In mostra al Quirinale quel Guttuso sacro dall’animo inquieto

0 621

In mostra al Quirinale quel Guttuso sacro dall’animo inquieto

Mano del Crocifisso (1965)
Mano del Crocifisso (1965)

È il 18 gennaio del 1987 quando Aldo Renato Guttuso (Bagheria, 1911) muore a Palazzo del Grillo di Roma a causa di un tumore ai polmoni, circondato da politici – primo fra tutti Andreotti – e cardinali. Lì in punto di morte qualcuno giura – il Monsignor Angelini – di aver assistito ad una “conversione” religiosa del pittore. Molto si è discusso sull’argomento tra chi ricordava Renato Guttuso fortemente ateo e comunista, chi lo considerava da sempre inquieto, alla continua ricerca di una spiritualità e chi era convinto, come il Monsignor Valenziano, che il pittore siciliano “credeva di non credere“.

La mostra Guttuso. Inquietudine di un realismo presso il Quirinale sembra, ancora una volta, far luce sulla ricerca religiosa del pittore esponendo tutte le opere a tema sacro. Inquietudine e realismo, caratteristiche peculiari del suo linguaggio artistico. Nelle maestose sale della Galleria Alessandro VII al Palazzo del Quirinale, affrescate da Pietro da Cortona maestro del barocco romano, fino al 9 ottobre, è possibile immergersi in una sorta di viaggio nella Bibbia interpretata da Guttuso. Con circa trenta opere, dai primi esordi fino agli ultimi anni di vita, dai capolavori agli studi preparatori, l’artista ritrae momenti salienti dell’Antico e Nuovo Testamento.

cena_in_emmaus_19811-1
Cena di Emmaus (1981)

Nei suoi disegni, dal tratto rapido e dinamico, immagina l’Esodo degli Arabi e la Fuga in Egitto ambientati in un paesaggio arido e povero, dove regna la natura selvaggia e brulla. I colori così naturali irradiano il calore che l’artista voleva trasmettere attraverso le opere, scuotendo l’umanità con la sua pittura sociale. Osservandoli oggi sembrano un forte richiamo al problema contemporaneo dell’immigrazione.

Guttuso si concentra sui particolari, mostrandoceli crudi e prepotenti, dal forte impatto visivo. È il caso della Mano del Crocifisso (1965) in cui la forza delle pennellate esprime tutto il dolore fisico del dramma della morte di Cristo, focalizzandosi su un elemento umano come la mano ferita dal chiodo. Mano che ritorna anche nel Legno della croce in cui si intrecciano realismo e simbolismo: le mani in preghiera, probabilmente quelle della Maddalena, un manto rosso, al centro del dipinto il legno spezzato che viene a formare una croce.

Guttuso, dall’animo inquieto e curioso, si interroga sul significato dei simboli cristiani. La sua indagine, infatti, esamina la croce e il pane.

Il Pane (1980) un’opera apparentemente lontana dal tema sacro, se estrapolata dal contesto, in quanto ritrae una serie di pagnotte di un forno siciliano. Ma osservando bene ci colpisce subito la posizione di precario equilibrio in cui si trovano le pale, queste  sembrano assumere la forma di una croce. Il simbolo cristiano per eccellenza è il dettaglio principale con cui Guttuso descrive anche la Cena di Emmaus, realizzata l’anno successivo. Nel dipinto compare solo la mano di Cristo benedicente e il pane al centro del dipinto, su una tovaglia bianca, pura e candida. Il ripetersi degli stessi elementi non appare come una coincidenza ma come dettagli realistici su cui Guttuso intende soffermarsi, per esplorare ed indagare i riti cristiani attraverso la sua arte.

Crocifissione (1940)
Crocifissione (1940)

Infine capolavoro e punto focale della mostra è la Crocifissione (1940). Un quadro che destò scandalo e fece parlare molto. Un dipinto dal forte impatto espressivo, per le forme, i colori, i soggetti che l’artista ha utilizzato: una Maddalena nuda, uno scorcio prospettico insolito, un colore innaturale per l’elemento sacro.

Li dipinsi nudi per sottrarli a una collocazione temporale: questa, mi veniva da dire, è una tragedia di oggi, il giusto perseguitato è cosa che soprattutto oggi ci riguarda.

Una mostra questa che vuole evidenziare l’animo in continua ricerca di Renato Guttuso che, se proprio non divenne cristiano, negli ultimi anni della sua vita cominciò a guardare ogni cosa con occhi diversi. Alcune opere esposte, come il Colosseo o Spes contra Spem, fortemente allegoriche dimostrano come l’ultima fase della pittura dell’artista fosse malinconica, carica di mistero e molto riflessiva.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.