale degli Andrii di Tiziano, gemma del camerino di Alfonso d’Este, due opere opposte, virtù e vizi che contraddistinguono due personaggi influenti della casata, l’integerrima Isabella e il lascivo Alfonso.

Ciò che spicca più di tutti è la fortuna che trovò subito il poema sin dalla sua prima edizione nel 1516, presente in mostra, gli elogi che i contemporanei di Ariosto gli scrissero e l’influenza che il testo ebbe sia sugli artisti che i letterati che realizzarono opere ispirandosi a lui come la Melissa di Dosso Dossi o il Don Chisciotte di Cervantes.

La sala 9 - 1516 Orlando in Campo - Nello sfondo la luna_il globo dell'obelisco del vaticano
La sala 9 – 1516 Orlando in Campo – Nello sfondo la luna_il globo dell’obelisco del vaticano

Due sole le sale legate in tutto e per tutto al poema: una è la sala dell’intreccio, che mostra una straordinaria trovata da parte degli allestitori, i quali hanno realizzato uno schema-murales della vicenda del Furioso e gli altri personaggi del poema che si incontrano, scontrano, separano e rincontrano in un groviglio di vicende che toccano la magia e che si concludono con la raffigurazione di un moderno arabesco di canti. La seconda sala invece, racconta il passo che più è rimasto nell’immaginario collettivo dei lettori del poema, il viaggio di Astolfo in sella all’Ippogrifo sulla luna. Il pavimento diventa di metallo, il materiale di cui è fatta la luna secondo Ariosto, e immersi nell’oscurità dell’ambientazione, si scorge la luna, un globo metallico che ricorda le «palle dorate poste nella sommità degli edifizi» come disse Leonardo. Una palla appunto, il globo dell’obelisco vaticano che si narra possa contenere le ceneri di Cesare.

Un dialogo tra sculture, testi e opere d’arte vicine e lontane, che raccolgono il mondo reale ed immaginario di Ariosto. Non sappiamo se Ariosto vedesse davvero cavalieri, bellissime dame, draghi e streghe quando chiudeva gli occhi, ma ci piace pensarlo, dopo tutto, a chi non piace sognare un mondo incantato appena si chiudono gli occhi?

Per maggiori informazioni: Orlando Furioso 500 anni –  www.palazzodeidiamanti.it

Sara Govoni per MIfacciodiCultura

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